L'Ucraina al centro dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite

L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite (Foto: Ap)

L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite (Foto: Ap)

Gli sforzi di Mosca per porre fine al conflitto e avviare un processo di pace verranno discussi a New York. All’ordine del giorno, anche la situazione in Medio Oriente

Dalla crisi ucraina alla situazione in Medio Oriente. Si svolgerà a New York la 69a Sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. A presiedere la seduta sarà il ministro degli Esteri ugandese Sam Kutesa, che promuoverà innanzitutto il tema di uno sviluppo sostenibile dopo il 2015.

La Russia, la cui delegazione, durante la cosiddetta settimana ministeriale - dal 24 settembre al 1° ottobre - sarà guidata dal capo del Ministero degli Esteri Sergei Lavrov, individua come obiettivo principale della comunità internazionale la concentrazione degli sforzi a sostegno della pace e della sicurezza e della regolamentazione dei conflitti. Secondo Mosca tale obiettivo si potrà conseguire solo attraverso uno sforzo congiunto: l’era del mondo unipolare appare ormai finita.

Com’è stato comunicato dal Ministero degli Esteri della Federazione Russa a Rbth, la Russia continuerà come in passato a concentrare i propri sforzi per formulare un’agenda positiva per l’Onu. Si tratta di promuovere una serie di iniziative tradizionali, tra cui la prevenzione della militarizzazione dello spazio e la sicurezza informatica internazionale.

La Russia si opporrà strenuamente a ogni tentativo di revisione degli esiti della Seconda guerra mondiale e di apologia del nazismo. Questo tema assume particolare rilievo alla vigilia del 70ennale della vittoria sulla Germania nazista.

La Russia assumerà in tal senso delle iniziative concrete insieme a tutti i suoi sostenitori e ai suoi partner dei paesi della Csi, dei Brics e del Cst (Trattato di sicurezza collettiva). In particolare, con i suoi alleati del Cst solleverà le questioni riguardanti il disarmo e la sicurezza.

La crisi ucraina

Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha già tenuto la sua 23esima seduta, dedicata ai problemi legati alla crisi ucraina. L’ultima iniziativa russa ha riguardato non soltanto gli aspetti umanitari e la fornitura di aiuti umanitari, ma, in generale, la necessità dell’avvio di un processo di regolamentazione politica in Ucraina. Purtroppo, i partner occidentali non hanno sostenuto quest’idea e hanno cercato di boicottare il progetto russo frapponendo delle situazioni che sono state fattore di ostacolo. L’appello della Russia a finalizzare gli sforzi della comunità internazionale verso l’obiettivo della cessazione della carneficina in atto e dell’avvio di un dialogo politico tra le parti non hanno trovato una risposta adeguata.  

Tuttavia, il piano in sette punti presentato per la regolamentazione della situazione in Ucraina dal presidente Vladimir Putin è stato diffuso dall’Onu come documento ufficiale. Un altro esempio dell’impegno russo all’Onu nella ricerca di una de-escalation del conflitto.

La situazione in Medio Oriente

A settembre la presidenza del Consiglio di Sicurezza spetta agli Stati Uniti e il presidente Barack Obama, durante la “settimana ministeriale”, ha intenzione di indire una seduta ad alto livello del Consiglio per valutare la minaccia costituita dai combattenti stranieri reclutati nelle file dell’Isis. Gli Stati Uniti hanno già diffuso tra i membri del Consiglio di Sicurezza un progetto di risoluzione in cui si chiede che gli stati membri dell’Onu adottino delle misure che impediscano ai cittadini stranieri di andare a infoltire le file dei combattenti dell’organizzazione jihadista. Per conseguire tale obiettivo è necessario introdurre la piena responsabilità penale. La Russia appoggia l’idea della risoluzione proposta dagli Usa. Ma alla seduta non potrà fare a meno di ricordare che al divampare della crisi siriana aveva messo in guardia dal rischio di favorire gli estremisti. “Allora i nostri partner occidentali sembravano preoccupati da un unico scopo: rovesciare il regime di Assad, utilizzando a questo fine anche canali di aiuto agli estremisti che lottavano e continuano a lottare contro il governo siriano. Ma ora si sono resi conto che il problema si sta ribaltando. Lo “Stato islamico” e gli estremisti radicali  costituiscono ormai una minaccia per tutta la regione”, ha sottolineato il vice ministro degli Esteri russo, Gennady Gatilov, che coordina la partecipazione russa all’Onu e in altre organizzazioni internazionali.

A detta degli esperti, l’impegno degli Stati Uniti per costituire una coalizione internazionale non soltanto testimonia della complessità della situazione che si è venuta creando in Medio Oriente, ma indica la loro non volontà di avviare una campagna militare contro l’Isis da soli. Tanto più che l’esito di questa operazione non sarebbe affatto scontato.

“Washington ha bisogno di una legittimità internazionale”, ha detto in un colloquio con Rbth il direttore del Centro di studi socio-politici Vladimir Evseev. “Di fatto gli americani combattono non per l’Iraq, ma per il Kurdistan iracheno. A giudicare dai luoghi scelti per i bombardamenti aerei, l’obiettivo che più gli preme è che i curdi non siano colpiti. Gli americani si pongono quindi il problema dell’esistenza di un progetto per la creazione di un Kurdistan indipendente de iure. Ma se tale possibilità esiste in linea di principio, provocherà dei problemi non solo per l’Iran, ma anche per la Turchia, e in prospettiva persino per l’Azerbaigian. Non è un caso che Ankara rifiuti di far parte della coalizione. Da questo punto di vista per gli Stati Uniti appare importante che qualunque siano gli sviluppi della situazione in Medio Oriente non vengano attribuiti univocamente alla politica americana”. 

A sua volta, il presidente francese François Hollande ha espresso l’intenzione di organizzare un incontro ad alto livello per valutare la questione della limitazione dell’utilizzo del diritto di veto all’interno del Consiglio di Sicurezza. A suo avviso, i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza devono riunciare a questo diritto nei casi di violazioni di massa dei diritti umani, di genocidi, ecc. Sicuramente la Russia si esprimerà anche su questo tema controverso. Nel complesso, i lavori della 69esima seduta dell’Assemblea generale dell’Onu si preannunciano quanto mai carichi di tensione. L’essenziale è che i suoi esiti siano sostanziali.

Tutti i diritti riservati da Rossiyskaya Gazeta