Ucraina, gli effetti delle nuove sanzioni

Le nuove restrizioni da parte dell’Occidente nei confronti della Russia riguardano le compagnie petrolifere statali russe, le grandi banche, le aziende dell'industria militare (Foto: Reuters)

Le nuove restrizioni da parte dell’Occidente nei confronti della Russia riguardano le compagnie petrolifere statali russe, le grandi banche, le aziende dell'industria militare (Foto: Reuters)

L'Unione Europea non ha introdotto limitazioni radicalmente nuove. Le restrizioni riguardano anche banche e l'industria militare

L'Unione Europea il 12 settembre ha varato un nuovo pacchetto di sanzioni nei confronti della Russia, il quarto in ordine di tempo. Il documento è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione Europea. Anche gli Stati Uniti si preparano a introdurre misure analoghe. Le nuove restrizioni riguardano le compagnie petrolifere statali russe, le grandi banche, le aziende dell'industria militare; è stata inoltre ampliata la lista delle persone fisiche colpite dalle sanzioni. In sostanza, però, il nuovo pacchetto inasprisce dei divieti già introdotti in precedenza. Le borse russe hanno reagito con un lieve calo. Gli investitori rimangono in sospeso, in attesa delle contromosse della Russia.  

Le ricadute delle nuove sanzioni

Il nuovo pacchetto di sanzioni allarga e rafforza leggermente l'azione dei divieti già in vigore. Ad esempio, è stato ulteriormente limitato l'accesso al credito per le grandi banche russe a partecipazione statale, come Sberbank, VTB, Gazprombank, VEB (Vnesheconombank) e Rosselkhozbank. In precedenza, la validità dei prestiti era stata ridotta a novanta giorni (le relative sanzioni erano state approvate dagli USA e dall'Unione Europea alla fine di luglio); ora il periodo è stato ridotto a trenta giorni. Gli esperti osservano che questa misura non produrrà effetti sensibili. "Le banche hanno tenuto conto degli effetti negativi della limitazione dell'accesso ai mercati di capitale già in seguito all'introduzione delle prime sanzioni; pertanto, i nuovi divieti non cambiano la situazione in modo sostanziale. Inoltre, il credito a breve termine sui mercati occidentali non è una pratica assai diffusa tra le banche russe", osserva l'analista di "Investcafé" Mikhail Kuzmin.  

L'effetto negativo non sarà critico, concorda anche Kira Jukhtenko, capo analista della società di mediazione FBS. "Gli istituti finanziari occidentali già a luglio, dopo la prima 'salva' di sanzioni, avevano cercato di ridurre al minimo la cooperazione con le banche russe, abbassando i plafond per le operazioni. Attualmente le banche statali non lamentano una carenza di capitale in rubli, e per soddisfare la richiesta di dollari continuano a rafforzare la loro presenza sulle piazze finanziarie asiatiche", spiega l'esperto.

L'accesso al capitale straniero è stato ristretto anche per le compagnie petrolifere statali i cui introiti superano i mille miliardi di rubli (26,7 miliardi di dollari): è il caso di Rosneft, Transneft, e Gazpromneft. Oltre all'aspetto finanziario, le conseguenze negative riguarderanno lo scambio di tecnologie e di servizi nel settore petrolifero. Inoltre, l'Unione Europea ha introdotto delle restrizioni alla cooperazione con la Federazione Russa per lo sfruttamento dei giacimenti di petrolio di difficile estrazione. Transneft e Gazpromneft risentiranno in misura minore di queste sanzioni. "Queste compagnie non hanno ingenti debiti nei confronti delle banche occidentali, e non hanno progetti giganteschi che necessitino dell'erogazione di un credito a lungo termine con l'impiego di capitali stranieri", commenta la situazione ai microfoni di "Kommersant FM" Mikhail Krutikhin, partner della società di consulenza RusEnergy. Secondo l'esperto, le conseguenze più gravi saranno a carico della compagnia Rosneft, che ha in corso un enorme programma di investimenti e dei progetti volti a esplorare ed estrarre petrolio e gas dalla piattaforma continentale, soprattutto nella regione artica. Eppure, anche in questo caso le ricadute negative non si vedrebbero subito. "Non bisogna aspettarsi un effetto negativo immediato di queste limitazioni", afferma l'analista di "Investcafé" Grigorij Birg. "Questi divieti sono rilevanti in prospettiva: vale a dire che ha più importanza quanto dureranno queste sanzioni", spiega l'esperto.  

 
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Sono state estese anche le sanzioni verso il comparto industriale militare russo. È stato introdotto il divieto per le aziende europee di fornire prodotti di duplice impiego a nove imprese russe, tra cui il gruppo Kalashnikov e la Tulskij Oruzhejnyj Zavod, che produce missili anticarro telecomandati e armi da fuoco. Nella lista delle aziende sono stati inclusi il gruppo scientifico-industriale Tekhnologii Mashinostroenija (Tekhmash), che produce munizioni; il gruppo industriale militare Almaz-Antej, che compariva già nella lista delle sanzioni individuali dell'Unione Europea; l'unione scientifico-industriale Bazalt, che produce munizioni, e la Corporazione scientifico-industriale Uralvagonzavod, che produce mezzi e attrezzature militari, macchine per la costruzione di strade, e vagoni ferroviari.  

Gli investitori aspettano la risposta della Russia

Va osservato che l'Unione Europea ha rimandato fino all'ultimo l'introduzione delle sanzioni. Il pacchetto di misure era stato concordato già il 5 settembre, ma la fase conclusiva, nel tentativo di raggiungere un accordo tra i paesi membri dell'Unione Europea, è andata per le lunghe. "Alcuni paesi chiedono che si conceda loro ancora del tempo", ha ammesso la responsabile della politica estera dell'Unione Federica Mogherini. I mass media europei, citando fonti diplomatiche, hanno reso noto che contrarie all'introduzione delle sanzioni si sono dichiarate Italia, Austria, Finlandia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria. Uno degli argomenti citati è che non bisogna turbare questo fragile equilibrio né provocare Mosca, finché resta in vigore l'armistizio nel Donbass proclamato lo scorso 5 settembre.

  

Il rinvio di quasi una settimana ha dato modo agli investitori russi di prepararsi. L'11 settembre, quando è stata diffusa la notizia ufficiosa dell'intenzione dell'Unione Europea di introdurre le sanzioni, gli indici delle borse russe hanno subito un calo compreso tra 1 e 3 punti percentuali. Gli analisti la considerano una reazione moderatamente negativa. Nella giornata del 12 settembre i mercati non hanno fatto registrare cali sostanziali. Gli analisti di "Investcafé" osservano che avranno maggiori ripercussioni sul mercato le azioni di risposta della Russia. Già il 7 agosto il premier Dmitri Medvedev aveva annunciato la potenziale disponibilità a introdurre delle misure di protezione del settore automobilistico, dell'industria aeronautica e di quella navale. Il consigliere economico del presidente russo, Andrei Belousov, l'11 settembre ha dichiarato all'agenzia RIA Novosti che la Russia potrebbe limitare le importazioni di automobili e di alcuni prodotti dell'industria manifatturiera, in particolare di alcuni capi di abbigliamento.   

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