L'invito di Putin a India e Pakistan

Vladimir Putin con il Primo Ministro indiano, Narendra Modi (Foto: Mikhail Klimentyev / RIA Novosti)

Vladimir Putin con il Primo Ministro indiano, Narendra Modi (Foto: Mikhail Klimentyev / RIA Novosti)

L'ampliamento dell'Organizzazione per la Cooperazione è stato rimandato al prossimo anno

Durante lo scorso summit dell'11-12 settembre a Dushanbe, i capi degli stati membri dell'Organizzazione per la Cooperazione (SCO, di cui fanno parte Russia, Cina, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan) hanno firmato i documenti che consentiranno già dal prossimo vertice, che avrà luogo nel 2015 ad Ufa (Russia), di accogliere nuovi partecipanti. Il riferimento è in particolare ad India e Pakistan. Ci si aspettava un summit storico a Dushanbe. Una lunga fila di famosi politologi aveva previsto l'entrata nell'Organizzazione di nuovi paesi membri. Questo ampliamento è stato però rimandato: in primo piano, ancora una volta, la situazione ucraina.

I membri della SCO hanno di fatto sostenuto la posizione russa e sono intervenuti a favore del proseguimento delle trattative, come si evidenzia nella dichiarazione SCO. Il sestetto di Shanghai ha salutato l'accordo stipulato a Minsk sul cessate il fuoco e si è espresso a favore della realizzazione del piano di pace del presidente della Federazione Russa. Come ha raccontato ai media russi l'assistente del presidente russo Jurij Ushakov, l'estensione dell'alleanza è al giorno d'oggi prematura, a causa delle discrepanze fra India e Cina, India e Pakistan, nonché per via delle sanzioni imposte all'Iran. Tutti questi sono fattori che potrebbero indebolire l'alleanzaDella volontà di accogliere nuovi membri non si è comunque dimenticato e la Russia, che ha ereditato dal Tagikistan la presidenza alla SCO, conta di veder delinearsi chiaramente il processo di ampliamento dell'Organizzazione nel corso del prossimo anno, così ha dichiarato il presidente russo Vladimir Putin.

L'assistente del presidente, Yuri Ushakov ha inoltre sottolineato che la situazione favorevole a questo passo potrebbe maturare appunto nell'anno di presidenza della Russia. In occasione del summit 2015 ad Ufa, potrebbero ottenere lo status di membri a tutti gli effetti l'India e il Pakistan, evento che rappresenterebbe il più importante raggiungimento di questo periodo, come ritiene Ushakov. In Tagikistan, come ha spiegato lui, i presidenti hanno definito “il memorandum tipo sugli obblighi da rispettare al fine di essere promossi paesi membri”, nonché “la procedura per la concessione di tale status”.

 

Fra le altre priorità della presidenza russa, secondo le parole di Putin, vi è il rafforzamento del ruolo della SCO nella garanzia della sicurezza della regione, il lancio di grossi progetti economici multilaterali, il consolidamento di rapporti culturali e umanitari, l'elaborazione di approcci comuni rispetto agli attuali problemi regionali e globali. In previsione del prossimo summit, verrà preparata la strategia di sviluppo della SCO fino al 2025, comunica il presidente russo. 

Gli esperti valutano gli esiti del summit in modi diversi 

L'esperto per l'Asia Centrale e il Medio Oriente, Aleksandr Knjazev, commentando il summit dell'Organizzazione per la Cooperazione, ha detto a RBTH che in tutta la sua storia la SCO non ha mostrato grandi dinamiche di sviluppo. “La difficile composizione dei partecipanti, dove la Cina domina economicamente, la Russia esercita un alto livello d'influenza politica, l'Uzbekistan e il Kazakistan dispongono di sufficiente autonomia mentre il Kirghizistan e il Tagikistan agiscono in base al tempo impedisce di prendere decisioni efficaci. Poiché le risoluzioni vengono adottate in base al consenso, di anno in anno rimangono irrisolte questioni come quella dell'ampliamento dello status di membro ad altri paesi. Al summit di Dushanbe sono stati rinnovati i documenti concernenti l'ammissione di nuovi partecipanti, e tuttavia l'Iran, che è il più pronto fra gli aspiranti membri, per via di sanzioni non abolite, ancora una volta non rientra nelle fila. Le dichiarazioni sulla possibilità di accoglienza al summit ad Ufa di India e Pakistan risultano discutibili. L'India nella sua politica estera si avvicina di anno in anno agli Stati Uniti e al blocco occidentale, mentre il Pakistan si sta trasformando in arena di confronto fra l'influenza americana e quella cinese”, ha detto Knjazev a RBTH

Un intrigo curioso potrebbe invece accadere con la Mongolia: le visite del presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin e del presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping ad Ulan Bator, nonché l'incontro trilaterale al margine del summit con la questione della costruzione del gasdotto russo-cinese attraverso il territorio mongolo avevano certamente un maggior numero di aspetti più comuni al vettore di sviluppo strategico di questo paese.

Curioso è anche l'incontro del presidente dell'Uzbekistan, Islam Karimov con il collega iraniano Hassan Rouhani; considerando la stagnazione delle relazioni bilaterali, i contatti fra le due parti sono ultimamente aumentati. Tenendo conto che alla vigilia del vertice Rouhani è stato accolto ad Astana da Nursultan Nazarbaev, vale la pena di credere che i due paesi principali della regione asiatica centrale, il Kazakistan e l'Uzbekistan, abbiano intenzione di sfruttare a proprio vantaggio la tregua delle sanzioni nei confronti dell'Iran.

Il politologo russo Aleksej Martynov nell'intervista a RBTH ha sottolineato che: “è importante che il summit pianificato si sia svolto, dimostrando così l'esistenza e l'efficacia dell'Organizzazione per la Cooperazione come gruppo”. Secondo la sua opinione, uno dei temi più influenti del summit di Dushanbe è stato quello della de-dollarizzazione dell'economia dei paesi membri dell'alleanza. “Con un sostegno attivo da parte di Russia e Cina, ciò sarebbe affatto reale. Senza dubbio questo farebbe irritare gli Stati Uniti, come pure del resto l'esistenza stessa di questo vertice”, -ha detto Martynov. A suo avviso, un altro significativo momento del summit è stata la valutazione unanime della situazione in Ucraina: la Russia non si è ritrovata sola sulla linea di contrapposizione all'Occidente.

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