Kiev promette di estendere l'autonomia al Donbass

Alla riunione del Consiglio dei Ministri dell'Ucraina, il presidente Poroshenko ha dichiarato di essere disposto a riconoscere maggiori autonomie alle regioni dell’est (Foto: Reuters)

Alla riunione del Consiglio dei Ministri dell'Ucraina, il presidente Poroshenko ha dichiarato di essere disposto a riconoscere maggiori autonomie alle regioni dell’est (Foto: Reuters)

Il capo ucraino Poroshenko ha discusso con il Presidente russo Putin il mantenimento del cessate il fuoco. Le opinioni degli esperti sull'efficacia degli accordi di Minsk però sono discordanti

Nella parte orientale dell'Ucraina, nell'ambito del processo di pace iniziato a Minsk, continua a vigere il regime di cessate il fuoco. Il presidente dell'Ucraina, Petro Poroshenko ha dichiarato, il 10 settembre, in occasione della riunione allargata del Consiglio dei Ministri, di essere pronto a concedere uno status speciale alla regione del Donbass, all'interno dello stato ucraino. La legittimità delle trattative pacifiche accende però molte discussioni fra gli esperti russi e ucraini.

I rispettivi presidenti della Russia e dell'Ucraina si sono accordati, durante la conversazione telefonica avvenuta l'8 settembre, sul mantenimento del cessate il fuoco nelle regioni orientali. Sono riprese pertanto le consegne di aiuti umanitari alla popolazione delle zone coinvolte mentre hanno abbandonato il territorio i gruppi armati illegali. Al Cremlino sottolineano che il dialogo fra i due capi di stato continuerà.

Alla riunione del Consiglio dei Ministri dell'Ucraina, il presidente Poroshenko ha dichiarato di essere disposto, nella cornice del processo di pace inaugurato a Minsk, a riconoscere maggiori autonomie alle regioni dell'est. Ciò dicendo, ha aggiunto che all'incontro di Minsk non si è discusso dell'indipendenza degli oblasti di Donetsk e di Lugansk.

Nel frattempo, Kiev si prepara ad un riarmo delle forze antiterroristiche, mentre i rappresentanti dei miliziani sostengono che a Donetsk e a Mariupol' sono in corso sparatorie.

La durata del processo di pace scatena molteplici discussioni fra gli esperti. L'unica opinione condivisa è quella della necessità del proseguimento delle trattative fra i presidenti russo e ucraino.

Timofej Bordachev, direttore del Centro ricerche europee ed internazionali NIU-VSHE, è convinto che il processo di pace nell'Ucraina dell'est durerà a lungo: “Da che è stato raggiunto l'accordo, le autorità ucraine si sono date al palese ricatto degli oblasti di Donetsk e Lugansk. La dichiarazione di Kiev sulla costruzione di un muro e la creazione di aree di riserva lungo il confine russo ne sono una conferma. Le azioni intraprese dai poteri di Kiev sono ciniche e presentano i colloqui tra Poroshenko e Putin come dimostrazione del fatto che la Russia sia parte in conflitto”.

Vadim Karaseev, politologo ucraino, direttore dell'Istituto delle strategie globali a Kiev, ritiene che il principale successo del processo di pace nelle regioni orientali sia stata l'interruzione delle operazioni militari massicce.

“Putin e Poroshenko sono i partecipanti principali e gli attori del processo di negoziazione. Qual è il nome dell'attuale piano di pace? “Il piano di Putin”. Qual era quello del processo di regolazione? “Piano Poroshenko”. Con questo è detto tutto! Non sono stati Leonid Kuchma con i rappresentanti delle repubbliche popolari di Donetsk (DNR) e Lugansk (LNR), Igor' Plotnickij e Aleksandr Zacharchenko a determinare il risultato dei negoziati di Minsk. La tregua durerà, finché farà comodo ai leader dei due paesi”, dice Vadim Karasev a RBTH.

Andrei Sushencov, politologo, partner responsabile dell'agenzia “Vneshnjaja Politika” (Politica Estera): “La partecipazione di partner stranieri diminuirebbe il grado di affidabilità e il livello degli accordi sarebbe inferiore. I primi passi del processo di pace hanno un carattere per lo più tecnico. Non vi è tolleranza alcuna per il futuro status politico di Donetsk e Lugansk. Al momento, Poroshenko può ancora permettersi di non dare una risposta precisa a questa domanda. Per ora è contento del fatto che i miliziani non abbiano ampliato il loro controllo sui territori e che la sfortunata, sotto tutti i punti di vista, campagna militare di Kiev non si è conclusa con gli esiti catastrofici che avrebbe invece potuto dare. Nel corso di un anno o due, il presidente cercherà di trovare lingua comune con le regioni dell'est facendo in modo con questo di mantenere il carattere unitario dello stato ucraino. Che le repubbliche di Donetsk e Lugansk possano partecipare alle elezioni parlamentari non viene neppure preso in considerazione. E forse, vi è anche il desiderio che le elezioni in quei territori non avvengano affatto. Ciò consentirebbe di rimandare la soluzione della questione riguardante lo status politico”. 

Yuri Fedorov, politologo, membro del centro PIR, ritiene che “Kiev necessita di una tregua per il consolidamento del potere, lo svolgimento delle elezioni, ma soprattutto, il riarmo dell'esercito. Putin e il suo seguito infatti potrebbero teoricamente occupare tutto il Donbass aprendo un corridoio fino alla Crimea. Il compito dell'OSCE è quello di dare una sorta di rispettabilità agli accordi che verranno raggiunti, se verranno raggiunti, tra Putin e Poroshenko. La pace in Ucraina ci sarà solo quando e qualora Kiev deciderà di rinunciare alle regioni separatiste del Donbass, concedendo loro l'indipendenza e liberandosi così nel contempo dall'onere della ricostruzione delle infrastrutture e del rilancio dell'economia. Al momento, continua a perdurare una situazione che non è né di pace nè di guerra”.

Nel frattempo, il Parlamento ucraino è intenzionato, nell'ambito degli accordi raggiunti, a prendere in esame nel corso della prossima settimana il disegno di legge riguardante lo status degli oblasti di Donetsk e Lugansk. Ciononostante, garanzie che una legge venga approvata non ve ne sono.

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