Sanzioni, aumenta l'indice di popolarità di Putin

Foto: Reuters

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L’Occidente continua a prendere provvedimenti ai danni della Federazione. Ma queste mosse non fanno altro che aumentare il gradimento dei russi nei confronti del loro Presidente. Gli esperti: “Questo atteggiamento unisce il popolo e fortifica le posizioni del leader del nostro paese”

Washington prepara un nuovo pacchetto di sanzioni contro Mosca. Ma tutto ciò non fa che aumentare la popolarità di Putin. Come sostengono gli esperti russi, i provvedimenti finalizzati a punire Mosca per la sua politica aggressiva e ridurre la fiducia in Vladimir Vladimirovich, in realtà contribuiscono soltanto alla distruzione delle relazioni economiche tra Russia ed Unione Europea.

Georgy Ostapkovich, direttore del centro di indagini sulla congiuntura economico politica presso la Scuola Superiore di Economia di Mosca

L’Europa, essendo in una posizione più subordinata alla Russia, vorrebbe “smorzare” le sanzioni contro Mosca: i paesi della UE hanno paura che nuove restrizioni economiche nel settore del gas e del petrolio possano portare all’interruzioni nella fornitura di idrocarburi.

Lo stesso non si può dire riguardo agli Stati Uniti. Washington di fatto non dipende dall’export della produzione russa e la politica della Casa Bianca è fondata solo su aspetti geopolitici. Gli americani battono la lingua sui denti più dolenti dell’economia russa. Si tratta in primo luogo del petrolio e del gas e successivamente di limitazioni ai flussi finanziari, volti a limitare la capacità creditizia della Russia in Occidente. Inoltre, certamente, vi saranno limitazioni alla fornitura di materie prime per la produzione industriale, dato che la produzione per la difesa ed il settore civile nelle maggiori imprese si basa al 60% su materiale importato.

Si può sperare che le sanzioni vengano abolite qualora la crisi ucraina venga regolata, come ha dichiarato Angela Merkel, tuttavia nutro forti dubbi sul fatto che oggi la crisi politica del dopo Maidan possa concludersi favorevolmente. Occorrono ancora uno o due serie di trattative, affinché questo conflitto venga “congelato”, in quanto le due parti hanno già iniziato a violare le condizioni dell’accordo di pace.

Aleksey Skopin, rettore della cattedra di Economia Regionale e Geografia Economia presso la Scuola Superiore di Economia di Mosca

Il comportamento di Washington senza dubbio riduce le possibilità economiche della Russia e dell’Unione Europea. Da qui, in linea di principio, se ne deduce che l’economia americana ne uscirebbe vincitrice. In questo modo per l’America si viene a creare un nuovo mercato di vendita delle proprie armi in Europa e Ucraina. Conseguentemente si creano nuovi posti di lavoro e crescono i ritmi di crescita economica di Washington. Le sanzioni contro la Russia riducono il mercato di vendita delle armi russe, nonché il mercato per la vendita di titoli di credito russi, uccidendo subito i proverbiali “due piccioni con una fava”.

Parallelamente si evidenzia una solida logica di estromissione della Russia dal mercato del gas europeo, al fine di sviluppare la tecnologia di estrazione del gas da scisto in Ucraina, a cui la Casa Bianca è interessata. La Russia difficilmente ci starà a perdere una tale mercato, e questo porterà a un inasprimento delle contraddizioni. Tuttavia, nei prossimi 3-5 anni appare impossibile iniziare ad estrarre gas in Ucraina con quantitativi in grado di sostituire Mosca nel mercato degli idrocarburi dell’Unione Europea. Nel Vecchio Continente ci sono paesi e compagnie interessate alla diversificazione delle forniture di gas.

La prima serie di sanzioni russe ha mostrato il suo effetto controproducente tanto per la Russia, quanto per l’Unione Europea. In particolare è stata pronosticata una crescita dei prezzi nell’ordine del 15% sulla produzione agricola, però i prezzi di alcuni prodotti sono già cresciuti del 40%, il che è completamente inaccettabile.

Del resto, anche nell’Unione Europea si è avuta una seria perdita nel settore agricolo, ed è emerso che se in Russia a farne le spese sono i consumatori, in Europa la peggio tocca ai produttori. Quindi, prima di introdurre nuove sanzioni occorre valutare con estrema attenzione le conseguenze. Bisognerebbe creare una commissione integrata per la risoluzione di tutte le questione agricole, perché la seconda e la terza ondata di sanzioni provocheranno un danno critico alle nostre economie. La limitazione al transito attraverso il territorio della Russia sarebbe una catastrofe per Aeroflot.

Aleksandr Sagomonyan, dottore in scienze storiche e docente dell’Università Statale di Mosca “Lomonosov”

Nella storia ci sono già stati esempi di situazioni in cui il mondo ha preferito allo spargimento di sangue la lingua della pressione economica: ad esempio le sanzioni contro la Spagna franchista, alle quali, in parte, fu legata anche l’Unione Sovietica. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, in tutto il mondo si levò una potente ondata antinazista. Tuttavia i maggiori organizzatori della più grande tragedia della storia dell’umanità all’epoca erano già morti e tutto l’odio si concentrò contro il dittatore spagnolo, il generale Francisco Franco. Sebbene Madrid non avesse formalmente partecipato alla Seconda Guerra Mondiale e Franco, in buona sostanza, non fosse un fervente nazista, il suo regime si ritrovò al potere grazie all’aiuto di Hitler e Mussolini.

L’Unione Sovietica, insieme ad altre potenze mondiali, richiese l’abbattimento del regime franchista e tanto nella schiera del Generale, quanto in tutta la Spagna, ben presto si capì che il dittatore non doveva stare al potere. Le élite si piegarono e conversero sulla decisione di rovesciare il dittatore e ripristinare la monarchia di Giovanni di Borbona. Nel 1946 l’ONU varò le sanzioni contro la Spagna franchista, che provocarono molti danni nel paese.

È significativo un fatto: appena le leve economiche furono tirate contro Madrid, in tutta la Spagna si alzò un’ondata di protesta e persino gli oppositori di Franco videro in questa situazione una lesione della sovranità nazionale. In questo modo, le sanzioni rinforzarono il regime franchista ed il dittatore rimase al potere per altri quarant’anni.

Non voglio paragonare la situazione della Spagna di Franco con quella della Russia di oggi, però è indubbio che vedendo gli umori di USA ed Unione Europea, il nostro popolo si unisca. I russi non vanno strozzati: questo non fa altro che rinforzare le posizioni delle élite dominanti nel paese e la crescita del tasso di fiducia in Putin è direttamente connesso alle sanzioni. Il popolo vede che Vladimir Vladimirovich si oppone alla pressione dell’Occidente, quindi lo sostiene come un leader forte. Precedentemente, quando l’Occidente sorrideva e parlava di cooperazione appariva più pericoloso. Con la Russia non si può sferrare un attacco frontale: questo unisce il popolo e fortifica le posizioni del leader del nostro paese.

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