L'Ucraina, il gas e la politica energetica

Igor Strelkov, uno dei leader dei ribelli di Donetsk (Foto: Reuters)

Igor Strelkov, uno dei leader dei ribelli di Donetsk (Foto: Reuters)

Diminuiscono i volumi di gas russo in transito per l’Ucraina e destinati ai consumatori europei. Secondo alcuni quotidiani della Federazione, parte delle forniture potrebbe essere rimasta nei depositi ucraini

Il quotidiano Moskovskij komsomolets scrive che con l'inizio dell'autunno, l'Ucraina ha ripreso ad appropriarsi del gas di transito destinato ai consumatori europei. Come ha dichiarato la compagnia petrolifera polacca PGNiG, all'inizio della stagione, i volumi di gas russo in arrivo dall'Ucraina sono drasticamente diminuiti: l'8 settembre sono calati del 20%, il 9 dello stesso mese, del 24%, il 10, del 45%. Insieme a Varsavia, del calo delle forniture russe si è lamentata anche l'Ucraina. Come ha dichiarato il presidente del consiglio di amministrazione di “Ukrtransgas” Igor' Prokopiv, l'11 settembre i polacchi hanno richiesto 11 milioni di metri cubi di gas, ma dalla Russia ne sono pervenuti solo 7 milioni. “Quattro milioni in meno, questo è l'avanzo che la Polonia, prometteva di reindirizzare all'Ucraina”, protesta Igor' Pokopiv. Secondo una delle versioni, “Gazprom” ha iniziato a limitare le consegne allo scopo di impedire rivendite di gas russo all'Ucraina. Esiste però anche un'altra lettura. Varsavia riconosce che la caduta dei volumi di esportazione è stata registrata proprio al confine tra Polonia e Ucraina. Come ha detto una fonte di “MK” molto vicina a “Gazprom”, sulla base di questo è possibile trarre la conclusione che parte del gas sia rimasta nei depositi ucraini, e che Kiev sia nuovamente ricorsa al furto di carburante destinato ai paesi europei.

Analizzando la politica energetica della Russia, la rivista Expert esprime l'ipotesi che in questo modo “Gazprom” (che collabora strettamente con le autorità statali) abbia voluto far capire all'Ucraina che nel caso in cui decidesse di non andare al compromesso, avrebbe poco da contare di fatto sull'aiuto dei vicini europei. E che in simile situazione, non vi sarebbe nulla di buono.

“La titubanza sulle forniture di gas russo all'Ucraina mettono in pericolo la sicurezza energetica dei paesi dell'Europa sud-orientale”, -fa ricordare nell'intervista a Expert il direttore generale del Fondo Nazionale per la sicurezza energetica, Konstantin Simonov. Nel caso in cui Mosca e Kiev non si accordino sulle consegne, sarà molto probabile che d'inverno l'Ucraina sarà costretta ad interrompere il transito. L'analista di “Uraslib Capital”, Aleksej Kokin ritiene che prima o poi tale politica arriverà a colpire anche “Gazprom”: “Nel lungo periodo simile atteggiamento fungerà da pretesto per l'ottimizzazione del sistema europeo di trasporto del gas, cosa che priverà “Gazprom” della possibilità di limitare l'import ucraino”.

La Rossijskaja gazeta segnala l'intenzione delle autorità dell'autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk (DNR) di rinunciare all'uso della grivna come moneta.

“La grivna appartiene al passato”, cita l'edizione, le parole del presidente del parlamento della DNR Boris Litvinov. Rossijskaja gazeta riporta tale dichiarazione come dimostrazione palese degli approcci assolutamente opposti in merito al futuro delle repubbliche non riconosciute, nonché per concentrare l'attenzione sul fatto che il corso della grivna non fa che precipitare. Secondo le parole di Litvinov, le autorità della repubblica di Donetsk stanno valutando fra le varianti, quella dell'adozione del rublo o della costituzione di una propria valuta. L'una e l'altra opzione richiedono lunghi periodi, per il momento, come considerano gli esperti, circoleranno tanto la grivna quanto il rublo russo.

Nel frattempo a Mosca si è svolto il briefing di Igor Strelkov (Girkin), uno dei leader dei ribelli di Donetsk ed ex-ministro della difesa della DNR che ha lasciato improvvisamente il suo incarico alla fine di agosto per motivi non chiariti. Gazeta.ru espone brevemente le tesi dell'intervento di Strelkov: egli non considera la possibilità di un proprio ritorno a Donetsk e nella leadership dei ribelli; dell'abbattimento del Boeing malese accusa gli ucraini; militari russi - secondo la sua opinione - non ce ne sono in territorio ucraino, mentre la pace raggiunta la settimana scorsa a Minsk è assolutamente sfavorevole per i miliziani, dal momento che permette a Kiev di raggruppare gli eserciti e passare all'attacco. Strelkov si è soffermato a parte nel suo discorso sulla politica interna della Russia: egli sostiene la politica di Vladimir Putin e ritiene che in Russia stia agendo una “quinta colonna” il cui fine è quello di far implodere lo stato e contro la quale pertanto bisogna combattere. Su richiesta di Gazeta.ru, il discorso di Strelkov è stato commentato dal politologo Konstantin Kalachev. Kalachev è convinto che il più noto comandante delle repubbliche autoproclamate non diventerà figura politica in Russia: “Finché lui e gente come lui continueranno a riconoscere in Putin il loro capo, non faranno che fungere da ingranaggi di un'enorme macchina. Ingranaggi, per altro, intercambiabili”

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