Ucraina, il piano di Putin per risolvere la crisi

Il Presidente russo Vladimir Putin e il suo piano per dare una svolta alla crisi (Foto: Itar Tass)

Il Presidente russo Vladimir Putin e il suo piano per dare una svolta alla crisi (Foto: Itar Tass)

Sette punti. Proposti dal numero uno del Cremlino per fermare lo spargimento di sangue. Quanto lontana è la risoluzione pacifica del conflitto?

Putin ha esortato ad “interrompere le massicce operazioni offensive da parte delle forze armate e a bloccare la formazione di nuovi gruppi di miliziani nel sud-est dell'Ucraina, a Doneck e Lugansk”.

La seconda imprescindibile condizione del piano regolatorio di pace del Presidente prevede “il ritiro in zone lontane delle unità armate ucraine, al fine di escludere la possibilità di colpi d'artiglieria o di altri attacchi sui centri abitati”. 

 
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Il capo dello stato russo invita caldamente ad “assicurare l'attuazione completa e obiettiva del piano di controllo nazionale per il rispetto delle condizioni di cessate il fuoco e il monitoraggio dello status così stabilito nelle zone di sicurezza”. Per la regolazione della situazione in Ucraina è indispensabile inoltre “escludere il ricorso all'aviazione militare contro i civili e i centri abitati nella zona del conflitto”.

Come ha evidenziato il Presidente, è necessario “attuare uno scambio di prigionieri secondo la formula “tutti per tutti” senza alcun tipo di precondizione nonché aprire corridoi umanitari per lo spostamento dei profughi e le consegne di carichi umanitari nell'est dell'Ucraina”. 

Putin ha inoltre esortato ufficialmente Kiev ad inviare nel sud-est squadre per la ricostruzione degli edifici sociali distrutti e per il ripristino dell'infrastruttura indispensabile. 

“Le disposizioni finali (per la regolazione della situazione), io credo, potranno essere raggiunte fra le autorità di Kiev e del sud-est dell'Ucraina nel corso della prevista riunione del gruppo di contatto del 5 settembre di quest'anno”, ha dichiarato.

L'inizio della fine

“Nel piano di Putin manca la cosa più importante, e precisamente le condizioni per le quali le due parti troveranno l'accordo. A parte questo, a me sembra che trattative di questo genere possano essere condotte tra Kiev e i miliziani, oppure tra Mosca e Washington, in qualità di parti che hanno offerto il loro sostegno politico a fronti opposti”, ha detto a RBTH il professore dell'Accademia delle scienze militari, ricercatore capo del Centro “PIR”, Vadim Kozjulin.

Come ha fatto notare lui, Putin ha rivolto l'attenzione agli elementi più pressanti, più prossimi agli argomenti che devono essere trattati nel breve tempo. “Nonostante tutto, le posizioni del Presidente possono essere considerate il punto di partenza di risoluzione della crisi. Si tratta di una proposta politica molto seria, nonché dell'opportunità per le attuali autorità di Kiev di uscire dignitosamente dalla situazione che loro stessi hanno creato”, ha aggiunto Kozjulin.

L'esperto ha aggiunto che questa è la possibilità reale di strappare il conflitto da una spirale che potrebbe estendersi al di fuori dei confini con l'Ucraina.

“In seguito al fatto che la milizia popolare di Novorossija sta conducendo ora forti azioni offensive dirette alla liberazione dei villaggi, delle città e dei territori, mentre gli eserciti di Kiev stanno subendo sconfitte, si è venuta ora a creare la situazione favorevole per l'interruzione delle operazioni armate e il rinnovo del dialogo politico”, ha detto a RBTH il Presidente del Centro internazionale di analisi geopolitica, Leonid Ivashov. 

Come ha sottolineato lui, i rappresentanti delle repubbliche autoproclamate hanno mutato la loro retorica e chiedono ora un alto status di autonomia in cambio del riconoscimento dell'indipendenza da parte di Kiev.

“La volontà adesso, in presenza di un alto status di autonomia, di restare parte dell'Ucraina sarà uno dei primi seri passi di Novorossija. Non posso però dire che il progresso verrà raggiunto in fretta. Kiev avanzerà ancora un proprio piano, un ultimatum in sostanza, ma questo riguarda già il prossimo processo politico. Ora serve assicurare la sopravvivenza della popolazione nelle attuali condizioni e fermare le uccisioni”, afferma l'esperto. 

Ivashov ha inoltre evidenziato che la Russia occupa il ruolo di una terza parte nel conflitto e che essa non svolge affatto quel compito di regolazione delle controversie interne ucraine che le accollano invece i media. “Ad accordarsi devono essere esclusivamente due parti: Novorossija e Kiev. Bisogna anche rendersi conto che Poroshenko non controlla ancora il paese per intero: lui ne può controllare solo i singoli processi. Ci sono forze che vorrebbero il proseguimento del conflitto. Al momento sono in corso ingenti consegne di vecchie macchine militari sovietiche da parte degli ex-paesi del Patto di Varsavia, ci sono tentativi di ripristinare l'esercito. E non appena a Kiev avvertiranno la propria superiorità militare, io penso che i combattimenti riprenderanno”, afferma l'analista.  

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