Ucraina, quella crisi destinata a non finire

Andreiy Purgin, rappresentante dell'autoproclamata repubblica di Donetsk ai colloqui di Minsk (Foto: AP)

Andreiy Purgin, rappresentante dell'autoproclamata repubblica di Donetsk ai colloqui di Minsk (Foto: AP)

I colloqui di Minsk e i rapporti con la Nato. Gli ultimi aggiornamenti dalla stampa russa

Il 1° settembre Minsk ha ospitato una nuova riunione del gruppo di contatto incaricato di risolvere, attraverso dei negoziati, la crisi in Ucraina. Ai negoziati hanno partecipato i rappresentanti della Russia, dell’Ucraina e delle Repubbliche popolari autoproclamate di Donetsk e Lugansk (DNR e LNR). Rossiyskaya Gazetascrive che, al centro dei negoziati, ci sarebbe stata la questione dello scambio di prigionieri tra l'Ucraina e le Repubbliche non riconosciute. Si è discusso inoltre delle condizioni necessarie al raggiungimento del cessate il fuoco.

Rossiyskaya Gazeta fa notare che i rappresentanti delle repubbliche di Donetsk e Lugansk si sono dimostrati disponibili a garantire l'unità politica, economica e culturale dell'Ucraina a patto che Kiev si impegni a rispettare una serie di condizioni. Le condizioni includerebbero: il riconoscimento dello status territoriale delle repubbliche, il riconoscimento dello status speciale per la lingua russa all'interno del loro territorio, l’amnistia per le milizie e il diritto delle autorità delle repubbliche alle nomine dei pubblici ministeri e dei giudici. Rossyskaya Gazeta cita le parole del Vice Premier della Repubblica Popolare di Donetsk Andrei Purgin (rappresentante della Repubblica ai colloqui) secondo il quale “ci siamo scambiati alcuni documenti, la parte ucraina ha evidenziato il proprio punto di vista, noi il nostro”.

 
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Il Kommersant nel suo articolo relativo ai colloqui di Minsk, cita le parole di Dmitry Trenin (direttore del Carnegie Moscow Center). Secondo quanto dichiarato da quest’ultimo, il piano delle milizie, essenzialmente, non differirebbe dalle posizioni espresse dalle autorità russe già dalla primavera. Trenin ha chiarito infatti che: "Per Mosca è di fondamentale importanza che i territori orientali abbiano uno status che permetta loro di mettere il veto a decisioni prese da Kiev relative alla politica estera. Si tratterebbe innanzitutto dell’adesione dell’Ucraina alla NATO e dell'acquisizione dello status di alleato principale degli Stati Uniti tra i paesi di fuori della NATO. Tale status permetterebbe all’Ucraina di posizionare le truppe americane sul proprio territorio". Un altro punto chiave per Mosca consiste nel mantenimento dei legami economici con l'est dell'Ucraina. Il terzo punto prevede la protezione della lingua russa". Il giornale ha inoltre scritto che una fonte diplomatica russa avrebbe precedentemente chiarito che ogni tentativo di modificare lo status di non allineamento dell'Ucraina verrà combattuto con la forza.

Allo stesso tempo Gazeta.ru fa sapere che le informazioni relative ai colloqui di Minsk sarebbero controverse. Nonostante quanto detto alla stampa in merito all'accordo sulla gestione della Novorossiya che prevedrebbe il mantenimento delle repubbliche DNR e LNR in Ucraina, Andrei Purgin avrebbe detto in un'intervista che i capi delle repubbliche non riconosciute non vogliono seguire questa direzione: "Non si tratta di autonomia, della formazione di una federazione o confederazione con l’Ucraina. Vogliamo diventare parte del mondo russo e non ci sentiamo parte dell'Ucraina dopo la morte per mano ucraina di migliaia di civili innocenti e la distruzione delle infrastrutture". Commentando lo stesso scenario, secondo cui la Novorossiya rivendicherebbe lo statuto speciale all'interno dell'Ucraina, il quotidiano osserva come in Ucraina si realizzerebbe uno “scenario bosniaco” in cui formalmente si conserva uno stato unico, ma in realtà il diritto delle regioni autonome è così ampio che si può parlare di autonomia nazionale”. In base alle informazioni trasmesse dai mass media russi, la redazione osserva che i negoziati si svolgono sullo sfondo della disfatta dell'esercito ucraino: la grande città di Mariupol è circondata, le milizie fedeli a Kiev sono state rimosse dagli aeroporti militari di Donetsk e Lugansk e un gran numero di soldati ucraini è stato circondato nel territorio della regione di Donetsk. La leadership dell'Ucraina, nelle persone del Presidente Petro Poroshenko e del primo ministro Arseniy Yatsenyuk, ha espresso la necessità che vengano fatte delle sostituzioni tra le fila dei comandanti delle forze dell'ordine.

Secondo il giornale Vzglyad, la Repubblica popolare di Donetsk avrebbe deciso di sfruttare il lavoro dei soldati ucraini prigionieri per la ricostruzione delle case, delle fabbriche e delle strade distrutte dalla guerra. In tutto nelle mani della Repubblica Popolare di Donetsk ci sarebbero più di 700 militari ucraini. Commentando la situazione, nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano Vzglyad il vice direttore dell’Istituto dei paesi CSI, Vladimir Zharikhin ammetterebbe la possibilità che venga sfruttata la forza lavoro dei prigionieri ucraini, tuttavia, non crede che tale pratica sarebbe fatta su larga scala. Il coinvolgimento di soldati ucraini nella ricostruzione delle città distrutte dal fuoco dell'artiglieria ucraina, secondo Zharikhin, sarebbe soltanto "un’efficace mossa di propaganda, niente più di quello”.

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