Prove di dialogo a Minsk tra Putin e Poroshenko

I leader di Russia e Ucraina, Vladimir Putin e Petr Poroshenko, si sono incontrati a Minsk per il summit sull’Unione Doganale (Foto: Reuters)

I leader di Russia e Ucraina, Vladimir Putin e Petr Poroshenko, si sono incontrati a Minsk per il summit sull’Unione Doganale (Foto: Reuters)

Non si è arrivati a nessun accordo decisivo. Tuttavia non sfuma la speranza di trovare una soluzione al conflitto ucraino. I commenti di alcuni esperti sull'incontro tra i leader dei due paesi

La stretta di mano tra Putin e Poroshenko ha fatto il giro del mondo. I leader di Russia e Ucraina si sono incontrati a Minsk per un vertice i cui risultati, secondo alcuni esperti, non sono stati all’altezza delle aspettative. Rimane infatti ancora aperta la questione sulle relazioni economiche tra Unione doganale, Ucraina e UE. Nonostante ciò, Mosca e Kiev hanno fatto dei passi in avanti per quanto riguarda la questione dell’interazione tra le agenzie di frontiera, che contribuirebbero a ridurre le tensione tra i due paesi. Rbth ha raccolto i commenti di alcuni autorevoli esperti.

 
Tutte le opinioni
sulla questione ucraina

July Nisnevitch, professore del dipartimento di scienze politiche applicate del NIU VSHE (Università Nazionale di ricerc, Istituto superiore di Economia).

Le grandi aspettative intorno all'incontro tra Putin e Poroshenko si sono rivelate un’illusione. È chiaro che la riunione tra i due capi di Stato non porterà ad alcun progresso reale nelle relazioni tra i due paesi, così come non farà ottenere alcun risultato sostanziale. L’unica sfumatura emersa riguarda le posizioni della Russia, la quale considera l'adesione dell'Ucraina all'Unione Europea una questione esclusivamente economica.

Non sono stati fatti dei progressi neanche in merito alla soluzione della crisi politica in Ucraina. Durante le trattative si è parlato della costituzione di un gruppo di contatto tra le agenzie di confine della Federazione Russa e dell’Ucraina. Questo, naturalmente, è un tentativo di trovare un terreno comune, ma non è un accordo che può risolvere le tensioni tra i due paesi. Solitamente un negoziato è un’occasione per appianare le divergenze e trovare punti sui quali è possibile raggiungere un compromesso ma, secondo il mio parere, non è il caso di questi negoziati. Prima di tutto, si sarebbe dovuta trattare la questione dello scambio di prigionieri: sappiamo già che esiste una versione secondo cui sarebbe stato pattuito lo scambio di tutti i prigionieri. Questa è un’opzione possibile.

Viktor Murakhovsky, esperto militare, capo redattore della rivista "Arsenal"

A seguito dei colloqui svoltisi a Minsk, Russia e Ucraina hanno deciso di avviare delle consultazioni tra le agenzie di frontiera e gli Stati maggiori dei due paesi per la risoluzione del conflitto nelle regioni orientali dell'Ucraina. Tuttavia, al momento, è abbastanza difficile dire cosa succederà. Finora l'Ucraina, non avendo prove dirette che dimostrino l'intervento russo, ha unilateralmente rilasciato delle dichiarazioni secondo le quali Mosca fornirebbe armi alle milizie del sud-est.

Se ne deduce che la Russia sia una delle parti del conflitto: in Occidente questo è in linea generale accettato, un certo numero di esperti lo ritiene vero. Tuttavia, in base a quanto, ancora una volta, dichiarato da Putin ai giornalisti, in occasione dell'incontro a Minsk, Mosca non fornirebbe armi alle milizie. La Russia non partecipa al conflitto in Ucraina. In particolare, ha dichiarato il Presidente, noi non siamo nella posizione di imporre condizioni allo svolgimento dei colloqui di pace. Si tratta di un affare interno che riguarda Kiev e le autorità delle Repubbliche Popolari. Possiamo solo contribuire all’inizio del processo di pace.

Inoltre, a seguito delle trattative, è stato concordato lo svolgimento di consultazioni incentrate sulle questioni energetiche e riunioni di esperti relative all'impatto economico che avrebbe la costituzione di una zona di libero scambio tra l'Ucraina e l'Unione europea.

Yakov Mirkin, capo del dipartimento del mercato di capitale internazionale dell’IMEMO RAN (Istituto di Economia mondiale e relazioni internazionali dell’Accademia Russa delle Scienze) per l’edizione russa di Expert-Online

L’incontro tra i componenti dell'Unione doganale e l'Ucraina, tenutosi in seguito alla firma dell'ultimo accordo di associazione con l'Unione Europea, era nell’aria da tempo. È ovvio che, prima o poi, sarà necessario trovare un accordo su questo tema. Rimaniamo comunque paesi vicini, legati storicamente ed economicamente. L’Ucraina rimane per noi ancora un paese di transito e quindi è necessario che vengano stabiliti dei meccanismi che garantiscano il rispetto dei reciproci interessi economici.

Sì, c’è il rischio che in Russia confluiscano molte merci dall'Europa ma, ad essere obiettivi, siamo in grado di superare questo rischio. Ad esempio come fa la Svizzera a difendersi dalle conseguenze dell’accordo firmato nel luglio 2013 che sancisce l’esistenza di una zona di libero scambio con la Cina, in seguito al quale attraverso la Cina arriva in Svizzera un flusso di merci esenti da imposte provenienti dai paesi dell’area ASEAN, Cile, Perù, con i quali la Cina ha un accordo simile? La risposta è semplice. L’oggetto dell'accordo sul commercio duty-free riguarda solo i prodotti al 100% estratti e prodotti in questo paese o che lì hanno subito una "trasformazione sostanziale". L'accordo descrive in dettaglio ciò che si intende per "completamente estratto e prodotto" e cosa si intende per "trasformazione sostanziale" elencando tutti i casi possibili. Un accordo simile potrebbe essere stipulato anche tra i paesi dell'Unione doganale, l'Ucraina e l'Unione europea.

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