Ucraina, il futuro si gioca a Minsk

Il Presidente russo Vladimir Putin, a destra, insieme a Petr Poroshenko (Foto: Reuters)

Il Presidente russo Vladimir Putin, a destra, insieme a Petr Poroshenko (Foto: Reuters)

La svolta potrebbe essere vicina. Martedì prossimo Vladimir Putin e Petr Poroshenko si incontreranno per il summit sull’Unione Doganale. Cosa aspettarsi dai colloqui?

I Presidenti di Russia e Ucraina, Vladimir Putin e Petr Poroshenko, s’incontreranno il prossimo 26 agosto a Minsk, nell’ambito del summit sull’unione doganale e l’Ucraina. Non è ancora noto se vi sarà un primo round di colloqui fra i due Presidenti. Tuttavia, come dicono gli esperti, non ci sarà da aspettarsi una svolta nella soluzione politica della crisi. Ecco i commenti di alcuni esperti.

Aleksej Arbatov, direttore del Centro di sicurezza internazionale IMEMO RAN (Istituto dell’Economia mondiale e delle Relazioni Internazionali dell’Accademia delle Scienze russa), accademico della RAN

Per prima cosa, l’Ucraina cercherà di dare l’impressione di cercare vie politiche alla risoluzione del problema. Europa e Stati Uniti preferiscono la via diplomatica a quella militare, dunque Kiev cercherà con tutte le forze di ostentare la sua volontà di negoziare con Mosca.

In occasione dell’incontro di Minsk, l’Ucraina chiederà l’incondizionata cessazione del sostegno alle milizie delle Repubbliche popolari di Lugansk e Doneck. Mosca non potrà accettare queste condizioni, dal momento che sinora ha dichiarato di non aver appoggiato le repubbliche dell’est, e riconoscere le richieste di Kiev significherebbe ammettere il sostegno ai separatisti.

La Russia a sua volta, chiederà all’Ucraina di interrompere le attività militari a sud-est e di permettere il passaggio dei convogli con gli aiuti umanitari alle repubbliche colpite dalla guerra.

Si otterrà così una situazione di stallo molto difficile da risolvere. Aspettarsi una svolta nella soluzione della crisi ucraina è assolutamente avventato.

 
Tutte le opinioni
sulla questione ucraina

Aleksej Suzdal’cev, ricercatore affermato del Centro Studi Europei e Internazionali (NIU VŠE)

Formalmente, si parlerà delle sanzioni che l’Ucraina ha a sua volta introdotto contro la Russia, anche se di fatto si tratta della guerra economica che Kiev ha dichiarato a Mosca. Si discuterà anche del problema dell’approvigionamento del gas in Europa; come è noto, i recenti negoziati sul tema non hanno portato a nulla. Ma anche su questo aspetto non ci saranno svolte.

Poroshenko arriverà insieme con i rappresentanti dell’UE e formalmente, ciascuna delle parti esporrà la propria posizione, anche se dietro le scene, l’idea di come debbano essere i contratti è comune.

I media russi hanno parlato molto di clima agitato in Europa per via delle probabili sanzioni ucraine sul transito del gas russo, ma di fatto non è così. In Europa sono al contrario molto contenti, perché questo passo di Kiev permetterà di sfruttare un’altra leva per fare pressione su Mosca: limitatevi a vendere il gas al confine, rinunciate interamente al transito del gas, a noi non servirà alcun gasdotto del sud. Pertanto serve aspettarsi un ultimatum da parte di Ucraina e UE.

Fedor Lukjanov, presidente del Consiglio per la politica interna ed estera, caporedattore della rivista “Rossija v global’noj politike” (La Russia nella politica globale)

L’incontro a Minsk si terrà nella cornice dell’unione doganale con l’Ucraina con la partecipazione di eurocommissari: si tratta di un formato abbastanza difficile, ma soprattutto nuovo per le trattative. I temi sono evidenti per ogni parte. L’unione doganale Bielorussia-Kazakistan riguarderà in massimo grado il come verranno stabilite le relazioni economiche con l’Ucraina dopo la ratificazione degli accordi con l’UE. Per gli europei è importante sapere cosa avverrà con i contratti e le forniture di gas. Per la Russia è fondamentale la cessazione della guerra nell’Ucraina dell’est. Tutti questi temi interagiranno nel tentativo di trovare un equilibrio e di elaborare un pacchetto di soluzioni. Le possibilità di un successo, tanto più se rapido e vicino, sono scarse.

Non si riuscirà a ottenere alcun progresso in materia di cessate il fuoco nel sud-est dell’Ucraina. Questo è legato al fatto che purtroppo, le azioni militari rappresentano un argomento in più per rafforzare quelle politiche. Per questo motivo la logica: cessare il fuoco e solo di seguito occuparsi della risoluzione delle domande, non funziona. Qui occorre l’approccio inverso. Dapprima delineare il quadro dell’accordo che includa in sé tutte le questioni e solo in un secondo momento cessare il fuoco.

Sergej Micheev, politologo indipendente

Le trattative a Minsk, sono un semplice tentativo da parte dell’Ucraina e dell’Occidente, che sta dietro di lei, di costringere la Russia a prendersi carico della disastrata economia di Kiev. Io non credo che l’Ucraina sia pronta a concessioni riguardanti le questioni politiche, che comunque, con ogni probabilità, non verranno neppure prese in considerazione. Perché discuterne senza gli americani, che stanno dietro di lei, non ha senso. Ciò significa che Kiev si servirà dei negoziati per fare pressione sull’unione doganale e costringere la Russia ad addolcire la propria politica economica nei suoi confronti. L’Occidente in questo senso intesserà la sua furba trama: probabilmente, annullerà parte delle sanzioni e la Russia lo farà a sua volta. Anche se la colpa di tutto verrà comunque fatta ricadere sulla Russia.

L’Occidente elabora sempre la stessa variante: vuole che l’Ucraina si orienti interamente verso di lui e che la Russia porti la sua parte di responsabilità per il supporto ad un regime politico a lei avverso. Questo gli era già riuscito brillantemente di fare negli anni novanta, mentre all’inizio e a metà del duemila, il tutto ha cominciato ad essere più difficile ed è cominciata a crescere quella tensione che, a mio avviso, è sfociata nel Majdan. Queste trattative servono a Kiev, all’Europa e agli americani che non vogliono pagare per i problemi dell’Ucraina. Vogliono che a pagare per loro siano i russi e che i mercati russi restino aperti per la produzione ucraina, vogliono la risoluzione della questione del gas in favore dell’Ucraina. Io non so come agiranno il Cremlino e Putin. In questa fase noi non dobbiamo sostenere l’economia di Kiev, perché questo significherebbe appoggiare il governo aggressivo di Kiev.

Non c’è da aspettarsi progresso sull’inizio di un processo politico all’interno dell’Ucraina. Kiev cercherà per lo più di evitare queste domande, la Russia invece probabilmente le solleverà. L’obiettivo di Kiev è quello di ingannare tutti ed ottenere vantaggi per l’economia, mentre quello di Mosca è di partecipare quantomeno alla discussione delle questioni politiche.

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