A Donetsk, dove piovono le bombe

Foto: Sergei Karpukhin / Reuters

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Strade deserte, esplosioni e coprifuoco. Viaggio nella città dell’Ucraina orientale, teatro di violenti bombardamenti, dove da giorni si convive con la paura

"L'ho vista accadere lentamente, questa guerra. Avevo anche iniziato ad abituarmi alla presenza degli uomini armati, alle strade vuote e al suono delle esplosioni durante la notte. Ma tutto è cambiato quando le bombe sono arrivate nel nostro quartiere residenziale. Ora sono sempre spaventata". A parlare è Antonina Kharchenko, 62 anni, mentre siede su una panchina all'ingresso del suo palazzo. Il suo quartiere, situato vicino alla stazione ferroviaria, è stato incendiato diverse volte negli ultimi giorni. "C'è stato un mese in cui la prima bomba è esplosa nella nostra zona e i miliziani hanno organizzato una evacuazione", dice lei, sospirando forte. "Ma io non volevo lasciare la mia casa. Non so dove andare. Tutto quello che ho è il mio appartamento. Inoltre, molti di coloro che sono andati via sono già tornati perché non hanno più soldi".

 
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Antonina ha trascorso decine di ore in un rifugio antiaereo situato vicino al suo palazzo. La gente di Donetsk adesso conosce tutti i rifugi più vicini alle proprie case. Le liste sono state distribuite o incollate sulle porte di ingresso dei loro condomini. Nel corso delle ultime due settimane, sempre meno aree di Donetsk sono rimaste immuni dall’esplosione delle bombe. Questi non sono bombardamenti massivi come quelli visti durante la seconda guerra mondiale, ma tra le dieci e le venti bombe esplodono ogni giorno in questa città, che prima dell'inizio del conflitto aveva un milione di abitanti.

"Alla Tv russa si parla sempre di una catastrofe umanitaria, ma nessuno è affamato qui. Il vero problema è la sicurezza", dice Andriy, un giovane cameriere che lavora in uno dei pochi ristoranti nel centro della città che sono ancora aperti. "Fino all'inizio di agosto, la situazione nel centro della città era abbastanza tranquilla", racconta. "Inizialmente, il bombardamento è stato limitato alla zona intorno all'aeroporto e al sud della città, ma adesso non ci sono più luoghi sicuri".

Improvvisamente, dalle strade sono spariti quasi del tutto automobili e passanti. Il 95% dei negozi ha chiuso i battenti. Solo una manciata di ristoranti e di negozi di alimentari, sufficienti per sfamare coloro che sono rimasti in città, sono ancora aperti. "Tutti i miei amici sono andati via. Molti di loro adesso sono in Crimea, altri sono in Russia e altri ancora a Kiev. Sono rimasto perché sono uno di quei pochi che non ha perso il lavoro", dice Andriy.

Secondo le stime ottenute dalle osservazioni della stessa popolazione locale, tra il 30% e il 60% del milione di abitanti della città è fuggito da Donetsk a partire da maggio. È difficile fare stime più precise perché le persone spesso rimangono bloccate in casa. Paradossalmente, a essere interessato dall’esodo degli abitanti è stato per primo il centro della città, anche se i bombardamenti si sono concentrati inizialmente nella periferia. "Questo perché gli abitanti del centro hanno i mezzi per andarsene, mentre le periferie sono abitate da pensionati e lavoratori che non hanno risparmi per poter andare a vivere altrove", sottolinea Andriy.

Al tramonto, gli ultimi segni di vita scompaiono. La gente ha fretta di tornare a casa prima del coprifuoco, che dura dalle 11 alle 5, imposto dai leader separatisti. Tuttavia, un'isola di resistenza resta, dove si riuniscono le persone coraggiose e gli insonni. Il caffè Banana, l'unico bar aperto tutto il giorno, ospita sulla sua terrazza uno strano miscuglio di leader separatisti affiancati da uomini pesantemente armati, giovani donne eleganti e giornalisti stranieri con i volti illuminati dagli schermi dei computer. Se uscite da quest’ambiente, vi ritroverete nel silenzio totale, rotto regolarmente dalle avvisaglie di guerra. Mariya Krasnova, 21 anni, è un’habitué del caffè. Anche se vive dall'altra parte della città, si rifugia presso il caffè Banana per incontrare i suoi amici. Tutti loro sono pro-separatisti e una buona metà sta combattendo con le armi in prima persona. "Sono orgogliosa di avere questi amici", dice Mariya. "Sono la mia nuova famiglia perché la maggior parte dei miei parenti ha smesso di parlare con me da quando è scoppiato il conflitto. Vivono in altre regioni dell’Ucraina e sono disinformati dai media. Pensano che io sia una terrorista! Ma noi stiamo semplicemente difendendo il nostro territorio!", dice lei, accigliando il suo bel viso. La sua rabbia è sincera e lei giura che non lascerà mai Donetsk, qualunque cosa accadrà.

Questa rabbia è condivisa da molti altri residenti di Donetsk, ma è orientata verso diverse direzioni. "Sono stanco di questa guerra", dice con un profondo sospiro Vasyl Chorny, elettricista e vicino di casa di Antonina. "In un primo momento, ho sostenuto i separatisti, ma adesso voglio che tutto finisca e che la gente torni a vivere come prima. Ci avevano promesso che dopo il referendum (per l'indipendenza del Donbass, tenutosi l’11 maggio, ndr) la situazione sarebbe migliorata, ma è successo il contrario. Le persone che si trovano dietro questo conflitto non sono in grado di negoziare una soluzione. Non ci lasceranno vivere in pace!”, si lamenta. Si tratta di un’opinione che è unanime qui. Questa guerra è qui per restare.

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