L’Ucraina e i difficili colloqui di Berlino

Il ministro russo degli Esteri Sergei Lavrov (a destra), insieme ai colleghi di Francia, Germania e Ucraina, a Berlino per discutere della crisi ucraina (Foto: Reuters)

Il ministro russo degli Esteri Sergei Lavrov (a destra), insieme ai colleghi di Francia, Germania e Ucraina, a Berlino per discutere della crisi ucraina (Foto: Reuters)

Il ministro russo degli Esteri, Sergei Lavrov, al vertice a quattro con i colleghi di Germania, Francia e Ucraina, per trovare un accordo sulla delicata situazione: “Massima priorità al cessate il fuoco”

Per la prima volta dopo un mese e mezzo, i ministri degli Esteri di Russia, Ucraina, Germania e Francia si sono incontrati per discutere della situazione in Ucraina. I colloqui del 17 agosto a Berlino sono stati estremamente difficili e le parti non sono riuscite ad accordarsi sul cessate il fuoco. Ciononostante il quartetto è intenzionato a proseguire i lavori per la preparazione del piano regolatorio e del summit UE-Ucraina-Russia, in occasione del quale tale piano potrebbe venire definitivamente approvato.

Verso le sei di sera il “quartetto” dei ministri ha raggiunto villa Borsig, dove si trova la residenza per gli ospiti del ministro degli Esteri tedesco, trascorrendovi più di cinque ore. A dirigere l’incontro è stato proprio il ministro tedesco Walter Steinmeier che ha dichiarato alla vigilia dell’incontro di avere grandi speranze nel vertice che potrebbe mettere fine alla violenza nell’Ucraina dell’Est e permettere la consegna degli aiuti umanitari. Al termine dell’incontro si è presentato alla stampa per annunciarne gli esiti. A giudicare dal tono dell’intervento, le conclusioni delle consultazioni si sono rivelate assai più modeste. “Abbiamo concordato di trasmettere i risultati dell’incontro ai nostri capi di stato e governi, dopodiché, decideremo in quali termini continuare la discussione”, ha detto il ministro. Egli ha definito le trattative “difficili”, ma ha espresso speranza per il fatto che i partecipanti siano riusciti a raggiungere un “qualche progresso”.

Il capo del Ministero degli Esteri dell’Ucraina Pavel Klimin non ha rilasciato alcuna dichiarazione ma le sue parole su twitter erano sconsolanti: “Cinque ore della più difficile discussione. Ma, probabilmente, per smuovere la situazione servirebbe ancora tante volte cinque”. Klimkin ha inoltre scritto che Kiev non ha voluto scendere a compromessi: “Non c’è spazio per il compromesso là dove lo stato deve attraversare la sua linea rossa. E l’Ucraina questa linea l’ha già oltrepassata”.

Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha condiviso con i giornalisti la sua impressione sul vertice durante il briefing di lunedì mattina. Con rammarico ha constatato l’assenza di progresso in materia di cessate il fuoco in Ucraina. E questo, per dirlo con le parole di Lavrov, “era il compito più urgente, perché la gente sta morendo, l’infrastruttura civile crolla” .

“Abbiamo confermato la nostra posizione russa, che consiste nel cessate il fuoco incondizionato, come è stato dichiarato più volte. I colleghi ucraini, purtroppo, continuano ad avanzare pretese, per di più abbastanza vaghe, come quella della garanzia dell’inviolabilità dei confini”, ha aggiunto il ministro.

Secondo le sue parole, la Russia non ha nulla contro il fatto che i confini debbano essere massimamente effettivi”. A questo proposito a Mosca vogliono che la missione degli osservatori dell’OSCE in Ucraina riceva dei droni per il monitoraggio dei confini.

Lavrov ha assicurato ai giornalisti a Berlino che il “quartetto” riprenderà il confronto volto alla stesura del documento regolatorio. “Abbiamo convenuto che le discussioni riguardanti il cessate il fuoco, la consegna degli aiuti umanitari, la garanzia di un controllo più effettivo sui confini e la preparazione delle condizioni per il rilancio di un processo politico avverranno nei prossimi giorni, con l’obiettivo di giungere a bozze comuni - ha detto -. Per il momento bozze non ne abbiamo”.

 
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In compenso è stato raggiunto un certo pogresso in una serie di aree. “Si tratta innanzitutto del raggiunto consenso sugli aiuti alle popolazioni dell’Ucraina dell’Est”, ha spiegato il capo del Ministero degli Esteri russo.

Le accuse dell’Occidente e di Kiev all’indirizzo di Mosca di voler deliberatamente accrescere la tensione nel paese sono state categoricamente respinte da Lavrov. La concentrazione e lo spostamento delle forze armate sul territorio russo in vicinanza col confine ucraino sono, secondo le sue parole “legati alle azioni militari nella regione e sono dettati da interessi di sicurezza”. “Qui cautela in eccesso non può esserci, e noi abbiamo il dovere di vigilare. A pochi chilometri, se non addirittura a poche centinaia di metri dal nostro confine c’è una guerra”, ha adichiarato.

Lavrov è sicuro che a smuovere la situazione da un punto morto potrebbero essere gli sforzi di Washington. “Purtoppo gli Stati Uniti non erano presenti a Berlino, ma noi continuiamo a inviare segnali ai nostri colleghi americani, affinché influenzino le autorità ucraine e fermino questa guerra fratricida per dare inizio alle trattative”.

Gli sforzi internazionali sulla regolazione per risolvere la situazione nell’Ucraina dell’Est sono infatti inutili finché Kiev continua ad usare la forza, ha dichiarato Lavrov che si è espresso negativamente anche in merito all’appello dell’Ucraina rivolto a NATO e all'UE di prestare a Kiev sostegno militare, dal momento che simili richieste contraddicono tutti gli accordi “raggiunti circa la necessità di un cessate il fuoco e dell’inizio dei colloqui”.

Una fonte di RBTH presso il Ministero degli Esteri russo ha spiegato che l’incontro a villa “Borsig” è stato il secondo di questo fomato. Il 2 luglio lo stesso quartetto aveva già condotto le trattative nella stessa Berlino. Allora i ministri avevano firmato una comune dichiarazione nella quale confermavano la missione di raggiungere la pace in Ucraina e invitavano a costituire un gruppo di contatto con la partecipazione dei rappresentanti di Kiev, dell’Ucraina dell’Est, di Mosca e dell’OSCE. Da allora, ancora non è stato raggiunto il controllo della situazione. Le nuove autorità dell’Ucraina hanno al contrario proseguito con maggiore intensità le operazioni militari a sud-est del paese, adottando l’uso dell’artiglieria pesante e dei mezzi blindati. Kiev definisce l’operazione antiterroristica, Mosca, invece, punitiva.

Non sorprende che il presidente della Francia Francois Hollande si sia rivolto alle autorità dell’Ucraina affinché limitassero l’uso della forza militare. Secondo le sue parole, l’incontro di domenica a Berlino potrebbe diventare il primo passo verso il vertice ucraino in “formato normanno”. Ai colloqui di sabato con il capo della Commissione Europea José Manuel Barroso, Hollande ha dichiarato che la Francia sarebbe stata pronta a ricevere i leader di Russia e Ucraina, Vladimir Putin e Petr Porošenko, insieme ai dirigenti dell’UE, allo scopo di sostenere il processo di regolazione del conflitto.

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