Nel cuore del dramma

Rifugiati ucraini (Foto: Getty Images/Fotobank)

Rifugiati ucraini (Foto: Getty Images/Fotobank)

Viaggio nell'Ucraina, dove ancora si combatte. Tra le scorte di cibo che stanno per terminare, l'esodo dei profughi e l'instabilità politica

Il deputato del Comitato per le Politiche sociali e la Salute del parlamento di Novorossija, Oksana Bevcyk ha raccontato a RBTH che nel territorio di Doneck vengono creati campi per i profughi provenienti dalle regioni più coinvolte dagli scontri. “Di regola, nei campi ci sono moltissimi bambini, fra i quali anche molto piccoli, di un anno. Per questo portiamo giocattoli, libri, sussidiari. Loro non hanno nulla con sé, i bambini giocano con fazzoletti e bottiglie di plastica. Partono sempre in gran fretta, hanno al massimo un’ora per prepararsi, perché in ogni momento possono iniziare i bombardamenti e, una volta che cominciano, occorre rimandare la fuga”. I problemi principali delle autorità sono la mancanza di generi alimentari e di acqua, e anche, ovviamente, le bombe. “Ora siamo nella situazione, che ci sparano al punto tale da costringerci al chiuso senza alcuna via di uscita per tre giorni nel rifugio antiaereo. La gente ha paura di andare all’aperto. Sembra che duri in eterno. Specialmente quando usano il Grad (BM-21, lanciarazzi d’artiglieria ndr.). Quello non si abbatte su bersagli definiti, ma impazza su ciò che gli capita a tiro”.

Non riconosciuti

Le autorità di Kiev non riconoscono le repubbliche popolari di Doneck e di Lugansk nell’Ucraina Orientale. Le definiscono frutto di complotti di separatisti e terroristi che cercano di dividere il paese. Attualmente nella regione  è in corso la cosiddetta “operazione antiterroristica”. Secondo le informazioni ricevute dalla missione del commissariato delle Nazioni Unite per i diritti dell’uomo e l’Organizzazione Mondiale della Sanità, dalla metà di aprile fino al 26 luglio in Ucraina ci sono stati 1129 civili pacifici uccisi e  3442 feriti

Secondo le parole di Oksana Bevcyk, di acqua a Doneck ne è rimasta ancora per qualche giorno e quella che finora si può trovare nei negozi è diventata costosissima. “Come fare a sistemare altra gente a Doneck, non lo sappiamo. Hanno cominciato a bombardare la città stessa, acqua non ce n’è, il cibo sta finendo e non c’è neppure posto dove insediarsi. Ma i bisognosi nel frattempo sono tanti, perché le zone circostanti sono perennemente sotto tiro ed è per questo che dalle periferie di Doneck vengono tutti in centro”. Allo stesso tempo, possibilità di far evacuare la popolazione pacifica in Russia non ce n’è, perché per strada sparano. “Per ora non possiamo neppure far passare la gente attraverso i corridoi della dogana di Lugansk. Siamo sotto assedio”. “A causa dei combattimenti non è possibile portare aiuti umanitari. Gli scaffali nei supermercati di periferia sono vuoti. I problemi con le scorte di generi alimentari si aggraveranno di giorno in giorno. Di farina ne è rimasta per una settimana”.

“Se di nuovo non si riuscirà a inviare carichi umanitari, avrà inizio la fame vera e propria. Le riserve sono esaurite. E dal territorio del Donbass non lasciano passare gli alimenti.Mettono a ferro e fuoco le strade, non è permesso di portare aiuti. Prima li si poteva portare da Charkov, da Dnepropetrovsk. Ora neppure da lì è possibile... Sono la Germania e la Repubblica Ceca ora a chiederci come fare per trasmettere i soccorsi, e noi stessi non lo sappiamo come, solo attraverso la Russia, ma le vie sono chiuse anche lì”, si dispera il deputato. La carenza di cibo si fa sentire ancora più forte nei villaggi attorno a Doneck. Quando, nonostante tutto, si riesce a consegnare alcuni carichi, occorre distribuirli come ai tempi dell’assedio di Leningrado: una lattina di carne, una bottiglia di acqua a ciascuno. “Vogliono isolarci e farci morire di fame, per questo sparano e non fanno passare nessuno”, dice Oksana Bevcyk. A Doneck al momento lavorano cliniche e ospedali, negozi, persino alcuni asili per bambini in quei quartieri che non sono sotto attacco. Tuttavia, l’economia della regione,  che si basa sull’estrazione del carbone, ha subito un colpo duro”, -dice l’interlocutrice di RBTH: “Da noi abbiamo problemi con le miniere. I minatori hanno paura di scendere perché se una granata dovesse cadere nelle grotte o nell’ascensore, morirebbero tutti”. I semplici cittadini si lamentano delle sparatorie e della mancanza di cibo.

Elmira Morozova, 32 anni, casalinga

Qui è davvero spaventoso. All’inizio di luglio hanno raso al suolo insieme ai nostri abitanti due villaggi pacifici... Al solo scopo di seminare terrore... Poi ci sono stati i bombardamenti nelle città vicine: Krasnogorovka, Peski, Mar’inka. E ora bombardano anche noi. In alcune zone di Doneck siedono per giorni nei rifugi senza luce e acqua. Anche negli ospedali le provviste stanno finendo, tutte le consegne sono interrotte. Mia figlia soffre di fibrosi cistica, ha bisogno di farmaci regolarmente. Non posso uscire con il mio bimbo malato in braccio. Occorre garantire alloggio e cure mediche, in un dormitorio lei non potrà mai sopravvivere. Io ogni giorno prego perché i volontari arrivino in tempo con gli aiuti.

Aleksandr Frolov, 60 anni, vice direttore dell’istituto per non vedenti di Doneck

La situazione è estremamente tesa.Con le scorte va molto male, ma si può ancora trovare qualcosa nei negozi. L’acqua la danno regolarmente, l’energia elettrica la spengono periodicamente, in alcuni quartieri ci sono interruzioni continue. Non ci sono rifugi antiaerei, non abbiamo mai avuto nemici, né motivo di nasconderci. Ci sono gli scantinati e i passaggi sotterranei, ci si può nascondere lì. Noi qui a est siamo gente molto pacifica. Non abbiamo mai fatto guerra a nessuno. Arriva dal sud-est l’esercito ucraino e in un attimo la milizia dei minatori si disperde. Cercate di capire, nessuno vuole andarsene in Russia, semplicemente, non vogliamo vivere con quelli che stanno ora al potere.

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