Dalla Grande Guerra una lezione per la pace

Un momento dei festeggiamenti per la fine della guerra (Foto: Ap)

Un momento dei festeggiamenti per la fine della guerra (Foto: Ap)

La memoria della tragedia per non ripetere gli errori della storia. Ospitiamo l'intervento dell'Ambasciatore della Federazione Russa in Italia, Sergey Razov

La Prima guerra mondiale, 1914- 1918: uno degli eventi della storia più grandi, cruciali e tragici. Una catastrofe senza precedenti che ha causato milioni di morti, la caduta di alcuni potenti imperi, l’ascesa di nuovi Stati nazionali e un cambiamento radicale di tutto il sistema delle relazioni internazionali. Una guerra che ha influenzato l’intero corso successivo degli eventi mondiali. Con le parole del grande poeta Boris Pasternak, “il 1913 fu l’ultimo anno in cui era più facile amare che odiare”.

La Russia è stata uno dei protagonisti chiave di quella guerra, anche se vi ha partecipato contro la sua volontà, partendo non dai suoi interessi nazionali ma sotto la pressione degli obblighi nei confronti degli alleati. Persino dopo gli spari di Sarajevo, fino agli ultimi giorni del luglio 1914 la Russia intraprese tutti gli sforzi volti alla risoluzione diplomatica del conflitto tra Vienna e Belgrado. Ciononostante, la naturale riluttanza da parte della Serbia ad accettare in toto l’ultimatum austriaco che, di fatto, l’avrebbe privata della sua sovranità e l’inasprimento delle pulsioni aggressive dell’Austria-Ungheria sostenute dalla Germania sancirono l’esito fatale della “crisi di Sarajevo”: il 1° agosto la Germania dichiarò guerra alla Russia.


Il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, con l'Ambasciatore Sergey Razov. Prima di arrivare a Roma, il diplomatico russo ha lavorato anche a Pechino (Foto: Itar Tass)

Molti in Europa hanno dimenticato che la Russia è stata uno dei protagonisti tanto della Triplice Intesa, quanto dell’intera Prima guerra mondiale. Il fronte russo orientale attirò su di sé dal 42 al 45% delle forze totali del blocco austro-germanico cui si sommarono undici divisioni turche. Fu proprio la Russia, con la sua rapida avanzata nei territori della Prussia orientale nei primi mesi della guerra, a rovinare i piani del comando tedesco, che puntava a un Blitzkrieg sul fronte occidentale. La Russia permise così alla Francia di resistere e di stabilizzare il fronte, fatto questo che costrinse la Germania a condurre la guerra su due fronti, comportando in tal modo l’inevitabile sconfitta per via dell’evidente superiorità strategica delle forze anglo-franco-russe.

La potente offensiva russa ha pertanto salvato l’Intesa dalla disfatta sin dalla prima fase della guerra. In seguito, alla Russia accadde più volte di doversi “dividere” fra l’esecuzione dei propri doveri di alleato e la realizzazione dei propri obiettivi strategici. La Russia salvò la Francia due volte (con l’offensiva del lago di Naroch, nel 1916 e con l’offensiva del giugno 1917), due volte salvò la Serbia (con battaglia di Galizia nel 1914 e con l’operazione Carpazi, nel 1915); salvò l’Italia con l’offensiva Brusilov del 1916 e salvò la Romania (formando uno specifico fronte). L’ultimo massiccio attacco tedesco, quello sul Fronte orientale nella primavera del 1918, si sgretolò in conseguenza anche del fatto che cinquanta divisioni e quasi l’intera cavalleria tedesca continuavano a rimanere ai confini della Russia che era allora uscita dalla guerra. Nonostante tutto ciò, la Russia non ha mai potuto contare sull’appoggio reciproco da parte degli alleati. In questo si manifesta uno dei tratti tipici del popolo russo: lo spirito di sacrificio, la prontezza a dare la vita per i propri amici.

Per il suo eroismo la Russia ha pagato il prezzo più alto. Fra morti e feriti, nella sanguinosa guerra il paese ha perso circa sei milioni di soldati. I giorni dell’insurrezione patriottica e della gloria bellica cedettero il passo ai “giorni maledetti”: il paese precipitò nel caos della rivoluzione e della guerra civile. Con l’avvento al potere dei bolsceviki, sostenitori della sconfitta del proprio stato nella “guerra imperialista”, la Russia si ritrovò in una situazione inaudita: dopo aver offerto sull’altare della Vittoria un contributo incomparabilmente superiore rispetto a quello degli altri, perdette persino lo status di “potenza vincitrice”, deponendo le armi a un paio di mesi dalla capitolazione della Germania.

Nel periodo sovietico della storia russa, la Prima guerra mondiale è stata posta ai margini della coscienza collettiva. Ora in Russia, con il sostegno attivo del governo del Paese, si è intrapreso un’azione sociale volta al recupero e alla cura della memoria storica del coraggio e del sacrificio dei partecipanti alle attività belliche. E’ stato creato un comitato organizzatore in occasione del centenario dell’inizio della Prima guerra mondiale ed è stata presa la decisione di edificare a Mosca, sulla collina Poklonnaja, un monumento ai suoi eroiAi lavori hanno contribuito attivamente le comunità scientifiche, storiche e storico-militari.

La Russia è inoltre intenzionata a prendere parte agli eventi internazionali dedicati al centenario della Prima guerra mondiale. Il 27 luglio 2014, su iniziativa dell’Italia, nel Complesso Memoria- le Di Vittoria, alla presenza del Presidente della Duma di Stato S.E.Naryshkin si è tenuta la cerimonia in ricordo del centenario dall’inizio del Primo conflitto mondiale, durante la quale è stata deposta la corona ai piedi del monumento ai caduti ed è stata eseguita la melodia militare “Otboj” (“Ritirata”) in segno di ultimo saluto. Simili omaggi si sono svolti, nei luoghi dedicati alla memoria, in tutti i paesi partecipanti alla Prima guerra mondiale. In Italia la celebrazione si terrà sull’altopiano di Folgaria, dove nel periodo bellico erano disposte massicce linee di rafforzamento. 

Come sappiamo, anche l’Italia onora la memoria dei soldati caduti in quella guerra. Nei prossimi anni, fra il 2015 e il 2018, sono previste celebrazioni commemorative. In Italia quanto in Russia è stato fondato un comitato organizzatore in preparazione del centenario, presieduto dall’ex presidente del Senato Franco Marini. Si presume che si debba lavorare insieme per comprendere il passato e non per fare i conti storici, con l’interminabile individuazione dei vincitori e dei vinti, degli eroi o antieroi della storia. Noi dobbiamo custodire la memoria di questa tragedia per evitare il ripetersi di un simile, assurdo spargimento di sangue; per cercare in maniera più attiva la soluzione dei problemi contemporanei della sicurezza tramite strumenti pacifici e diplomatici, senza cadere in spirali di violenza. Questo riguarda in primo luogo due dei punti al momento più caldi sulla carta del Pianeta: l’Ucraina e la striscia di Gaza. La Russia ha sempre invocato e continua a invocare la risoluzione pacifica di tutti i conflitti geopolitici, religiosi, razziali e l’osservazione di tutti i principi universali di equa e imprescindibile sicurezza sul territorio euro-atlantico, euro-asiatico e asiatico-pacifico.

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