Ucraina, il rappresentante della Russia all'ONU:

"Rischio catastrofe umanitaria"

Il rappresentante permanente della Russia presso l’ONU, Vitaly Churkin (Foto: Reuters)

Il rappresentante permanente della Russia presso l’ONU, Vitaly Churkin (Foto: Reuters)

Vitaly Churkin parla della crisi in corso e delle azioni del Consiglio di sicurezza. “Indispensabile la tempestiva interruzione delle azioni militari”

Nonostante il prolungarsi della crisi in Ucraina, il Consiglio di sicurezza dell’ONU continua a cercare soluzioni anche per altri problemi internazionali, tra cui la guerra in Siria, l’intensificazione dell’attività dei radicali islamici in Iraq e il futuro dell’Afghanistan. Il rappresentante permanente della Russia presso l’ONU, Vitaly Churkin, ha concesso a Rbth un’intervista.

Il mandato della Russia alla presidenza del Consiglio di sicurezza dell’ONU volge al termine. Quali impressioni generali può condividere con i nostri lettori?

C’è stato molto lavoro, anche “straordinario”. Abbiamo svolto molte più riunioni del previsto. Abbiamo preso in esame un ampio spettro di questioni: asiatiche, africane e riguardanti il vicino oriente. La situazione in Ucraina è stata per noi, indubbiamente, di importanza prioritaria.

Potrebbe soffermarsi su questa questione in particolare? Cos’ha fatto la delegazione russa in questa direzione?

Nonostante la questione ucraina continui a essere percepita dai membri del Consiglio di sicurezza come una questione estremamente grave, nel mese trascorso, a quanto sembra, siamo riusciti a fare dei progressi circa la mobilitazione delle risorse dell’ONU per la risoluzione della crisi politica in Ucraina. Inoltre siamo riusciti ad attirare l’attenzione delle agenzie umanitarie dell’ONU sulla situazione delle regioni orientali del paese. Cresce la consapevolezza di come, senza una tempestiva diminuzione e interruzione delle azioni militari, sia impossibile evitare una catastrofe umanitaria.

Sappiamo che a giugno la Russia è entrata nel Consiglio di sicurezza con una serie di iniziative a tal riguardo.

Abbiamo presentato due progetti di risoluzione, uniti da una comune filosofia: mettere fine alla violenza, realizzare la dichiarazione di Ginevra del 17 aprile e la “road map” per la regolazione della questione Ucraina, proposta dal presidente svizzero dell’OSCE, per alleggerire le sofferenze della popolazione delle regioni orientali dell’Ucraina.

Sfortunatamente, i nostri molteplici tentativi di concordare approcci comuni per quelli che dovrebbero essere nelle condizioni attuali obiettivi evidenti si sono invariabilmente scontrati con l’ostruzionismo da parte dei colleghi occidentali del Consiglo, i quali, questa è l’impressione che emerge, dietro lo schermo di dogmi ideologici e di giochi geopolitici, spesso sembrano essere semplicemente incapaci di vedere o determinati ad ignorare il destino dell’individuo preso singolarmente, sia esso un abitante dell’Ucraina, della Libia, dell’Iraq o della Jugoslavia. Oltre a noi, anche molti altri colleghi del Consiglio di sicurezza sono rimasti sconcertati di fronte alla posizione cinica, assunta da una serie di delegazioni che ha impedito di affrontare l’attacco all’Ambasciata russa di Kiev. L’assenza di reazione all’interno del Consiglio di sicurezza rispetto ad un incidente di questo genere è un fatto senza precedenti nella pratica del Consiglio di sicurezza dell’ONU.             

Sullo sfondo degli avvenimenti ucraini, la Siria è passata, come sembra, in secondo piano nella politica mondiale?

Noi non lo abbiamo notato: l’impegno nell’affrontare la questione siriana nel Consiglio di Sicurezza non viene meno.

È emblematico, che proprio durante la presidenza russa, dalla Siria siano arrivate le notizie tanto attese: sono stati completamente eliminati o portati via dal territorio siriano tutti i componenti per le armi chimiche. In questo modo è stato possibile realizzare l’iniziativa russa di liquidare l’arsenale chimico della Siria.

Abbiamo continuato a lavorare attivamente per alleggerire le sofferenze dei siriani. Al momento è in preparazione un progetto di risoluzione, l’entrata in vigore del quale darebbe la possibilità agli agenti umanitari dell’Onu di servirsi dei quattro punti di controllo ai confini siriani con la Turchia, l’Iraq e la Giordania. Da parte russa è stato proposto un approccio innovativo alla realizzazione di tale obiettivo, che permette le consegne transfrontaliere con il consenso ufficiale di Damasco a condizione che i carichi con gli aiuti umanitari siano monitorati dall’ONU.

Speriamo che a breve il progetto venga messo al voto in una forma accettabile per tutti, che escluda ultimatum ai poteri della Repubblica araba di Siria e che non permetta nemmeno l’allusione al ricorso all’intervento militare.

La situazione è tutt’altro che tranquilla anche nel vicino Iraq...

Gli avvenimenti in questo paese, che fino all’ultimo è stato portato in tutto il mondo ad esempio del successo dell’ingegneria geopolitica americana, hanno aperto gli occhi a molti. La facilità con cui i terroristi del gruppo “Stato islamico dell’Iraq e del Levante” conquistano un numero sempre maggiore di nuovi territori, ha messo in luce una verità inconfutabile: la minaccia terroristica è una sfida per molti stati della regione, e richiede una risposta collettiva tempestiva.  

Cresce la consapevolezza del fatto che, quando i terroristi pensano “oltre i confini” tentando di fondare un califfato, la comunità internazionale è rimasta almeno un passo indietro rispetto a questi, in quanto, come in precedenza, si muove all’interno dei confini nazionali. Di conseguenza, alcune capitali frenate da deterrenti politici condannano il terrorismo in uno stato e, di fatto, lo incoraggiano in un altro.

Com’è andata la discussione della situazione in Afghanistan?

L’iniziativa della delegazione russa consisteva nel rivolgere una particolare attenzione agli obiettivi della lotta contro la produzione e i profitti illegali sui narcotici afgani. Non è un segreto che questo problema abbia assunto proporzioni realmente preoccupanti ed una portata globale, divenendo, di fatto, una minaccia per la pace e la stabilità internazionale.

Proprio su questa tesi si basa la dichiarazione della presidenza  del Consiglio concordata su nostra istanza.

La dichiarazione deve diventare il nostro comune principio guida all’azione, inoltre, in essa hanno trovato espressione importanti iniziative russe nell’ambito della lotta alle droghe. È importante che l’appello a sostenere efficacemente le azioni di Kabul per la risoluzione dei problemi legati alla produzione di narcotici e e al narcotraffico venga indirizzato ai contingenti militari internazionali, collocati sul territorio afghano.

Il testo è stato realizzato sulla base di una traduzione non ufficiale rielaborata da Rbth

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