I mass media e la questione ucraina

I rappresentanti delle maggiori testate della stampa mondiale si sono radunati a Mosca il 26 e 27 giugno 2014 in occasione del quinto incontro annuale dei partner del progetto Russia Beyond the Headlines (Foto: Arkay Kolybalov / RG)

I rappresentanti delle maggiori testate della stampa mondiale si sono radunati a Mosca il 26 e 27 giugno 2014 in occasione del quinto incontro annuale dei partner del progetto Russia Beyond the Headlines (Foto: Arkay Kolybalov / RG)

La crisi in corso e le testimonianze della stampa russa e internazionale. Ecco la situazione, vista da alcuni esperti

Nemmeno all'epoca della guerra fredda la retorica delle parti era mai stata così emotiva e soggettiva come nel periodo del conflitto ucraino. Questa la conclusione alla quale sono giunti gli esperti di Rbth"Ci siamo scontrati con il problema della semplificazione della grave questione etnico-culturale e storica dell'Ucraina da parte dei mass media in Russia e in Occidente", ha osservato il presidente del presidium del Consiglio per la politica estera e la difesa Fëdor Lukianov. Secondo Lukianov, le persone non sempre sono in grado di cogliere la differenza tra i fatti e le dichiarazioni emotive sui mass media, ragione per cui molti elementi sono risultati travisati. Inoltre, manca una chiara coscienza del fatto che proprio l'insoddisfazione delle masse popolari nei confronti dei politici ha portato a questo spargimento di sangue in Ucraina. "Attualmente sulla stampa appaiono troppe informazioni sull'Ucraina, troppi fatti nella "guerra dell'informazione" si riversano sul lettore; e nella sua testa si viene a creare una gran confusione", ha affermato Lukianov.  

 
La vecchia e la nuova Ucraina 

Con questo punto di vista si è detto d'accordo anche il redattore della rivista Kommersant-Vlast Aleksandr Gabuev, anch'egli tra i partecipanti della discussione. Secondo Gabuev, la limitatezza delle conoscenze di carattere etnico-culturale, storico e politico non solo dei lettori, ma anche dei giornalisti che lavorano "per le masse", conduce alla propaganda e al travisamento del quadro della situazione. "Nonostante tutti i problemi del giornalismo "di massa", per migliorare la qualità del lavoro dei corrispondenti è necessario mantenere un contatto costante con i leader politici responsabili delle decisioni che vengono prese da entrambe le parti. Altrimenti, l'informazione diventa unilaterale e acquisisce un carattere di propaganda", ha osservato il giornalista. 

Tale opinione è condivisa anche da Greg Walters, collaboratore della casa editrice "Dow Jones" e redattore ospite dell'inserto "Russia Beyond the Headlines" destinato a The Wall Street Journal. Secondo Walters, uno dei motivi per cui la Russia subì una sconfitta nella guerra mediatica durante il conflitto in Georgia e in Ossezia nell'agosto del 2008 fu l'atteggiamento di estrema chiusura dei rappresentanti della politica russa nei confronti della stampa, che continuò quasi fino alla fine del conflitto. 

"Riuscivamo con sorprendente facilità a raccogliere commenti dai politici e dai funzionari georgiani di più alto grado. Io personalmente feci alzare il ministro della Difesa della Georgia alle tre del mattino per avere risposta alle mie domande. Le autorità di Tbilisi volevano far conoscere al mondo il loro punto di vista sugli avvenimenti nella regione, e ci riuscirono", ha osservato il giornalista. La Russia, per parte sua, cominciò a dialogare con la stampa estera solo verso la fine del conflitto.   

Che cos'è l'Ucraina per l'Europa?

 
La nuova leadership ucraina

Lukianov ritiene che Kiev abbia maggiori chance di entrare a far parte della "famiglia europea" di quante non ne avesse Mosca vent'anni fa; eppure, ottenere questo risultato per l'attuale governo ucraino non sarà facile. "L'Ucraina, per quanto concerne la preparazione a diventare parte dell'Europa, è lontanissima dal proprio obiettivo. Servono misure draconiane e coerenti per avvicinare il paese agli standard dell'Unione Europea. Non so fino a che punto questo sia fattibile al momento", osserva l'esperto.

L'Europa stessa non è sicura di essere disposta ad accogliere un altro paese membro, seppure solo in qualità di paese associato. "Gli avvenimenti in Ucraina sono stati davvero inattesi per l'Unione Europea. Siamo stati pressati da più parti: da un lato, c'è la brusca e possente espressione della volontà popolare circa l'aspirazione ad avvicinarsi all'Unione Europea; e dall'altro, i politici che lottano per affermare i propri interessi nella regione", ha dichiarato il consulente redazionale di Rbth ed ex direttore della World Association of Newspapers and News Publishers (WAN-IFRA) Timothy Bolding.  

Il giornalista ha osservato tra l'altro che l'Europa si è presa troppi impegni relativi all'ampliamento dell'Unione, la quale ha già i propri dilemmi interni che è indispensabile risolvere prima di fare annunci o di prendere decisioni nei confronti dell'Ucraina.

Lukianov ha aggiunto che l'Europa ancora non recepisce mentalmente Kiev come parte della propria "famiglia", e che l'interesse per il paese nasce, in primo luogo, dal complesso e complicato intreccio delle sue relazioni con la Russia. "L'Ucraina è la risultante del complesso intreccio storico delle relazioni tra Mosca e l'Europa. L'insieme di questi avvenimenti storici suscita un enorme interesse da parte dei paesi occidentali", ha aggiunto l'esperto.

Lukianov ha osservato che la cultura politica dell'Ucraina consiste nello scaricare i propri problemi interni sulle spalle di forze esterne. Un tempo questa forza era la Russia, oggi si sono aggiunti gli Stati Uniti e l'Unione Europea.

I rappresentanti delle maggiori testate della stampa mondiale si sono radunati a Mosca il 26 e 27 giugno 2014 in occasione del quinto incontro annuale dei partner del progetto Russia Beyond the Headlines. Quest'anno alla conferenza hanno partecipato i rappresentanti di 26 grandi giornali di 23 paesi del mondo. Tra di loro, top manager, redattori e collaboratori di periodici di livello mondiale come The Washington Post, The Wall Street Journal, The Daily Telegraph, Le Figaro, The Economic Times, China Business News, La Nacion e altri.

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