Sotto il fuoco di Donetsk

Gli abitanti della città dicono che si siano sentiti spari nei distretti Leninskij, Kalinin, Kirovskij e Krasnogvardejskij (Foto: Itar Tass)

Gli abitanti della città dicono che si siano sentiti spari nei distretti Leninskij, Kalinin, Kirovskij e Krasnogvardejskij (Foto: Itar Tass)

Tensione alle stelle. Spari in città e molte vittime. Dopo gli scontri avvenuti per la riconquista dell’aeroporto, nell’Est dell’Ucraina la situazione resta tesa. Il reportage dal corrispondente di Rossiyskaya Gazeta

Dopo gli scontri avvenuti nella notte tra lunedì a martedì per la conquista dell'aeroporto di Donetsk, la situazione in città resta preoccupante. Vista la situazione, ai residenti è stato raccomandato di non uscire di casa se non in caso di assoluta necessità. Le persone parlano dell’avvicinamento del fronte di guerra alle loro case. È chiaro che la situazione non sia semplice. Le speranze che con l'elezione di Poroshenko a Donetsk arrivi la pace sono già svanite.

“Va fino all’aeroporto?”, chiedo al tassista con gli occhiali, che ascolta la radio e nervosamente sorseggia un caffè dal bicchierino di plastica. Per poco non soffoca alla mia domanda. “Adesso?”, gli occhi gli salgono su in fronte insieme agli occhiali. “Del prezzo ne possiamo parlare”. “No - dice tra i denti -. Non fanno passare lì. Fanno tornare indietro tutte le macchine. E poi sono impegnato”. Il taxi vuoto sparisce in un lampo.

All’aeroporto rimangono i giornalisti che stavano per lasciare la regione ma che a causa degli scontri sono rimasti bloccati. Non hanno lasciato entrare nessun altro. Hanno sparato al gruppo di corrispondenti stranieri che ha provato ad avvicinarsi alla zona degli scontri. Chi sia stato non è noto. Ma sono illesi. Un giornalista locale del centro stampa della Repubblica popolare di Donetsk è stato meno fortunato: a seguito di un colpo d’arma da fuoco ha riportato ferite gravi.

 
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Secondo la milizia durante gli scontri per la riconquista dell’aeroporto sono stati abbattuti due elicotteri. Uno proprio all’inizio dei combattimenti.

“Si aggirava in maniera troppo sfacciata, sembrava potesse essere un “kamikaze”: questo è stato il motivo”, ha raccontato uno degli attivisti della Repubblica Popolare di Donetsk. Non si conosce nessun altro dettaglio.

“Hanno sparato agli autocarri 'KAMAZ' con i nostri feriti”, così il soldato ricorda con amarezza i fatti accaduti la notte scorsa fra le barricate nei pressi dell’amministrazione regionale. Questo è ciò che emerge dalle notizie ufficiali e non.

Vicino alla stazione ferroviaria sento dei colpi lontani. Le persone attorno per sicurezza si mettono con la schiena al muro.

Quando arrivo alla stazione vedo che non c’è stato un assedio. Hanno solo sparato. Al secondo piano c’è qualcosa che brucia. Dall’asfalto hanno rimosso un cadavere. È rimasto del sangue. Le persone attorno discutono animatamente. “Sono stati i cecchini a sparare”. “No, lo sparo è arrivato dalla porta girevole”. “I cecchini…”. Ci sono opinioni diverse sull’accaduto. Cerco di capire chi sia stato ucciso. “Hanno ucciso una donna. Ma da cosa sia stata colpita non è chiaro. Ha la testa e il collo rotti. Hanno ucciso anche un giovane uomo. E un ragazzo è stato colpito. È ferito. Anche se non è grave. E nella stazione c’era qualcosa che bruciava”.

Gli abitanti della città dicono che si siano sentiti degli spari nei distretti Leninskij, Kalinin, Kirovskij e Krasnogvardejskij. In via Artema, la via centrale di Donetsk, la notte scorsa sono stati visti degli uomini armati con caschi e uniformi mimetiche prive di segni di riconoscimento. “Di certo non si trattava della polizia”, sono certi i cittadini. Tra l’altro, gli sconosciuti non sembravano neanche essere un gruppo di militari ucraini. “Erano dei provocatori - mi ha spiegato un accigliato miliziano assonnato -. Di notte per strada si aggirano questi individui per spaventare le persone: fanno vedere che l’esercito ucraino è in città”.

Martedì al mattino non si vedono soldati ucraini a Donetsk. Però le voci si sono diffuse come raffiche di vento. “In città hanno bombardato tre case della cultura”, dicono i passanti. Hanno bruciato per tutta la notte.

Di fronte all’arena sportiva “Drujba”, un grande autosalone è chiuso e completamente vuoto. All’interno, dalla parete di vetro, non si vede alcuna macchina. Un altro segno caratteristico dei tempi difficili.

Dalla “Drujba” vado all’ospedale Kalinin. Lì all’obitorio c’è un montacarichi - frigorifero. È chiuso. Dicono che lì ci siano i cadaveri delle persone uccise negli scontri di lunedì.

Il numero dei morti tra i miliziani in base ai dati ufficiali andrebbe dalle 30 alle 40 persone. Il numero esatto non si conosce.

Molti negozi non lavorano, ma i trasporti pubblici vanno senza pausa. Perciò prendo un trolleybus. Faccio tutte le fermate. Si può attraversare Donetsk senza problemi, ma è difficile andare fuori città: le partenze in tutte le direzioni sono bloccate e la polizia fa tornare indietro tutti i mezzi.

Mi dirigo quindi verso il mercato. I commercianti, come se nulla fosse, posano sugli scaffali la loro merce. All’interno del mercato c’è un’altra tenda. “Raccolta di aiuti umanitari per gli abitanti delle regioni occupate di Donbass”, risuona da lì. “Accettiamo oggetti e alimenti”. Nella tenda c’è un giovane ragazzo con i capelli corti. Con la mano tiene un megafono. Sotto il braccio ha la fondina con la pistola.

Alla tenda arriva una persona anziana. Chiede quali prodotti servano. “Beni non deperibili”, risponde brevemente il ragazzo nella tenda. “Le persone portano molte cose?”, chiedo io. “Molte”. Vado a chiedere notizie tra le tende e le barricate dei miliziani della Repubblica popolare di Donetsk. Secondo i miliziani nella città va tutto bene e l’aeroporto per il quale ci sono stati gli scontri per adesso è sotto il loro controllo. “E se dovessero riprovarci, noi ce lo riprenderemo di nuovo”, risponde sicuro il mitragliere col giubbotto antiproiettile.

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