L'intesa tra Mosca e Pechino

La Russia brinda al maxi accordo siglato con la Cina (Foto: Itar Tass)

La Russia brinda al maxi accordo siglato con la Cina (Foto: Itar Tass)

Oltre a un accordo da quattrocento miliardi di dollari per la fornitura trentennale di gas alla Cina, la Russia ha firmato un pacchetto di contratti che prevede, tra l’altro, la creazione di un aereo commerciale e la realizzazione di infrastrutture sul confine

Mentre gli Usa si dibattono tra Europa orientale e Medio oriente, la Russia non ha perso tempo e si è avvicinata alla Cina. Ci sono voluti dieci anni, ma i risultati potrebbero essere tali da ripagare tutta l’attesa e il duro lavoro. Tutto era iniziato nel 2004 con i negoziati per la fornitura di gas russo alla Cina, per la quale tempo fa era stato finalmente raggiunto un accordo, senza però riuscire a pattuire un prezzo. Mercoledì scorso, dopo aver assistito alla storica firma a Shangai, il Presidente Putin ha affermato che i cinesi sono dei negoziatori intransigenti. Konstantin Simonov, direttore del Fondo nazionale per la sicurezza energetica (Nesf), ha commentato che la Cina, consapevole dell’importanza che l’accordo riveste per la Russia, ha contrattato sino all’ultimo.

E mentre la Russia intendeva dimostrare ai suoi partner occidentali di disporre di un mercato alternativo per il proprio gas, la Cina era altrettanto interessata alla firma dell’accordo, perché le forniture di gas proveniente dall’Asia centrale non riescono più a soddisfare il fabbisogno delle sue regioni industriali più orientali. Consapevole dei costi ambientali e di salute che l’impiego del carbone (ben più economico) comporta, la Cina sta iniziando ad alimentare le proprie industrie con il gas, e diventerà presto il principale consumatore di gas al mondo.

Una svolta per l’industria del gas

“Negli ultimi anni gli interessi dei due Paesi si sono allineati”, afferma il think-tank della sicurezza Stratfor, che ha sede negli Usa. “Per la Cina, le cui esigenze energetiche continueranno a crescere, l’importazione di gas naturale liquefatto ha dei costi sostenuti. Per la Russia, la stabilità della domanda proveniente dall’Europa, alla quale la Russia vende più dell’ottanta per cento delle proprie esportazioni di gas naturale, è motivo di crescente preoccupazione, in particolare dopo i contrasti emersi tra Russia e Occidente riguardo all’Ucraina.

La Cnpc, la compagnia nazionale cinese di petrolio e gas, nega di aver voluto sfruttare a proprio vantaggio le difficoltà tra Russia ed Europa per spuntare un prezzo migliore sul gas russo, e fa sapere che di aver stabilito un proprio prezzo ben prima che si iniziasse a parlare delle sanzioni imposte alla Russia dall’Occidente. Tuttavia, le circostanze dell’accordo ne hanno amplificato il significato, e probabilmente la nuova firma segnerà una svolta nella storia delle forniture di gas russe/sovietiche, tradizionalmente imperniate sull’Europa. Adesso più di un trilione di metri cubi di gas russo, per un valore pari a quattrocento miliardi di dollari, saranno convogliati nella direzione opposta rispetto agli ultimi trent’anni. All’indomani dell’annuncio dell’accordo, le quotazioni di Gazprom sono aumentate di quasi il due percento. Il prezzo convenuto dai due Paesi non è stato reso noto, ma si ritiene sia più o meno uguale a quello pagato dall’Europa occidentale.

L’insufficienza strutturale del gasdotto siberiano obbligherà Cina e Russia a costruire delle nuove condutture, per le quali i due Paesi investiranno circa settantacinque miliardi di dollari: un prezzo che ha spinto alcuni commentatori a definire “eccessivo” il costo della diversificazione delle esportazioni di gas russo; altri ritengono invece che il nuovo progetto rappresenti un’ottima opportunità di sviluppo per una zona trascurata della Russia. La Russia ha inoltre offerto alla Cina una partecipazione nel terminal di gas naturale liquefatto della Gazprom a Vladivostok e destinato alla CNPC un pacchetto azionario del gigante petrolifero Rosneft.

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In base a questi accordi, non ancora definiti, la Cina diventerebbe secondo gli analisti di Stratfor qualcosa di più che un semplice mercato per le materie prime russe. Gli accordi firmati non riguardano esclusivamente il gas. Durante la visita del presidente Putin in Cina i due Paesi hanno firmato quello che Yuri Ushakov, assistente di Putin, ha descritto un “pacchetto fantastico” di contratti - molti dei quali prevedono per la prima volta la produzione di merci altamente rifinite. Gli accordi comprendono inoltre: un progetto da dieci miliardi di dollari per lo sviluppo di un aereo commerciale per voli a lungo raggio in grado di competere con Boeing e Airbus; la costruzione nella Russia centrale di un grande stabilimento della cinese Great Wall Motors, che sfornerà ogni anno centocinquantamila veicoli a trazione integrale; la creazione, a Shangai, di una joint-venture tra aziende petrolchimiche russe e cinesi basata su tecnologie russe; la costruzione di ponti e infrastrutture lungo il confine russo-cinese, al fine di ridurre drasticamente i tempi di trasporto di merci e persone.

 
Perché la Cina ha bisogno della Russia?

I due Paesi hanno deciso di finanziare i progetti con le proprie valute nazionali anziché con il dollaro. La Cina ha già erogato a Rosneft dei prestiti in rubli. Secondo Putin, il volume complessivo degli accordi che entro il 2020 saranno finanziati tra Cina e Russia vale più di duecento miliardi di dollari. Russia e Cina si sono dunque “alleate”, come alcuni temevano? Sergei Luzyanin, dell’Istituto rapporti internazionali di Mosca, crede che l’accordo consolidi un nuovo equilibrio di poteri nel mondo. Stando a Luzyanin la Cina, che ha adottato una posizione neutrale rispetto all’Ucraina, ha di fatto appoggiato Mosca, offrendole una “neutralità amichevole” che ha sminuito l’impatto delle sanzioni imposte alla Russia dall’Occidente. “Ma non lo sminuisce per l’Europa occidentale”, afferma il ministro dell’Energia russo Aleksandr Novak, che aggiunge: “senza le forniture di gas russo l’Europa non potrebbe far fronte alle proprie esigenze energetiche”.

Novak prevede che entro il 2020 la produzione di gas europeo diminuirà del venti percento. Un dato che, abbinato alla riduzione delle forniture di gas russo, potrebbe determinare un significativo aumento del costo del gas per gli europei. Il Qatar ha già iniziato a trasferire le proprie esportazioni dall’Europa all’Asia, dove il prezzo è molto più alto. E gli stessi produttori Usa, quando inizieranno ad esportare gas, saranno tentati di venderlo all’Asia. Nessuno sarà disposto a sussidiare gas per l’Europa. Secondo gli analisti di Stratfor, il recente accordo energetico non significa che Mosca e Pechino siano allineate politicamente: ogni Paese trae vantaggi dall’altro, e la loro partnership potrebbe assicurare ai due Paesi stabilità interna e rafforzare la loro posizione nel mondo. La minaccia di una “Nato asiatica” Il professor Luzyanin ritiene inoltre che la Cina potrebbe passare da una “neutralità amichevole” a una posizione di maggior sostegno verso la Russia, ma solo se il presidente Obama continuerà nella sua politica di contenimento della Cina nelle sue dispute territoriali con il Giappone e altri Paesi vicini. Se questa politica si traducesse in una sorta di “Nato asiatica”, aggiunge Luzyanin, la Cina sarà tentata di rafforzare la propria partnership strategica con la Russia.

Luzyanin non prevede la formazione di un’alleanza militare tra i due Paesi, ma crede che il trattato di alleanza Cino-russo del 2001 potrebbe essere ampliato per riflettere le nuove realtà. Le ambizioni della Cina vanno ben oltre un’alleanza strategica con qualsiasi Paese: il suo progetto di una nuova Via della Seta che si snoda dall’Europa alla Cina è grandioso e dovrebbe toccare decine di nazioni. In vista dell’imminente ritiro delle forze occidentali dall’Afghanistan, afferma Luzyanin, questo Paese rischia di diventare l’anello più debole del progetto, e ciò obbligherebbe la Cina a ricorrere all’aiuto della Russia anche in questo ambito.

Nel 1972 la politica diplomatica del presidente Nixon in Cina segnò una svolta nell’arena internazionale. Una svolta che il presidente Obama, con la sua politica di ribilanciamento degli interessi e della presenza Usa in Asia “Pivot-to-Asia” sta cercando di bissare. A proposito della strategia “Pivot to Asia”, gli esperti americani Kurt Campbell e Brian Andrews affermano che Washington sta cercando di coinvolgere una serie di poteri, sia già affermati che emergenti, nella “costruzione di legami diplomatici, economici, personali e di sicurezza” nella regione dell’Asia pacifica. Tra questi poteri si nota la cospicua assenza della Russia, un’importante potenza dell’Asia pacifica, appena divenuta ancora più cruciale per il futuro della regione. E senza la quale la strategia degli Usa in Asia rischia di non andare a buon fine.

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