Il voto in Ucraina dai seggi di Mosca

Secondo Interfax, sono stati oltre 700 gli ucraini hanno votato nei seggi allestiti a Mosca (Foto: Sergei Kuznetsov / RIA Novosti)

Secondo Interfax, sono stati oltre 700 gli ucraini hanno votato nei seggi allestiti a Mosca (Foto: Sergei Kuznetsov / RIA Novosti)

Il corrispondente di Rbth ha parlato con gli elettori che si sono recati alle urne nell’Ambasciata a Mosca. Tra misure di sicurezza e la speranza di un futuro migliore

L’ambasciata ucraina a Mosca è situata in un edificio storico del XVIII secolo, in pieno centro. La lunga cancellata è ricoperta di fiori e icone. I moscoviti hanno iniziato a venire qui per rendere omaggio a coloro che sono rimasti uccisi a Odessa il 2 maggio, quando la sede del Sindacato del commercio è andata in fiamme provocando la morte di 47 persone, dopo i violenti scontri tra le autorità di Kiev e gli attivisti filo-russi. In questa calda domenica di elezioni per la presidenza dell’Ucraina, i fiori sono stati a loro volta ricoperti di transenne. La polizia ha eretto un cordone tutto intorno all’intero edificio, lasciando aperto uno stretto passaggio. Per entrare nell’ambasciata, quindi, è necessario passare attraverso un metal detector installato in strada, a una certa distanza dall’ingresso. In Russia i cittadini ucraini hanno potuto votare per l’elezione del presidente del loro paese in sei seggi: nell’ambasciata ucraina di Mosca, nei consolati di San Pietroburgo, Niznij Novgorod, Ekaterinburg, Novosibirsk e Rostov sul Don.

Le misure di sicurezza di tutti questi seggi ovviamente erano molto inflessibili, per evitare qualsiasi gesto provocatorio. Quando mi è stata controllata la borsa, l’agente di polizia ha trovato una bottiglia d’acqua di plastica. “Può aprirla, per favore? Così che io possa annusarla”, ha detto. “Ma è sigillata - le ho fatto notare. - Va bene, allora, entri pure”, ha risposto. Questa volta tutto era molto ben organizzato. Gli elettori dovevano registrarsi in anticipo. Non c’erano code. Si passava attraverso il metal detector e ci si ritrovava all’interno, in una stanza fresca. “Come mai non c’è coda? Alle ultime elezioni c’era una ressa…c’è meno affluenza questa volta?”, ho chiesto a una guardia ucraina della sicurezza. “Niente affatto – mi ha risposto. Ci sono molti elettori. Solo che l’ultima volta molti di loro avevano omesso di registrarsi in anticipo e quindi c’erano file. Adesso che invece chiediamo di registrarsi in anticipo, non si fa più coda”.

“Ha visto che code enormi a Kiev? - ha chiesto uno degli elettori -. Le ho viste su internet”. Dopo aver ricevuto un numero, gli elettori attraversano un cortile interno molto ben tenuto che porta all’edificio principale, la cui facciata è ricoperta di manifesti con i ritratti dei vari candidati. Nessuno però si sofferma a studiarli. Il sole è caldo e tutti sono impazienti di raggiungere l’interno, ed entrare nel fresco atrio dell’edificio dell’ambasciata.

Gli elettori compongono una folla variegata: alcuni sono venuti indossando il costume tradizionale ucraino, camicie ricamate vyshyvanka. Altri sono semplicemente vestiti con eleganza, mentre altri ancora hanno indosso i vestiti di tutti i giorni. “Io sono di Donetsk. I miei genitori vivono ancora lì, ma non possono votare. Come saprete, tutti quegli uomini armati in giro per la città rendono impossibile recarsi ai seggi. E allora mi hanno chiesto di votare anche a loro nome. Metaforicamente parlando, si intende”. Entra un uomo che indossa una maglietta e un ornamento folcloristico che attira l’attenzione. “Lei ha davvero una splendida vyshyvanka”, osserva un’elettrice. “È di Ralph Lauren”, risponde l’uomo con insolenza. Fine della conversazione.

La gente che è venuta qui a votare è originaria di zone diverse dell’Ucraina: Kiev, Donetsk, Dnipropetrovsk, perfino dalla Crimea. Una giovane donna con due bambini che indossano camicie vyshyvanka racconta che vive a Mosca, ma è originaria della Crimea. “Chiederà la cittadinanza russa?”, le chiedo. Dopo che la Crimea è diventata parte della Russia, la maggior parte dei crimeani ha presentato domanda di cittadinanza russa. “No, vivo a Mosca per motivi di famiglia, ma resto una cittadina ucraina e voglio ritornare in Ucraina. Solo che, per il momento, non ho proprio idea di quando potrò farlo”.

Quando esco dall’edificio dell’ambasciata, i cordoni della polizia sono ancora lì. Ascolto per caso il messaggio che uno dei poliziotti riceve sulla sua radiolina: “Arbat, consumo di alcolici in luogo pubblico. Passo”. Per strada, fuori dall’ambasciata, è tutto tranquillo. Nella turistica Arbat, a quanto pare, chiaramente un po’ meno.

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