Verso una nuova Cuba?

Vignetta di Alexei Iorsh

Vignetta di Alexei Iorsh

Come reagirà Mosca al potenziamento delle forze militari della Nato nell'Europa Orientale?

Nel contesto della crisi ucraina la Nato ha deciso di incrementare le forze militari presenti nell'Europa Orientale. Mosca annuncia delle contromisure. Gli esperti parlano fin da ora di un ritorno in forma attenuata della guerra fredda. Secondo quanto ha dichiarato l'8 aprile al Senato americano Derek Chollet, sottosegretario alla Difesa per gli Affari della sicurezza internazionale, il Dipartimento della Difesa americano avrebbe inviato in Lituania altri 6 cacciabombardieri McDonnell Douglas F-15 Eagle, 6 cacciabombardieri tattici F-6, mentre in Polonia sarebbero stati schierati 12 caccia multiuso Fighting Falcon e trasferiti circa 200 istruttori. A marzo di quest'anno nello stretto del Mar Nero sono comparse cacciatorpediniere americane dotate del sistema di difesa antimissilistico Aegis. Inoltre, il Comando militare della Nato ha messo a punto nuove rotte di volo per i velivoli a sistema Awacs nello spazio aereo di Romania e Bulgaria. Ma questo è solo l'inizio.

“Siamo pronti a compiere passi ulteriori, se sarà necessario, intensificando gli addestramenti militari e attivando  i nostri piani di difesa” ha dichiarato Philip Breedlove, comandante supremo delle forze alleate in Europa. Tra le misure concrete da adottare Breedlove ha menzionato il potenziamento delle unità della marina e dell'aviazione dal Mar Baltico al Mar Nero per garantire la sicurezza dei confini dei paesi membri dell'Alleanza. Secondo i rappresentanti occidentali, simili dichiarazioni e azioni, sarebbero motivate dal brusco rafforzamento del ruolo della Russia in Ucraina e dall'annessione della penisola di Crimea.  Anche Mosca ha una sua strategia. Il 17 aprile scorso il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, aveva dichiarato che le decisioni della Russia rispetto alla Crimea erano dettate dalla minaccia costituita da un eventuale ingresso dell’Ucraina nella Nato. “Quando i dispositivi militari si avvicineranno ai nostri confini, da parte nostra saremo costretti ad adottare delle contromisure" aveva detto Putin. 

 
L'influenza della Russia
nell'area post-sovietica

“Qualora le truppe della Nato facessero il loro ingresso in Crimea, dispiegando i loro dispositivi di difesa  aerea ed espellendo  la Russia dalla regione del Mar Nero” ha precisato il leader russo. Putin ha inoltre ricordato che i paesi membri della Nato avevano più volte dato garanzie sulla loro intenzione di non allargare il blocco, ma che non hanno mantenuto le loro promesse. Come ha spiegato il colonnello Konstantin Sivkov, che per molti anni ha prestato servizio nello stato maggiore della Difesa russa, nelle condizioni attuali gli attacchi potrebbero essere effettuati con dispositivi non nucleari  da portaerei e missili da crociera da una base navale. L’esempio  più recente in tal senso è la Lituania. La Russia, in quanto potenza continentale, per il momento non corre questo rischio. Tuttavia, nell’eventualità di un ingresso nella Nato della confinante Ucraina, nella zona d’intervento dell'aviazione tattica rientrerebbero i centri dell’apparato politico, amministrativo, militare russo ubicati a un raggio di 500 chilometri di distanza, le reti di comunicazione e anche le forze nucleari strategiche russe. In caso di attacco improvviso non ci sarebbe praticamente il tempo di decidere come rispondere e quali mezzi utilizzare. I missili russi rimasti potrebbero essere neutralizzati dal sistema di difesa antimissile europeo, oggi intensamente potenziato nell'Europa Orientale, e anche sulle coste settentrionali della Russia.

Di fatto, nel caso di un ingresso dell'Ucraina nella Nato, potrebbe ripetersi una situazione analoga a quella verificatasi all’inizio della crisi caraibica quando gli Stati Uniti avevano collocato i loro missili balistici a medio raggio in Turchia. E Khrushchev, a sua volta, aveva cominciato a schierare i suoi missili a Cuba. Per Mosca l'ingresso dell'Ucraina nella Nato equivarrebbe a un superamento della “linea rossa” e questa eventualità si è fatta ancora più concreta dopo la rimozione forzata del presidente ucraino Viktor Janukovich e l’insediamento del governo filoamericano di Jatsenjuk  e Turchinov. Del modo in cui potrebbero evolvere gli eventi il Cremlino ha già dato prova alla vigilia del Giorno della Vittora intensificando gli addestramenti militari. A dimostrazione dal cosmodromo di Plesetsk è stato lanciato il missile intercontinentale Topol. Mentre dai sottomarini nucleari della flotta del Nord e del Pacifico sono stati effettuati due lanci di missili balistici e anche le truppe hanno lanciato dei missili del complesso tattico Iskander-M.

Oltre a ciò Mosca ha annunciato un sensibile potenziamento della flotta del Mar Nero che garantisce la sicurezza della Russia a Sud e che in prospettiva potrebbe essere presente anche nel Mar Mediterraneo. Resta ancora in agenda la questione della dislocazione di missili mobili del complesso tattico Iskander-M nelle regioni occidentali della Russia, in particolare nella provincia di Kalinin, la cui gittata consente di tenere sotto tiro tutta l’Europa Centrale. “Un ulteriore passo della Nato in direzione o in prossimità dei confini russi rischierebbe di far crollare l'intera architettura del sistema di difesa in Europa” ha dichiarato il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov. “E la Russia sarebbe costretta ad adottare delle contromisure a tutela della sua sicurezza”. 

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