PACE, per Mosca niente diritto di voto

Il divieto arriva come conseguenza dell’annessione della Crimea alla Russia (Foto: Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa)

Il divieto arriva come conseguenza dell’annessione della Crimea alla Russia (Foto: Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa)

L’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa ha privato la delegazione russa del diritto di voto fino alla fine del 2014

L’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa (PACE, organo di cooperazione pan-europea dei 47 stati, che hanno firmato la Convenzione europea sui diritti dell’uomo) giovedì ha privato la delegazione della Federazione Russa del diritto di voto fino alla fine del 2014 come conseguenza dell’annessione della Crimea alla Russia. Inoltre i parlamentari russi fino alla fine dell’anno non avranno il diritto a prendere parte agli organi gestionali dell’Assemblea e ad essere osservatori nel corso delle votazioni. In questo modo la PACE non ha deciso il completo ritiro della delegazione russa e si è limitata alla cosiddetta variante morbida di sanzione.

La delegazione russa, in segno di protesta, ha deciso di abbandonare la sessione primaverile. Tuttavia la Federazione non vuole prendere decisioni affrettate circa il proprio abbandono dell’Assemblea.

Dal momento del suo ingresso nell’organizzazione la Russia è già stata privata del diritto di voto due volte. La prima volta è accaduto nel 2000 in seguito alle operazioni antiterroristiche in Cecenia.

Le relazioni al momento non sono interrotte

Già prima della votazione il capo della delegazione russa, il presidente del comitato della Duma di Stato della Federazione Russa per gli affari internazionali Alexei Pushkov, ha dichiarato che la Russia e la PACE stanno vivendo la più grave delle crisi e che molto probabilmente si arriverà all’interruzione di ogni rapporto.

Tuttavia, a seguito della decisione della PACE, Pushkov ha sottolineato che Mosca non intende prendere decisioni affrettate circa il suo ritiro dall’Assemblea. In base a quanto da lui dichiarato “la decisione circa la futura cooperazione tra la Federazione Russa e la PACE sarà presa dalla Russia nelle prossime settimane”.

Con ciò ha sottolineato che le proposte più estremiste della sezione critica della PACE nei confronti della Russia non hanno ricevuto supporto.

"Inoltre c’è stato l’emendamento №7, con il quale si vieta alla delegazione russa di votare e prendere parte agli organi di gestione del Consiglio dell’Europa. Noi riteniamo che questa sia una grave violazione dei diritti della nostra delegazione e che questo sia sufficiente perché la delegazione russa riveda la questione della sua partecipazione futura alle attività dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa”, ha affermato Pushkov.

Mosca può ridurre il contributo finanziario alla PACE

“Noi non sbatteremo la porta, e credo che ciò sia giusto. Noi non dobbiamo assecondare il tentativo odierno di tappare le bocche, in particolare ai politici e ai giornalisti russi attraverso le restrizioni del regime dei visti e attraverso la revoca dei poteri, come sta accadendo in questa situazione. Bisogna capire che c’è in corso una guerra informatica e in questa guerra informatica ogni voce, tanto più la voce di un politico, che si rispetti o meno, in ogni istituto europeo è molto importante. Per noi era importante questo, la presenza della nostra voce”, ha affermato il primo vice presidente del Comitato della Duma di Stato per gli affari internazionali, Leonid Kalashnikov alla radio Kommersant FM.

Il membro del Consiglio della Federazione e della delegazione russa alla PACE Igor Morozov propone, in risposta alla limitazione dell’autorità, di rivedere il contributo finanziario della Federazione Russa all’Assemblea. "Semplicemente non devono trattarci in questo modo, a mio avviso da parte nostra ci sarà la revisione del nostro contributo finanziario all’Assemblea”, ha dichiarato Morozov a RIA Novosti al telefono da Strasburgo.

Dopo aver notato che attualmente il contributo russo è il “più consistente”, il senatore russo ha deciso di ridurlo, in modo tale che il colpo venga accusato dalla PACE. "Questo sarebbe equo, ma adesso emerge che i nostri peggiori oppositori politici vanno in Ucraina con i nostri soldi”, ha affermato.

Tuttavia il senatore ritiene che la Russia debba continuare il lavoro alla PACE, perfino a un livello “basso”, come nei corridoi e nelle commissioni. "A noi serve portare lì le nostre posizioni relative a Ucraina e Crimea, anche se a livello di commissioni di lavoro o di colloqui non ufficiali”, ha affermato.

Più radicale è la posizione del presidente dell’Istituto di strategia nazionale Mikhail Remizov, il quale ritiene che la Russia avrebbe già da tempo dovuto interrompere i rapporti con la PACE, all’interno della quale per molti anni è stata sottoposta a critiche prive di fondamento e verificare la possibilità di porre fine all’adesione al Consiglio dell’Europa con relativa interruzione del finanziamento.

Con Remizov è solidale il Direttore della cattedra di politica e funzionamento della UE e del Consiglio d’Europa, il professore del MGIMO (Università statale di Mosca degli Affari Esteri), Oleg Barabanov. Secondo il suo parere, la Russia non ha ricevuto nessun vantaggio sia dall’adesione alla PACE che allo stesso Consiglio d’Europa. “Di fatto la Russia era stata attaccata sia dal Consiglio d’Europa che dalla PACE anche durante la campagna cecena, pertanto io ritengo che questo formato vecchio che non ci dà alcun vantaggio sia apertamente russofobo. E penso che sia giusto intraprendere il percorso che porti la Russia fuori non solo dall’Assemblea Parlamentare ma anche dal Consiglio d’Europa”, ha sottolineato l’esperto.

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