Ucraina, cosa succede al confine

Militari in Ucraina (Foto: Itar Tass)

Militari in Ucraina (Foto: Itar Tass)

Militari, profughi e guardie di frontiera raccontano cosa sta accadendo

Il settore più esteso del confine russo-ucraino, che si allunga per 700 km, è quello situato nella provincia di Rostov. Nell’ultima settimana in questa zona prima sono stati dislocati dei contingenti russi supplementari e quindi sono stati ritirati. Siamo andati sul posto per monitorare la situazione al confine. Finché le guardie di frontiera non hanno proibito l’ingresso in territorio ucraino.

L'autore

Ivan Baranov è un famoso giornalista russo, responsabile della rubrica di politica del giornale di opposizione “The New Times”. In precedenza Baranov aveva collaborato con Gazeta.ru. Nel 2008 ha sposato la giornalista moldava Natalja Morar, autrice sullo stesso giornale di articoli sul tema della corruzione, e che dal 2007 è stata considerata ospite indesiderata nel paese. Ivan Barabanov e Natalja Morar erano convinti, che dopo il matrimonio con un cittadino russo, alla giornalista non sarebbe stato negato il permesso di entrare nel paese e si sono rivolti persino a Vladimir Putin e Dmitrij Medvedev dopo che gli era stato impedito di uscire dall’aeroporto. La situazione si è risolta nel 2012

I militari

Il primo aprile l’ufficio stampa del ministero della Difesa ha reso noto che i battaglioni della 15esima brigata motorizzata, che avevano effettuato gli addestramenti in questa zona, avrebbero fatto ritorno alla loro base nella regione di Samara. Ma, benché il contingente militare dislocato alla frontiera con l’Ucraina sia stato ridotto, la presenza militare nelle zone di confine è più che evidente. Camion militari continuano a transitare in direzione del confine. A Taganrog i residenti raccontano che già alla vigilia del referendum in Crimea transitavano in direzione dell’Ucraina numerosi veicoli che trasportavano tecnologie militari e che non sono per il momento più ripartiti.

“D’altro canto, se si fosse programmata qualche operazione seria, le tecnologie belliche sarebbero state trasferite di notte e occultate, e non in pieno giorno attraverso tutta la città” sostiene un giornalista di Taganrog, Evgenij Fridman. Le manovre, che dovrebbero teoricamente essere già concluse, sembrano invece proseguire. In prossimità dei villaggi di Kusminka e Chkalov, a 130 km dal confine, si trova un poligono militare, dove dall’11 al 14 marzo si sono svolti addestramenti di unità di paracadutisti dell’aeronautica a cui hanno preso parte 1.500 parà e decine di reparti e unità tecnologiche militari. Le strade di campagna che portano all’ingresso del poligono alla vigilia delle manovre sono state riparate, lungo il perimetro dell’impianto i soldati continuano a controllare il territorio e a gruppi di 2-3 si riscaldano davanti al fuoco sul ciglio della strada. All’interno del poligono, davanti al posto di comando, sono accatastate bene in evidenza attrezzatture tecnologiche belliche. 

“L’accesso all’impianto resterà vietato ancora per parecchi giorni” con queste parole un soldato ha fermato un corrispondente che monitorava l’ingresso del poligono militare. Secondo le sue parole, tutti gli allievi, lui compreso, sarebbero stati trasferiti all’inizio di marzo dopo un’allerta nella regione di Rostov“A dire il vero avrei avuto una sessione d’esame” dice “Ma per ora nessuno sa quando ci faranno rientrare a casa. Ogni giorno giungono disposizioni diverse. Secondo l’ultimo ordine che è arrivato dovremmo essere trasferiti da qui tra un paio di giorni”.  

Nel Nord della regione le cose vanno in modo del tutto diverso. A Novoshakhtinsk, poco lontano dal confine, non ci sono né contingenti, né tecnologie belliche. Da Novoshakhtinsk a Nord lungo il confine parallelamente all’autostrada “Don” si diramano delle strade rurali che non sono indicate neppure nelle carte. Negli ultimi tempi hanno cominciato ad estenderle e ampliarle e ora le stanno riparando e asfaltando. Nella città di Donetsk, nella regione di Rostov, al checkpoint  Izvarino, avevo intenzione di oltrepassare il confine per raggiungere attraverso Lugansk e Kharkov le regioni di Belgorod e Kursk al confine russo-ucraino.

“Ora evitiamo di guidare oltre il confine con le targhe russe” si lamentano gli autisti della locale stazione di autobus. “È meglio che attraversi a piedi il confine e che da lì prenda un taxi per arrivare fino a Lugansk”. Le guardie di frontiera ci avvertono che autorizzano raramente degli uomini con passaporto russo ad attraversare il confine. I loro colleghi ucraini ci interrogano per un’ora e mezza buona e filmano tutto con la telecamera: “Dove è diretto? Quante volte è stato in Ucraina negli ultimi mesi? Quanto denaro ha con sé? Ha dei conoscenti a Kiev?”. Non ci hanno consentito di superare il confine adducendo come motivazione la’“mancanza di  ricevute che attestavano la prenotazione di un alloggio in territorio ucraino”.

I profughi

Una volta tornato a Donetsk, alla stazione degli autobus scopro che in città non sono state adottate misure speciali di sicurezza. Sono stati predisposte solo alcune  case albergo come strutture di accoglienza nell’eventualità in cui dovessero giungere profughi dall’Ucraina. Ma nel punto più vicino al confine statale e dove potrebbe esserci una maggiore concentrazione di profughi ne esistono ben poche. A 20 km da Taganrog, nel villaggio di Zolotaja Kosa, i cittadini provenienti dall’Ucraina da quasi due settimane sono accolti nel pensionato per bambini “Romashka”, sulla riva del Mare d’Azov. Si tratta di 34 profughi perlopiù provenienti dalle regioni sud-orientali del paese. Ogni famiglia ha ricevuto una stanza indipendente e ha diritto a tre pasti il giorno.

Una nucleo famigliare, composto da 14 persone, è arrivato fin qui, nella regione di Rostov, da Nikolaev. Il capofamiglia, che non ha voluto rivelare il suo nome, spiega perché hanno deciso di fuggire. “Gli estremisti organizzano saccheggi, massacrano di botte i russi e assaltano con le armi taxi e autobus” riferisce. Il ministero del Lavoro della regione di Rostov, secondo quanto racconta, cerca posti  di lavoro per i profughi, ma le auorità locali non sembrano avere nessuna fretta di concedere lo status di rifugiato politico a chi arriva, né tantomeno la cittadinanza.

Artem, di professione costruttore edile, è arrivato al “Romashka” dalla regione di Lugansk, insieme alla moglie e ai loro due figli: “Non c’è più niente da fare lì. Il lavoro manca, nessuno vuole costruire più nulla perché non si sa che cosa potrà accadere domani. Non sono riuscito neppure a vendere la mia vecchia auto. Ora nessuno ha voglia di sperperare  soldi”A suo avviso la maggioranza dei residenti di “Romashka” sono diventati profughi, non per le minacce subite dalla popolazione russofona dell’Ucraina, ma perché avevano sentito dire in televisione che immediatmente dopo aver attraversato il confine e aver ricevuto lo status di profughi, avrebbero ottenuto la cittadinanza russa, un alloggio e un sussidio in denaro.

 “Ma una volta qui ci hanno immediatamente informato che non avremmo ottenuto né il passaporto, né il diritto d’asilo, né lo status di rifugiati politici” dice. “Le autorità locali promettono di aiutarci a trovare un lavoro e offrono diverse possibilità. A me, per esempio, hanno offerto un impiego come autista della Kamaz in una delle cooperative agricole locali, e a mia moglie di lavorare lì come mungitrice. Ma per questo è necessario ottenere prima il permesso di lavoro, e poi il Servizio federale d’immigrazione richiede un mucchio di documenti che è necessario fare in Ucraina”. A detta di Artem, a causa di queste difficoltà, due profughi sarebbero già rientrati a casa. Ma Artem e la sua famiglia hanno intenzione di restare in Russia e di trovare un lavoro qui.

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