La Transnistria e quel referendum del '92

Il territorio della Transnistria venne colonizzato dall’Impero russo alla fine del XXVIII secolo (Foto: Itar Tass)

Il territorio della Transnistria venne colonizzato dall’Impero russo alla fine del XXVIII secolo (Foto: Itar Tass)

Dopo il caso Crimea, quali sono le valutazioni del Cremlino sulla regione russofona della Moldavia?

Dopo gli eventi in Crimea l’attenzione della comunità mondiale si è fissata sulla Transnistria, la regione russofona della Moldavia che dichiarò la sua indipendenza già nel 1990 ma divenne de facto indipendente a seguito del conflitto armato conclusosi nel 1992. Come valutano a Mosca e a Chisinau la situazione in Transnistria dopo i disordini di piazza a Maidan, in Ucraina, e l’adesione della Crimea alla Russia?

Il memorandum Kozac

Nel 2003, con la partecipazione di Dmitry Kozak, un inviato speciale russo, venne redatto il "Memorandum Kozak", che prevedeva il ritorno della Transnistria alla Moldavia quale Stato federale. All'ultimo momento il Presidente comunista Vladimir Voronin, sotto la pressione dell'Occidente, si rifiutò di firmare il memorandum che aveva già siglato

Il punto di vista di Chisinau: il crollo del sistema statale

L'attuale Presidente della Moldavia Nicolae Timofti è stato eletto nel suo incarico nel 2012 dall'alleanza di partiti "Per l'integrazione europea”. La sua posizione a riguardo è inequivocabile: ritiro delle truppe russe e ritorno della Transnistria all’interno della Moldova in qualità di “regione a statuto speciale”. I partiti comunista e socialista dell’opposizione ritengono, tuttavia, che la situazione sia un po’ più complessa.

Lo storico e politologo Zurab Todua, deputato del partito comunista in seno al parlamento moldavo, ritiene, in particolare, che: "L'Occidente sta tenacemente spingendo la Moldavia verso un confronto con la Russia. Un eventuale deterioramento della situazione non farebbe che aggradare gli unionisti di Chisinau e Bucarest. Essi aspirano a un assorbimento della Moldavia da parte della Romania e sono disposti a tal fine a "sacrificare" la Transnistria. Bisogna tuttavia tenere conto anche degli umori che si respirano in Moldavia: nel caso in cui gli eventi assumessero un carattere “precipitoso”, alla Romania passerebbe solo una parte della riva destra moldava. Una parte cospicua della popolazione, soprattutto nel Nord e nel Sud del Paese, infatti, è a favore dell’integrazione nell’unione doganale ed eurasiatica con la Russia”.

Le forze armate russe

In Transnistria vi sono quasi 2.000 militari russi: 1.500 sono membri dei reparti operativi dell’esercito e 400 fanno parte di contingenti di pace. Ma persino questo numero di soldati russi è considerato dalla moderna Ucraina una “minaccia”

Secondo Todua, la Moldavia ha, in tutto, due possibilità per evitare lo scenario dell'“Ossezia del Sud" o della "Crimea" in Transnistria: "in primo luogo, se Chisinau non cercherà mediante la via militare di risolvere la questione territoriale, e in secondo luogo, se il Paese riuscirà a mantenere la stabilità politica interna". Molti, tuttavia, nutrono già dei seri dubbi per quanto riguarda il mantenimento della stabilità interna. “In Moldavia si sta conducendo una chiara e sfacciata rumenizzazione della popolazione”, dichiara convinto il rappresentante del partito socialista, il deputato Igor Dodon. “Nell’entità autonoma della Gagauzia è stata negata la possibilità di indire un referendum su una questione esterna. I referendum sono vietati anche nel resto delle regioni del Paese. Le autorità guardano verso l’Occidente e hanno intrapreso una politica intransigente di integrazione europea, nonostante, secondo i sondaggi, più della metà dei cittadini del Paese voglia che la Moldavia entri nell'Unione doganale”, ricorda il deputato.

"Chisinau si mette in difficoltà, si spinge da sola in un punto morto e rischia di condurre il Paese alla disintegrazione”, ha dichiarato Dodon. “Il vincitore in questo caso sarebbe Bucarest, che si sta già sfregando le mani, mentre guarda contento come la sovranità moldava cade in rovina. Se Chisinau continuerà la politica di rumenizzazione e di integrazione europea, se l’Oriente e Occidente entreranno in una nuova Guerra Fredda, e se si verificheranno altri casi di separazione territoriale, oltre a quello della Crimea, allora non solo la Transnistria ma anche la Gagauzia richiederà una piena separazione dalla Repubblica di Moldavia, causando così un crollo de sistema statale”, ha avvertito il capo del partito socialista.

Numeri e storia

Il territorio della Transnistria venne colonizzato dall’Impero russo alla fine del XXVIII secolo. L’attuale capitale è la città di Tiraspol, fondata da Alexander Suvorov nel 1792. Prima della rivoluzione del 1917 la Transnistria era divisa nei governatorati di Cherson, Podolia e Bessarabia. La popolazione della Transnistria è composta per il 31,9% da moldavi, per il 30,3% da russi e per il 28,8% da ucraini. Le lingue ufficiali sono il moldavo (cirillico), il russo e l’ucraino. La valuta nazionale è il rublo transnistriano

Secondo Dodon, l'unica cosa che potrebbe far rinascere la Moldavia all’interno dei suoi confini sovietici sarebbe la federalizzazione del Paese. "Per risolvere in maniera pacifica e di comune accordo questo problema che si trascina ormai da vent’anni con Tiraspol, Chisinau non ha nessun’altra possibilità se non quella di cambiare radicalmente la struttura amministrativa del Paese. Anche in Occidente ormai se ne sono resi conto. Eppure le autorità di Chisinau cercano ancora in maniera ostinata di riprendersi il territorio transnistriano in qualità di distretto. Bucarest contribuisce da parte sua a questa ostinatezza controproducente. Per i rumeni la federalizzazione della Moldavia metterebbe fine alle loro speranze di vedere riunificato il nostro territorio e di assistere alla nascita della Grande Romania”, ha spiegato il deputato.

Il punto di vista di Mosca: il blocco della Transnistria viola i diritti umani

La Russia, in 23 anni, non ha mai messo in discussione, a livello ufficiale, l'integrità territoriale della Moldavia. Ma ciò che, per motivi di natura diplomatica, non possono dichiarare i rappresentanti del potere esecutivo, lo dicono gli esperti e i deputati della Duma di Stato. "Tutto sembra indicare che nei prossimi giorni la Transnistria verrà sottoposta a un rigido blocco”, ha dichiarato Alexei Martynov, direttore dell'Istituto internazionale dei nuovi Stati. “In questa situazione, la Russia non può restare indifferente e chiudere un occhio sul destino dei 200mila cittadini russi che risiedono in pianta stabile nel territorio della Transnistria”, ha osservato Martynov.

"Oggi, molti parlano di un possibile “scenario crimeano" per la Transnistria. Io penso che per la repubblica si svilupperà uno scenario transnistriano tutto suo. E se le autorità di Chisinau, perlomeno per ragioni di sicurezza personale, non avvieranno al più presto una procedura per il riconoscimento di un secondo Stato moldavo, ovvero la Repubblica Moldava di Transnistria, nel brevissimo termine la Transnistria potrebbe diventare l’ottantacinquesimo soggetto federale della Federazione russa”, ritiene l'esperto. Il riconoscimento della Transnistria, per non parlare della sua adesione alla Russia, creerebbe una serie di problemi tecnici ancor più complessi di quelli causati dall’adesione della Crimea, nonostante la popolazione di questo Stato, per il momento non riconosciuto, sia di tre volte inferiore. La Russia non ha nessun confine comune con la Transnistria. Il traffico aereo è problematico a causa della mancanza di un aeroporto civile a Tiraspol. E la reazione dell'Europa occidentale e degli Stati Uniti sarebbe molto più isterica. Questo da un lato. Dall’altro, ci sono i 200mila cittadini russi e i 300mila sostenitori dell’adesione alla Russia, intrappolati sulla stretta striscia di terra lungo la riva del Dnestr.

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