Le nuove scelte per la politica estera

Nel suo intervento, Vladimir Putin ha cercato di far capire all’Occidente che, oltre all’Ucraina, vi sono altri problemi di portata mondiale che la Russia e l'Occidente devono risolvere insieme (Foto: Reuters)

Nel suo intervento, Vladimir Putin ha cercato di far capire all’Occidente che, oltre all’Ucraina, vi sono altri problemi di portata mondiale che la Russia e l'Occidente devono risolvere insieme (Foto: Reuters)

La crisi in Ucraina, il referendum in Crimea e i rapporti con l’Occidente, che Mosca vuole siano basati su “principi di parità, apertura e onestà”

L'intervento di un'ora di Vladimir Putin alla cerimonia per la firma dell'accordo con la Crimea e con Sebastopoli è già stato ribattezzato dai mass media occidentali "il secondo discorso di Monaco". Nel suo intervento il presidente russo ha enunciato i principi della nuova politica estera della Russia, dichiarando concluso un periodo di 25 anni dalla fine della Guerra Fredda.

Il gioco all'americana

Secondo le dichiarazioni di Putin, la Russia è stanca di non essere considerata in Occidente come un partner alla pari. "Troppe volte ci hanno raggirato, hanno preso decisioni alle nostre spalle, ci hanno messo di fronte al fatto compiuto", ha dichiarato il presidente. "È successo nell'ambito dell'ampliamento a Est della NATO, ma anche dello sviluppo dei sistemi di difesa antimissilistica, dei continui rinvii nelle trattative sulla questione dei visti, delle promesse di concorrenza leale e di libero accesso ai mercati globali". Putin ha sottolineato che Mosca desidera che "i nostri rapporti siano basati su principi di parità, apertura e onestà", aggiungendo che la Russia ha una posizione indipendente nell'arena internazionale, ed è determinata a difenderla con tutti i mezzi a sua disposizione.   

Cosa comportano le sanzioni militari

"Non siamo affatto d'accordo con l'idea che solo un paese possa violare il diritto internazionale. Che solo un paese possa appellarsi alle realtà della politica internazionale per difendere i propri interessi nazionali", ha spiegato al corrispondente di Russia Oggi il vicedirettore del Centro di ricerche globali europee e internazionali della Higher School of Economics di Mosca Dmitri Suslov. Nel suo discorso Putin ha fatto intendere in pratica che d'ora in poi la Russia si comporterà esattamente come gli Stati Uniti: "Perché mai ciò che è consentito agli albanesi in Kosovo è vietato in Crimea ai russi, agli ucraini e ai tatari?".

La nostra gente, i nostri interessi

La difesa dei connazionali all'estero: anche questo è un altro elemento importante del discorso di Putin. Il Cremlino si è proclamato difensore dei russi che dopo la disgregazione dell'Unione Sovietica si sono ritrovati sparsi in tanti paesi diversi. "Milioni di russi si coricarono la sera in un paese e si risvegliarono all'estero... il popolo russo divenne uno dei più grandi, per non dire il più grande popolo disseminato per il mondo", ha dichiarato Putin. Se fino ad ora Mosca aveva preferito agire attraverso delle istituzioni di integrazione sovranazionale (e in particolare dell'EvrAzES, la Comunità Economica Eurasiatica), adesso, dopo i tentativi dell'Occidente di sottrarre l'Ucraina alla Russia per mezzo di una rivoluzione, si è dichiarata pronta a difendere i propri interessi e la propria sicurezza con metodi più radicali. 

Il futuro della Crimea

"Vladimir Putin ha annunciato la possibilità di una revisione dei confini stabiliti nello spazio post-sovietico qualora sorgessero minacce nei confronti di quello che lo stesso presidente chiama 'il mondo russo'", racconta al corrispondente di Russia Oggi il politologo russo Sergei Markedonov. Queste dichiarazioni hanno rafforzato i timori dei partner occidentali e la preoccupata attenzione di alcuni Stati della CSI (in particolare del Kazakistan, la cui regione settentrionale è popolata da russi). Eppure, gli esperti ritengono che questi timori siano prematuri. "La Russia non si metterà ad aprire conflitti lungo il perimetro delle sue frontiere", spiega Markedonov. "Semplicemente, il caso della Crimea ha dimostrato che se vi saranno delle minacce seguirà una reazione. E se prima della Crimea Mosca era disposta a considerare le fobie e le preoccupazioni dell'Occidente, d'ora in poi metterà al primo posto i propri interessi".

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È indispensabile trovare un accordo

In Europa e negli Stati Uniti il discorso di Putin ha suscitato sconcerto. "L'Occidente guarda con preoccupazione sempre crescente alla trasformazione della politica estera russa; da noi si parla sempre più spesso di un ritorno alla contrapposizione, o addirittura di una nuova Guerra Fredda con la Russia", spiega al corrispondente di Russia Oggi Andrew Weiss, vicepresidente del Fondo Carnegie americano. "Mosca non potrà più collaborare con i partner occidentali come un tempo. Dopo l'annessione della Crimea da parte della Russia, in Occidente si formerà un nuovo atteggiamento nei confronti del paese. È ancora presto per poter dire quale esso sarà, siamo solo all'inizio di questo processo". Eppure, nel suo discorso Putin ha lasciato intendere che questa nuova concezione della politica estera non sarà necessariamente basata sulla contrapposizione; Putin non ha intenzione di trasformare la Russia in una sorta di polo antiamericano e in una fonte di instabilità mondiale. 

"L'aspetto fondamentale nell'intervento di Vladimir Putin è che trae un bilancio del periodo seguito alla disgregazione dell'Unione Sovietica", spiega il redattore capo della rivista Rossija v globalnoj politike ("La Russia nella politica globale") Fedor Lukjanov. "Naturalmente, ormai non è in gioco la ricostruzione dell'Unione Sovietica, ma il rifiuto di considerare quanto è accaduto come l'inevitabile conclusione di quel processo. Mosca adesso lo considera un processo non concluso ed è determinata a correggerne i risultati intermedi. Non necessariamente nel senso di una revisione dei confini. La Crimea è piuttosto un caso isolato che non un modello. Quel che conta è una nuova valutazione morale e politica". Al Cremlino, d'altronde, tutti comprendono che nessuna delle parti in causa trarrebbe vantaggio dall'esasperarsi dei rapporti russo-americani o russo-europei. Per questo, nel discorso di Putin sono risonati toni concilianti. Il presidente russo ha cercato di far capire all'Occidente che l'Ucraina non è la questione più importante e che vi sono altri problemi di portata mondiale che la Russia e l'Occidente devono risolvere insieme.

"I tentativi degli Stati Uniti di impedire la reintegrazione nello spazio post-sovietico hanno un carattere artificioso e si basano sull'inerzia. Se riusciremo a far comprendere che il consolidamento di questi territori da parte di Mosca non creerà un polo di forza antiamericano, la nuovaYalta-2 (le nuove norme di condotta in Europa, la definizione dei confini dove termina l'ordine occidentale e comincia il nostro) potrà diventare una garanzia di cooperazione nell'affrontare i problemi transnazionali che riguardano l'Afghanistan, l'Asia orientale e il Medio Oriente", afferma Dmitri Suslov.

D'altro canto, gli Stati Uniti per ora non sono disposti a rassegnarsi al nuovo corso della Russia in politica estera. "Non bisogna aspettarsi che l'Occidente riconosca che l'Ucraina è nella sfera di influenza della Russia. Sarebbe un passo indietro nel ventennale processo di integrazione dell'Ucraina nello spazio transatlantico", sostiene Andrew Weiss. Questa posizione, però, non è costruttiva ed è gravida di nuovi problemi. "L'Occidente, naturalmente, può continuare anche in futuro a rifiutarsi di trattare sulla questione, ma ciò potrebbe comportare un'ulteriore destabilizzazione della situazione in Europa. Bisogna porre fine alle incertezze e alle reticenze che ancora permangono dalla fine della Guerra Fredda", afferma Dmitri Suslov.

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