Crimea, il destino dei militari

Uomini in divisa (Foto: Ricardo Marquina / Russia Oggi)

Uomini in divisa (Foto: Ricardo Marquina / Russia Oggi)

Quale sarà la sorte degli ufficiali dell'esercito dell'Ucraina che prestano servizio nella penisola?

La Repubblica di Crimea e la città di Sebastopoli sono tornate alla Russia. Si sono già diffuse notizie secondo cui i lavoratori della repubblica che affaccia sul Mar Nero riceveranno gli stessi stipendi dei loro colleghi che vivono negli altri soggetti della Federazione Russa; che le pensioni dei veterani di guerra saranno più che raddoppiate, e che le scuole e gli istituti superiori passeranno ai programmi approvati dallo stato russo. Nella Repubblica di Crimea si attende con ottimismo che accadano molte cose, anche se restano ancora dei gravi problemi da risolvere.  

Uno di questi problemi è il destino degli ufficiali e sottufficiali dell'esercito e della marina militare dell'Ucraina che prestano servizio in Crimea. Da una parte, da Kiev giunge loro l'ordine di non abbandonare le caserme e di ricorrere addirittura all'uso delle armi qualora venissero messe in pericolo la vita e l'incolumità dei militari. Dall'altra, alcuni politici nella capitale ucraina parlano della necessità di ritirare le truppe ucraine dal territorio della penisola e di crearvi una zona demilitarizzata. È stato reso noto che il Ministero degli Esteri ucraino sta preparando una proposta in questo senso da indirizzare al Consiglio di Sicurezza dell'ONU.

Cosa sarà dei militari ucraini?

Quando gli uomini in uniforme e mostrine non ricevono dal loro comando ordini chiari su come comportarsi in una determinata situazione critica, può succedere di tutto. E, difatti, è già successo. Durante l'assalto a Simferopoli del tredicesimo Centro fotogrammetrico della Direzione principale di supporto operativo delle Forze Armate ucraine da parte delle forze di autodifesa della Crimea, sotto il fuoco di un cecchino non ancora individuato sono caduti due uomini: un sottufficiale ucraino e un combattente delle forze di autodifesa. Altre due persone sono rimaste ferite in modo grave. La mano dei cecchini è molto simile a quella di chi ha sparato contro i manifestanti di piazza Maidan a Kiev. Le autorità ucraine hanno addossato la responsabilità di questa tragedia alla Russia. A Mosca invece si ritiene che la provocazione sia stata organizzata dai combattenti del "Settore di destra".

Cosa comportano le sanzioni militari

Questo è stato il primo spargimento di sangue in Crimea da quando la repubblica è tornata a far parte della Russia. Non è escluso, anche se non vogliamo crederlo, che le forze dell'ordine della Crimea dovranno alzare il livello di allerta e prepararsi a reprimere nuove provocazioni. I governanti della penisola, per parte loro, dovranno fare tutto il possibile per decidere al più presto le sorti degli oltre ventimila militari ucraini che vi prestano servizio.

Negli ambienti governativi della Crimea si dice che i militari hanno due alternative. La prima è congedarsi dall'esercito dell'Ucraina e passare al servizio delle forze di autodifesa della Crimea, e successivamente entrare a far parte dell'esercito russo e della flotta del Mar Nero, conservando il loro grado militare e ricevendo uno stipendio notevolmente più alto rispetto a quello che avevano nell'esercito ucraino. Per coloro che non vogliono servire la Crimea e Mosca, esiste un'altra soluzione: emigrare in Ucraina. Il governo a Simferopoli è disposto a concedere loro tre mesi di stipendio e un biglietto ferroviario fino alla città nella quale desiderano trasferirsi. Ma per poter accettare questa offerta c'è un grosso ostacolo da superare: nessun ufficiale o sottufficiale ucraino, dell'esercito o della marina, può lasciare il proprio reparto senza avere ricevuto un ordine da Kiev in tal senso. In caso contrario verrebbe considerato un disertore, con tutte le conseguenze che ne derivano.

Come uscire da questa situazione? I governanti della Crimea dovranno consegnare a ciascuno degli ufficiali o sottufficiali interessati una notifica di deportazione in quanto rappresentanti di un esercito estraneo alla Repubblica di Crimea, che si viene a trovare illegittimamente nel territorio della penisola. Questo documento servirà a ottenere l'indulgenza della procura ucraina. In realtà, per i militari di professione ucraini (non consideriamo volutamente i soldati e i sergenti di leva, perché in ogni caso vengono congedati come riserve) esiste anche un'altra alternativa. Coloro che non vogliono servire né nell'esercito russo né in quello ucraino possono presentare un'istanza di congedo e lasciare le Forze Armate. Hanno diritto di avvalersi di questa possibilità molti di coloro che posseggono un'abitazione in Crimea e hanno servito per il numero di anni necessario per ottenere il pensionamento. La pensione è garantita loro dalla legislazione russa.

Cosa accadrà alle attrezzature e ai mezzi militari ucraini?

Oltre ai ventimila e passa militari ucraini, in Crimea rimane ancora una grande quantità di attrezzature e mezzi attualmente in dotazione all'esercito dell'Ucraina. Secondo diverse stime, vi sarebbero almeno 30 navi da guerra e unità navali di servizio, circa centocinquanta mezzi corazzati e una cinquantina di carri armati; una sessantina tra caccia MiG-29 e aerei militari per addestramento L-39, due decine di elicotteri, una sessantina di sistemi missilistici terra-aria a lungo raggio S-300 e quaranta sistemi missilistici terra-aria a breve e medio raggio Buk-M1 e Tor, oltre a dei sistemi di difesa costiera.  Difficile dire se tutta questa "eredità" potrà o meno tornare utile all'esercito della Russia.    

Negli ultimi vent'anni e passa gli armamenti dell'esercito ucraino, compresi quelli dislocati in Crimea, non sono stati rimodernati né aggiornati. Secondo i resoconti degli stessi piloti militari ucraini, dei quaranta caccia MiG-29 presenti nella base dell'aviazione di Belbek, vicino a Sebastopoli, solo cinque sono in condizione di volare.  Anche la situazione degli altri mezzi militari è pressappoco la stessa. I mezzi corazzati e i carri armati possono muoversi e sparare, è vero, ma la loro precisione di tiro suscita parecchi dubbi, come pure lo stato dei sistemi di avanzamento. 

Un discorso a parte meritano le navi della Marina militare ucraina e le unità navali di supporto. Attualmente la maggior parte di esse è bloccata nel porto di Sebastopoli. Ad esempio, l'uscita dalla baia Streletskaja è chiusa da pontoni e barriere galleggianti. Vi si trovano "prigioniere" le corvette Ternopol e Lutsk, la nave ammiraglia Slavutich e l'unico sottomarino dell'Ucraina, lo Zaporozhe. Nella base Meridionale della marina militare (Juzhnaja voenno-morskaja baza), sul lago Donuzlav nei pressi di Evpatorija, sono alla fonda la grande nave da sbarco Konstantin Olshanskij, la nave da sbarco di media stazza Kirovograd, la corvetta Vinnitsa, la nave da trasporto Gorlovka, le dragamine Chernigov e Cherkassy, il cacciamine Genichesk e un'altra decina di unità navali. A ostacolare la loro uscita in mare aperto sono la grande unità antinavale Ochakov e il rimorchiatore Shakhter, destinati alla rottamazione e semisommersi all'ingresso della baia.     

Naturalmente, le due navi si potrebbero sollevare, ma l'operazione richiede tempo e ingenti spese. La domanda è chi se ne farà carico. Se a Mosca si deciderà di restituire a Kiev le navi bloccate, se ne occuperà la marina militare ucraina. Se le navi resteranno alla Crimea come trofeo, se ne occuperà la flotta del Mar Nero. In ogni caso, la questione sarà oggetto di trattative. Ma dal momento che i nuovi governanti ucraini hanno arbitrariamente sequestrato alcune decine di camion russi della "Kamaz" destinati al Kazakistan, la sorte delle navi nella baia di Sebastopoli non è più così chiara come poteva sembrare. Vale la pena di osservare che alcune di queste navi ucraine sono piuttosto vecchie e necessitano di una importante ristrutturazione, di un ammodernamento; ma di questo si potrà discutere solo dopo che sarà stata decisa la loro sorte.  Il problema di dove ristrutturare queste navi, così come le navi della flotta del Mar Nero, non si pone: in Crimea vi sono diverse aziende di costruzioni e riparazioni navali di livello apprezzabile, anche se ora sono piuttosto degradate. Tra queste vi è il 13-esimo Cantiere di riparazioni navali a Sebastopoli, lo stabilimento Zaliv di Kerch, e lo stabilimento More di Feodosija.

Per fare un esempio, il cantiere di Sebastopoli, dove un tempo lavoravano dodicimila operai, oggi ha un organico di circa 200 specialisti. L'azienda fino a poco tempo fa non riparava le navi della flotta del Mar Nero, e i marinai della Marina militare russa erano costretti a far riparare le loro unità navali addirittura in Bulgaria, paese che è entrato a far parte della NATO. D'altronde, la qualità del lavoro degli specialisti bulgari era di gran lunga superiore rispetto a quella delle aziende della Crimea. Ora che gli stipendi dei lavoratori nella penisola dovrebbero aumentare fino a raggiungere la media degli stipendi russi, c'è da sperare che anche l'atteggiamento degli abitanti della Crimea verso il proprio lavoro avrà un netto miglioramento. 

Tutti i diritti riservati da Rossiyskaya Gazeta