Crimea al voto

Il popolo della Crimea al voto (Foto: Mikhail Voskressenski/RIA Novosti)

Il popolo della Crimea al voto (Foto: Mikhail Voskressenski/RIA Novosti)

Con il referendum di oggi i cittadini della penisola si esprimeranno sull’annessione della Repubblica Autonoma alla Federazione Russa

Con il referendum del 16 marzo 2014, i cittadini della Crimea sono invitati a decidere se mantenere lo status di repubblica autonoma dell’Ucraina o se annettersi alla Russia.

La decisione di indire il referendum è stata presa il 6 marzo dal Consiglio Superiore della Repubblica Autonoma della Crimea. Ai cittadini della penisola sarà richiesto di rispondere ai seguenti quesiti: 1. Siete a favore della riunione della Crimea con la Russia in qualità di membro della Federazione Russa? 2. Siete per il ripristino della Costituzione della Repubblica di Crimea del 1992 e a favore dello status della Crimea come parte membro dell’Ucraina?

Kiev reputa il referendum illegale, facendo riferimento al fatto che il suo svolgimento per iniziativa dei poteri regionali non è previsto dalla costituzione ucraina.

L’11 marzo il Consiglio Superiore della Crimea e il consiglio municipale della città di Sebastopoli, senza attendere lo svolgimento del referendum, hanno adottato la Dichiarazione di indipendenza da Kiev della Repubblica Autonoma e della città di Sebastopoli (Sebastopoli, così come Kiev, è gestita in base a uno status speciale della città di importanza nazionale e formalmente agisce come entità autonoma). In base a questo documento, se i partecipanti al referendum si esprimeranno a favore dell’annessione della Crimea alla Russia, la Repubblica di Crimea come stato indipendente e sovrano si rivolgerà alla Russia offrendosi di entrare a far parte della Federazione Russa come nuovo soggetto.

Al referendum possono prendere parte i cittadini dell’Ucraina, che hanno compiuto 18 anni e sono registrati entro i confini amministrativo-territoriali della Repubblica autonoma di Crimea o di Sebastopoli. Secondo il registro elettorale statale, a partire dal 28 febbraio 2014 in Crimea gli aventi diritto al voto ammontano a circa 1,5 milioni di persone, a Sebastopoli a 309.774 mila.

Dello svolgimento del referendum in Crimea si è parlato a seguito a un prolungato confronto tra opposizione e potere. 

La Russia inizialmente ha dimostrato un atteggiamento piuttosto riservato nei confronti dell’iniziativa delle autorità della Crimea. Mosca ha inoltre più volte ribadito di non cercare alcun tipo di guadagno a livello territoriale, a scapito dello Stato confinante. Tuttavia la pressione dell’opinione pubblica russa, che praticamente all’unanimità ha sostenuto la richiesta dei poteri della Crimea di far ritornare la penisola alla Federazione, ha portato il Cremlino a cambiare la propria posizione.

Il 7 marzo, durante la telefonata con il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, Vladimir Putin ha sostenuto che l’attuale dirigenza ucraina installatasi a seguito di un colpo di stato anticostituzionale e priva di un mandato nazionale, impone alle regioni orientali e sud-orientali e alla Crimea decisioni assolutamente illegittime. La Russia non può ignorare a tal proposito le richieste di aiuto e agisce di conseguenza in pieno rispetto del diritto internazionale.

Il 9 marzo nel corso delle conversazioni telefoniche con il primo ministro della Gran Bretagna David Cameron e la prima cancelliera tedesca Angela Merkel, Vladimir Putin ha affermato che i passi della leadership legittima di Crimea si basano sulle norme del diritto internazionale e sono finalizzati a garantire gli interessi legittimi della popolazione della penisola.

Un sondaggio tra i russi effettuato dal Centro Levada ha evidenziato che il 79% degli intervistati si dice favorevole all’annessione della Crimea alla Federazione. Solamente il 12% ritiene che sia più opportuno astenersi da questa azione, mentre il 9% è indeciso.

Oltre una cinquantina gli osservatori che vigileranno sul referendum, provenienti da 21 Paesi, tra i quali Italia, Francia, Usa e Israele.

Il referendum non decide tutto

La leadership della Crimea ha dichiarato che se attraverso il referendum la maggioranza si esprimerà a favore dell’annessione alla Federazione Russa, si sforzerà di espletare tutte le formalità con la massima urgenza. “La procedura di annessione della Crimea alla Russia durerà al massimo due settimane a partire dal giorno del referendum”, ha dichiarato in un’intervista a Ria Novosti il portavoce del Consiglio supremo dell’autonomia Vladimir Konastantinov.

"La procedura proposta è la seguente: La Crimea vota al referendum, poi vota la Duma di stato della Russia, il consiglio della Federazione dà l’approvazione, il presidente firma. Noi riteniamo che in Crimea queste tre azioni avverranno in un tempo massimo di due settimane, ed entro questo arco di tempo da parte nostra sarà terminata la costituzione. Infine la manderemo per l’approvazione alla Duma di stato ", ha detto Konstantinov.

Tuttavia per l’annessione della Crimea alla Federazione non c’è attualmente in Russia la necessaria legislazione. Attualmente il provvedimento di annessione alla Federazione Russa di un paese straniero o di parte di esso è presa a seguito di un accordo interno tra la Federazione Russa e l’altro stato straniero, sancito con un accordo internazionale.

Già nei prossimi giorni la Duma di Stato si prepara ad apportare delle modifiche alla legge che permettono di snellire il processo di annessione della Crimea alla Russia. Il Presidente del Comitato per l’industria della Duma di Stato Pavel Dorochin ha affermato che il 18 marzo si riunirà la Duma di stato per discutere la questione. "Parte della Russia potrà essere o in qualità di regione, o di provincia o di Repubblica autonoma. Nel corso delle consultazioni tra l’alta leadership della Russia e la leadership della Crimea sarà definito il relativo status. Siamo pronti a sostenere ognuna di queste tre possibili opzioni", ha concluso.

L'articolo è stato realizzato con materiali tratti da Ria Novosti, Interfax e Kommersant

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