Viaggio in Crimea

Uomini in tuta mimetica presidiano il centro di Simferopoli (Foto: Sergei Savostyanov / RG)

Uomini in tuta mimetica presidiano il centro di Simferopoli (Foto: Sergei Savostyanov / RG)

In alcune strade delle città i miliziani sventolano bandiere russe. In altre i tatari hanno l’indignazione disegnata sui volti e nelle restanti la vita di tutti i giorni continua. Il nostro reportage

All'esterno dalla sede del Consiglio supremo di Simferopoli c’è una manifestazione. La piazza è gremita di uomini vestiti comodamente e pronti a combattere. “Viviamo in un’epoca di scontri tra civiltà”, dice Aleksander, ingegnere in pensione, mentre parla con altri due uomini. “La civiltà occidentale vuole distruggere quella islamica e noi ci troviamo in mezzo”. “Sì, è vero”, rincara serio Andrei, uno dei suoi interlocutori. “Perché la gente è scesa in piazza oggi?”, chiedo al gruppetto di esperti in cospirazioni. “Perché la gente sente d’istinto che deve fare così o l’alternativa è la morte”.

La precaria situazione a Kiev spaventa la gente. Chi detiene ora il potere? I nazionalisti-banderovtsy o persone civili? E che cosa seguirà? A quanto pare la gente si lascia guidare dall’istinto quando non capisce bene e razionalmente quello che sta succedendo“Che catastrofe! E nessuno sa che cosa stia accadendo, come lottare, o perché sia successo tutto questo”, stuzzico Andrei. “La gente si spaventa, e ognuno reagisce a seconda di come è fatto. C’è chi fugge, c’è chi presta aiuto…”. “E chi compie atti di sciacallaggio”, interviene Andrei. “E lei cosa farà?”, gli chiedo. “Io sparerò ai saccheggiatori!”, mi risponde franco.

C’è poi chi sente bisogno di fare qualcosa, ma non sa cosa, e allora scende in piazza per vedere se almeno lì glielo sanno dire. Sulla folla riunita davanti al Consiglio supremo risuona la canzone: “Ti porto nel cuore, Russia, patria mia!”. La Russia è ancora legata all’immagine di un salvatore, in una cultura che in Crimea si è sviluppata con la base navale nella gloriosa città di Sebastopoli. E qui le solide ed essenzialmente buone tradizioni sovietiche non sono ancora state rimpiazzate da altre.

Manifestanti in strada (Foto: Sergei Savostyanov / RG)

I miliziani

Il miliziano Pavel si reca da Sebastopoli a Simferopoli per partecipare alla manifestazione per il referendum sull’annessione della Crimea alla Russia. “Per la prima volta, all’età di cinquantatré anni, ho la possibilità di cominciare una vita nuova”, afferma Pavel. “In che modo?”, gli chiedo. “La prima cosa è assicurarsi che al potere salgano persone normali”. “Persone normali?”, lo incalzo. “Sì, esattamente! L’importante è che salgano i russi”. “E ciò le cambierà la vita?”. “Sì, migliorerà. Ciò che succede in Russia non è lo stesso che succede in Ucraina. Ha visto le Olimpiadi? Come si sono svolte? Quante persone partecipano alle sezioni sportive? Le opportunità sono senz’altro maggiori. Ne sono convinto. Sono un avvocato e in questo momento sto trattando il caso di una donna con cinque figli che l’amministrazione comunale vuole sfrattare e lasciare in mezzo alla strada. Sono sicuro che in Russia una cosa simile non succederebbe!”.

“In realtà, ciò potrebbe benissimo succedere sia in Russia che in una manciata di altri Paesi europei”, gli faccio notare. Pavel rimane per un attimo in silenzio. “In epoca sovietica, vivevamo molto meglio. Credo che passando alla Russia il tenore di vita migliorerebbe e ci sarebbe più ordine nel Paese!”. I miliziani sono fermi ai posti di blocco, collocati di recente lungo le vie della città; pattugliano le strade e visitano le manifestazioni. Si sono riuniti sotto la bandiera della lotta contro il nazionalismo ucraino, ma le bande di nazionalisti-banderovtsy nei territori della penisola per il momento non si sono ancora viste. Per le strade, lontano dalle manifestazioni, la gente continua a condurre tranquillamente la vita di tutti i giorni.


Uomini in tuta mimetica presidiano il centro di Simferopoli (Foto: Sergei Savostyanov / RG)

Secondo l'ultimo censimento, il dodici per cento della popolazione della Crimea è composta da tatari crimeani. “Noi non siamo contro i russi, ma vogliamo vivere diversamente!”, gridano concitati gli uomini tartari che si sono riuniti per proteggere l’emittente nazionale Atr a Simferopoli. “Vogliamo unirci all’Europa, affinché ci sia più giustizia, lavoro e una vita normale!”. In sostanza, tanto i russi quanto i tatari vogliono una vita migliore per loro e per la Crimea. Solo che i primi pensano che ciò sia possibile con la Russia, i secondi con l’Europa.

I soldati vestiti di verde

Di notte, individui vestiti completamente di verde, con il volto coperto e armati di fucile, prendono possesso di strutture importanti: l’edificio del Consiglio supremo, l'aeroporto, la stazione ferroviaria e così via. Al mattino seguente, li trovi fermi immobili come statue, con le pistole in pugno, che sorvegliano queste strutture, senza interferire con la vita normale o parlare con nessuno.

Presso l’aeroporto di Simferopoli quattro soldati vestiti di verde militare, con le armi cariche, sono fermi, in piedi, sotto l’insegna di un ristorante. Davanti a loro un gruppo di miliziani in jeans, pantaloni color kaki e giacche larghe. E davanti ai miliziani, giornalisti provenienti da tutto il mondo che cercano, isterici, di realizzare i loro servizi.

Tramonto in città (Foto: Sergei Savostyanov / RG)

“Questi soldati sono ucraini o russi?”, chiede un giornalista a un passante. I tassisti del posto guardano la scena, sorridendo. Tutti i residenti pensano che siano soldati russi. “Le persone trincerate nel Consiglio supremo. Chi sono? Quante sono?”, chiede la stampa al deputato del Consiglio supremo della Crimea Grigory Ioffe. “Queste persone in divisa senza insegne non sono militari”, spiega Ioffe. “Indossano dei passamontagna e non rispondono alle nostre domande. Come, del resto, si fa in questi casi... Ma dai loro superiori abbiamo appreso che queste persone si fanno chiamare l’autodifesa del popolo russo”. Insomma, la città è stata conquistata ma il deputato non sa da chi. Il giorno seguente, Putin riceve dal Consiglio della Federazione russa l’autorizzazione a inviare truppe in Crimea.

“Buona sera a tutti!”, il presidente del Consiglio supremo della Crimea è uscito in piazza per parlare alla folla. “La sessione plenaria del Consiglio Supremo si è conclusa. Si è deciso di convocare per il 31 marzo un referendum sul cambiamento dello status della Crimea nei confronti dell'Ucraina da Regione autonoma a Stato”.Dalla folla si solleva un coro di malcontento. “Ma quale Ucraina! Vogliamo unirci alla Russia! Siamo russi!”. Questa è l’atmosfera che si respira in piazza, sebbene non tutti i crimeani siano presenti.

La gente

Il primo marzo diverse famiglie sfilano per il centro città esibendo i nastri nero-arancio di San Giorgio, che ricordano la Grande Guerra Patriottica. I miliziani sventolano enormi striscioni tricolore come ai Giochi Olimpici di Sochi. I soldati vestiti di verde si manifestano sui gradini del Consiglio supremo, bloccano le strade e le aree adiacenti. I miliziani, come nell'aeroporto, si schierano davanti ai soldati. Nelle vicinanze, su un marciapiede, un gatto rosso si scalda la pancia al sole.

Una donna con una giacca beige si inchina davanti a un soldato vestito di verde che si è tolto il passamontagna. Il soldato non sa dove andare e annuisce con un cenno del capo. La donna si inchina di nuovo. Lui annuisce di nuovo. Un uomo cerca di fotografare il soldato con il telefono cellulare. Ma lui si copre il volto con la mano. 

La versione originale del reportage può essere letta sulla rivista “Russkiy Reporter” N. 9 del 6 marzo 2014.

Tutti i diritti riservati da Rossiyskaya Gazeta