La questione ucraina e lo spettro delle sanzioni

Le autorità russe non sembrano spaventate dalle dichiarazioni dei Paesi occidentali, che minacciano di introdurre sanzioni a danno della Federazione (Foto: Shutterstock/Legion Media)

Le autorità russe non sembrano spaventate dalle dichiarazioni dei Paesi occidentali, che minacciano di introdurre sanzioni a danno della Federazione (Foto: Shutterstock/Legion Media)

L’Occidente ipotizza misure pesanti contro la Russia, e minaccia di inasprire il regime dei visti e introdurre provvedimenti economici. Ma Mosca non si piega. E avverte: sarebbe un’arma a doppio taglio

Il Segretario di Stato americano John Kerry minaccia l’introduzione di sanzioni economiche contro la Russia. L’Europa preferisce non sbilanciarsi e nel frattempo parla solo di un irrigidimento del regime dei visti e del rifiuto a intraprendere nuovi progetti comuni con la Federazione. Le autorità russe non sembrano spaventate da tali dichiarazioni e, anzi, avvertono che al giorno d’oggi misure simili sono armi a doppio taglio.

Le sanzioni minacciate dagli Stati Uniti

Gli Stati Uniti minacciano di imporre sanzioni contro le banche, le agenzie governative e gli investitori privati, così come di introdurre possibili restrizioni al rilascio dei visti per i cittadini russi. "Abbiamo sospeso tutti i prossimi colloqui bilaterali con la Russia in materia di scambi commerciali e investimenti”, ha riferito il segretario al Commercio americano Michael Froman.

Cinque domande sulla Crimea

Il primo a parlare dell’eventuale introduzione di sanzioni contro la Russia era stato il presidente americano Barack Obama il 28 febbraio scorso. In tale occasione, il Capo di Stato americano aveva avvertito che l'invasione dell'Ucraina sarebbe costata cara alla Russia, e che gli Stati Uniti e la comunità internazionale si sarebbero assicurati di stabilire quello che le sarebbe toccato pagare.

Le misure anti-Russia rischiano di colpire il mercato azionario russo, avverte Arnaud Leclerc, amministratore delegato di Lombard Odier. “Nel corso dell’ultimo anno molti fondi hanno ritirato capitali dalla Russia, e questa tendenza potrebbe incrementarsi. Le sanzioni potrebbero colpire anche le grandi società. Molte istituzioni finanziarie estere potrebbero ridurre i limiti di credito con la Russia, il che danneggerebbe il commercio. Le società russe dovranno in tal caso accordarsi con altre banche, ad esempio quelle cinesi o giapponesi”, ha spiegato Leclerc. Secondo l’amministratore delegato di Lombard Odier, le sanzioni rischiano di colpire anche gli stessi Stati Uniti: “Nel 2013 la Russia ha esportato merci negli Stati Uniti per un totale di 27 miliardi di dollari, e ne ha importate per un totale di 11 miliardi. Inoltre, possiede grandi riserve in dollari statunitensi ed è attiva sul mercato del debito americano”.

Gli Stati Uniti rischiano di perdere un importante mercato di sbocco per le loro carni (pollo, maiale e manzo) con una capacità di oltre 500 milioni di dollari. In particolare, nel 2013, la Russia ha importato dagli Usa 250 tonnellate di pollame, per un valore di circa 300 milioni di dollari. Le forniture di carne di manzo e maiale, invece, sono state interrotte l'anno scorso dopo che Rosselkhoznadzor ha bloccato, a febbraio 2013, le importazioni di carne americana per via dell’uso della ractopamina da parte degli allevatori come additivo nei mangimi. Le forniture sarebbero dovute riprendere a breve; ciononostante gli americani hanno annullato la visita dei veterinari russi incaricati di risolvere i problemi tecnici.

La società produttrice di titanio Vsmpo-Avisma ha riferito a Rbc di non temere l’introduzione di sanzioni da parte degli Stati Uniti. L’eventuale inasprimento dei rapporti tra i due Paesi non avrà alcun impatto sulle relazioni e l'accordo che vige tra la società russa e la Boeing. La Vsmpo-Avisma copre circa il 40% del fabbisogno di titanio della società americana.

L’incognita della Crimea

Alla fine del 2013, inoltre, la Morgan Stanley ha accettato di cedere le sue attività nel petrolio alla russa Rosneft. La transazione è in fase d’esame in seno alla commissione per gli investimenti esteri degli Stati Uniti. I negoziati seguono la tabella di marcia concordata dalle due società, ha dichiarato un rappresentante di Rosneft a Rbc.

"Non si deve temere tanto un rifiuto diretto del petrolio e gas russi, quanto la possibilità che l'Occidente acceleri il processo di indipendenza energetica dalla Russia”, spiega Igor Nikolaev, direttore dell'Istituto di analisi Strategica Fbk. “L'Europa potrebbe assumere certe spese e optare per l'acquisto di gas naturale liquefatto dal Qatar”.

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L’Ue rimane cauta

Secondo il senatore Murphy, le sanzioni unilaterali degli Stati Uniti contro la Russia risulteranno poco efficaci qualora anche l’Unione europea non si unisca, introducendone a sua volta delle altre. Per il momento, tuttavia, l'Europa sembra non volersi sbilanciare.

Nel corso del consiglio straordinario tenutosi lo scorso 3 marzo, i Ministri degli Esteri dell’Ue hanno dichiarato che, se non verranno intraprese "misure immediate per ridurre le tensioni in Ucraina", i Capi di Stato e di Governo dell'Ue convocheranno un vertice d'emergenza nel quale saranno concordate "misure mirate" contro la Russia.

Kiev e il nodo del gas

Secondo la fonte diplomatica di Rbc a Bruxelles, durante il consiglio dei Ministri degli Esteri del 3 marzo “non è stata discussa nessuna sanzione supplementare, o più rigida, nei confronti della Russia se non quella di interrompere i negoziati in materia di visti e in merito alla cooperazione Ue-Russia”.

L’Ue potrebbe introdurre sanzioni contro i cittadini: limitare i trasferimenti di capitale, proibire l’ingresso di funzionari, interrompere i negoziati per la facilitazione del visto e revocare l'ordine speciale di soggiorno per gli studenti, gli scienziati, il trattamento delle malattie, la riunificazione delle famiglie, spiega Aleksandr Bolomatov, partner dello studio legale Yust.

Secondo Aleksandr Shokhin, presidente dell’Unione russa degli industriali e imprenditori “si potrebbe parlare di misure di natura moderata che vengono prese tradizionalmente, ad esempio, contro i funzionari, le aziende statali, e così via”. “È improbabile che ciò si traduca in un congelamento dei beni delle società private o in un delisting forzato sulla Borsa di Londra”, ha spiegato Shokhin. “Ciò che potrebbe accadere, invece, è che banche e fondi europei decidano di ridurre i loro programmi in Russia deviandoli verso il Brasile”.

Secondo Alexei Portansky professore della Facoltà di economia e politica mondiale della Scuola superiore di economia di Mosca, i problemi, per la Russia, potrebbero sorgere durante i negoziati con membri concreti dell’Omc, che potrebbero, ad esempio, negare l’accesso agli esperti russi ai colloqui. In ogni caso, l’esclusione della Russia dall'organizzazione è impossibile. Potrebbe inoltre subire un rallentamento il processo di adesione della Russia all'Ocse, avverte l’accademico, che prevede un deterioramento generale del clima dei negoziati internazionali: "Potrebbe risultare più difficile promuovere la posizione della Russia, per esempio, per quanto riguarda i dazi rottamazione o le regolazioni energetiche europee".

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