Ucraina e Unione Europea: le ragioni di un "no"

Viktor Yanukovich e Vladimir Putin durante un incontro bilaterale (Fonte: Afp\East News)

Viktor Yanukovich e Vladimir Putin durante un incontro bilaterale (Fonte: Afp\East News)

Un progetto "troppo costoso". Standard ancora troppo elevati per il paese guidato dal primo ministro Mykola Azarov. Il malumore europeo. Quali saranno gli effetti di questa decisione?

Costi troppo alti. Standard ancora irragiungibili. Slitta l'ingresso dell'Ucraina nell'Unione Europea. E le ragioni del "no" sono state affrontate dal primo ministro Mykola Azarov. In sostanza, si tratterebbe di un progetto troppo costoso: Kiev dovrebbe sborsare dai 100 ai 160 miliardi di euro in dieci anni solo per introdurre gli standard tecnologici richiesti dall’Unione Europea. L’Ucraina non dispone di tutti questi soldi. Possibili ricadute anche sulla sfera del commercio, quasi una minaccia. Oleg Noginsky, presidente dell’associazione ucraina “Fornitori dell’unione doganale” ha dichiarato a Gazeta.ru che da quando Kiev ha iniziato a discutere attivamente il processo di integrazione con Bruxelles il volume delle esportazioni ucraine verso la Russia ha subito un calo del 25%.

“Tutte le imprese nel Sud-est del Paese ne sono rimaste colpite”, si lamenta Vadim Kolesnichenko, deputato della Verkhovna Rada e rappresentante del Partito delle Regioni. È dall’agosto di quest’anno che l’Ucraina sta perdendo una media di 15-20mila posti di lavoro al mese. Il commercio ha subito perdite pari a circa 30-40 miliardi di grivnie durante questo periodo, ha comunicato il vice primo ministro ucraino Yuriy Boyko. E Mosca ritiene che una zona di libero scambio tra l’Unione Europea e l’Ucraina influirà negativamente sull’economia russa. In tal caso, la Federazione sarà costretta a introdurre una tariffa doganale unificata e a irrigidire le regole di sdoganamento al fine di proteggere il mercato interno dalla riesportazione di merci provenienti da Europa e Turchia. Al momento tutte le merci ucraine (ad eccezione dello zucchero) che vengono importate in Russia sono esenti da dazio e usufruiscono di procedure di registrazione semplificate.

I mezzi di comunicazione ucraini hanno riferito che la firma dell’accordo di associazione frutterà all’Ucraina benefici pari a 487 milioni di euro, e all’Europa del valore di 391 milioni di euro. Queste cifre, tuttavia, non sono state in alcun modo suffragate e sono state diffuse da uffici stampa finanziati direttamente dall’Ue. I sostenitori dell’unione doganale parlano di cifre più concrete. “L’ingresso nell’unione doganale potrà fruttare all’Ucraina dai 6 ai 9 miliardi di dollari l’anno, solo mediante l’abolizione dei dazi sull’import-export del petrolio e del gas. Le merci ucraine otterranno, inoltre, agevolazioni in entrata che apporteranno all’economia ucraina altri 2-3 miliardi di dollari”, ritiene Noginsky.

L'Ucraina e lo spettro
della guerra doganale

La questione più scottante per Kiev rimane il gas. “L’Ucraina potrà contare su una riduzione significativa dei prezzi del gas solo qualora si associ con la Russia. Solo in questo caso potrà ricevere il prezzo interno che viene applicato anche alla Bielorussia (170-180 dollari ogni mille metri cubi) e mantenere il transito del combustibile attraverso i suoi territori. Oleg Noginsky ritiene che mediante l’adesione all’unione doganale i produttori ucraini potranno inoltre competere nel mercato degli appalti della difesa russa, che entro il 2020 raggiungerà i 500 miliardi di euro. “Attualmente gli armaioli ucraini sono in grado di coprire il 40% di questo mercato; ciò significa che nei prossimi anni l'economia ucraina potrebbe teoricamente guadagnare fino a 200 miliardi di euro”, ha spiegato il presidente dell’associazione “Fornitori dell’unione doganale”. Sergei Glazev, consigliere del Presidente della Federazione russa, ha dichiarato inoltre che l’entrata nell’unione doganale permetterà all’Ucraina di registrare un miglioramento della bilancia commerciale pari a 10 miliardi di dollari l'anno. 

Ma non si tratta solo di ragioni economiche…

Nonostante Kiev si appelli principalmente a interessi di natura economica, dietro la decisione dell’Ucraina di congelare il progetto di integrazione europea si celano anche ragioni politiche. Già alla fine del 2011, il Parlamento europeo aveva approvato una risoluzione nella quale si stabiliva chiaramente che la conditio sine qua non per la firma dell'intesa tra l’Unione Europea e l’Ucraina era non solo che Yulia Tymoshenko venisse liberata ma che le venisse concessa anche la possibilità di partecipare alle prossime elezioni presidenziali. Tuttavia, né il partito al governo né l'opposizione sono interessati a un ritorno sulla scena politica della Tymoshenko. In Ucraina tutti sanno che qualora la Tymoshenko dovesse essere rilasciata per consentirle di sottoporsi a cure mediche all'estero, la leader dell’opposizione non farebbe più ritorno alla colonia penale di Kharkov.

Anche qualora la Tymoshenko non fosse in grado partecipare di persona alle elezioni, potrebbe comunque comprometterne seriamente i risultati. Ciò sfavorirebbe Yanukovich e potrebbe mettere in imbarazzo i leader dell’opposizione parlamentare: Arseniy Yatsenyuk ("Patria"), Vitali Klitschko ("Alleanza Democratica Ucraina per la Riforma ") e Oleg Tyagnybok ("Libertà"). Ciascuno di essi si vede già come il candidato principale dell’opposizione e si rende conto che una partecipazione indiretta ma comunque attiva della Tymoshenko alla campagna presidenziale potrebbe cambiare tutte le carte in tavola.

Konstantin Zatulin, direttore dell'Istituto moscovita dei Paesi della CSI, ritiene che l'élite ucraina si sia finalmente resa conto delle difficoltà con cui rischia di scontrarsi qualora l’“amicizia” con Bruxelles venga legalizzata. “Tutti non fanno che parlare della Tymoshenko”, osserva Zatulin. Stando all’esperto, la preoccupazione dimostrata dall’Europa nei confronti delle sorti dell’ex premier viene interpretata da Kiev come il desiderio di Bruxelles di proporre un “proprio” candidato alle elezioni del 2015 – “un candidato con elevate possibilità di successo e con un alone di martirio, che sostituirà il meno accomodante Viktor Yanukovich”, sottolinea Zatulin.

Secondo Zatulin, l’Europa ha cercato di prendere due piccioni con una fava - allontanare l'Ucraina dalla Russia e ostacolare in questo modo l’adesione del Paese all’unione doganale, presentandosi, contemporaneamente, come un nobile difensore di valori e ideali. “Come succede spesso nella caccia, è molto difficile riuscire a prendere due piccioni con una fava”, ironizza il politologo. “Gli emissari europei hanno oltrepassato i limiti”. Secondo l’esperto, non vi è nemmeno d’aspettarsi un’adesione immediata dell’Ucraina all’unione doganale, zoccolo duro dell'Unione euroasiatica, che Putin vuole mettere in piedi a partire dal 2015. “Si tratta di un ritorno alla tradizionale politica multivettoriale - chiamata anche “dell’altalena” - dell’Ucraina”, sottolinea Zatulin. “Si tratta di un atteggiamento tipico dell’élite ucraina, che si rifiuta di sottostare a qualsiasi padrone, sia esso Mosca o Bruxelles. È chiaro che la firma dell’accordo con l’Unione Europea ha cambiato questa multivettorialità in un orientamento unilaterale”.

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