Per la mamma di Cristian finisce un incubo

Cristian D'Alessandro (Fonte: Ap)

Cristian D'Alessandro (Fonte: Ap)

La scarcerazione su cauzione. I primi contatti. La speranza di rivederlo presto. Raffaella Ruggiero, la mamma dell'attivista di Greepeace, racconta a Russia Oggi le sue giornate particolari

Un lampo di gioia che scaccia via un incubo. Cristian D’Alessandro, attivista di Greenpeace arrestato per pirateria lo scorso 19 settembre assieme ad altre 29 persone dell’equipaggio della nave Artic Sunrise – unico italiano - per il blitz pacifico alla piattaforma petrolifera di Gazprom nel mar Artico, è ora libero su cauzione. E la scarcerazione decisa dalla corte Kalininskij di San Pietroburgo ha riacceso le speranze di sua madre, Raffaella Ruggiero, di rivedere suo figlio presto a casa. In giro per il suo quartiere, ai Colli Aminei, Napoli.

Signora Ruggiero, le sue sensazioni dopo la libertà su cauzione per suo figlio Cristian.

Oggi mi sento bene. Felice ma lucida: si tratta solo del primo passo verso la libertà di mio figlio. Ieri, saputo della scarcerazione su cauzione, ho esultato e pianto con mio marito. Sono una madre costretta a combattere per suo figlio innocente che sconta un’ingiusta detenzione. Un dolore accentuato dall’enorme distanza. I nostri riferimenti erano gli avvocati e il console generale a San Pietroburgo, Luigi Estero.

Lei e suo marito avete parlato con Cristian durante la detenzione?

Due telefonate in 60 giorni. E’ stato trasferito di carcere in carcere e le procedure per comunicare con i familiari erano lunghe. Nella prima, dopo 20 giorni, Cristian ha parlato con mio marito ma non sono riusciti a dirsi nulla. Solo un lungo pianto collettivo, anche perché la telefonata non era prevista. Nell’altra ha parlato con me premettendo: “Mamma, non piangere, sennò non riusciamo a dirci nulla”. Era preoccupato per noi, per il nostro dolore, per l’angoscia della nonna 88enne che teme di non rivedere. Ma sapevo che stava bene, che leggeva molto. e che Greenpeace si era attivata per lui e gli altri attivisti. Cibo, vestiti, tutto quello che serviva. Devo ringraziarli.

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E chi altro sente di dover ringraziare per il primo passo verso la libertà di suo figlio?

Innanzitutto il console generale a San Pietroburgo, Luigi Estero. Che ha instaurato con Cristian anche un rapporto personale, di grande umanità. E anche il ministro degli Esteri Emma Bonino, che si è attivata, senza dichiarazioni di facciata, per risolvere il caso di mio figlio. Mi sarei aspettata invece una dichiarazione di pubblica vicinanza del premier Enrico Letta. In campo contro la detenzione degli attivisti, come Angela Merkel o Cristina Kirchner. Diciamo che la telefonata fatta a mio marito per la libertà su cauzione mette a posto le cose. Ha “recuperato”. E volevo ringraziare anche le autorità russe che hanno mostrato finalmente di capire. Stanno riconsiderando le loro posizioni. Speriamo sia primo passo per definitiva scarcerazione. Mio figlio, come gli altri, non ha commesso nessun reato. Il diritto a una manifestazione pacifica è riconosciuto in tutto il mondo. Un ringraziamento anche al sindaco di Napoli Luigi De Magistris che ieri sera ha telefonato mostrando la sua gioia per Cristian. Sono una dipendente del comune di Napoli, forse non gli è stato detto, ma ho apprezzato lo striscione per la liberazione di mio figlio a Palazzo San Giacomo e l’impegno del consiglio comunale napoletano a supporto delle iniziative per gli attivisti di Greenpeace. Ultimo grazie, alle 173mila persone che hanno sottoscritto la mia petizione al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

La prima parola detta da suo figlio in tribunale, dopo la libertà è stata “grazie”...

Mio figlio crede in quello che fa, nei suoi ideali, nel sensibilizzare le persone su temi che altrimenti resterebbero materia solo per gli addetti ai lavori. E noi seguiamo il suo esempio. Basso profilo, anche in questo periodo complicato ma attivi per mobilitare tutti per la loro causa. Nessuna intervista concessa a casa nostra a settimanali patinati o salotti televisivi, ai Colli Aminei. Nessuna intervista fotografica nella casa dove Cristian è cresciuto. Rispetto per tutti, ma la tv del dolore non ci interessa.

Suo figlio resterà in Russia nei prossimi mesi? Il suo quartiere è pronto a festeggiare il suo ritorno?

Dovrebbe restare in Russia per tutto l’iter processuale. Ma è troppo presto per avere notizie ufficiali. Ci è bastato sapere della libertà su cauzione. Nel suo quartiere pochi erano a conoscenza del suo impegno da attivista. Nei giorni scorsi ci chiedevano notizie, ora si felicitano. Ma, ricordo, è solo il primo punto a nostro favore. Lo vogliamo libero.

Lei e suo marito avete provato a condurre una vita “normale” in queste settimane.

Abbiamo continuato a lavorare entrambi. Con il sorriso spento, ma determinati. Notti insonni e lacrime lasciavano poi spazio alla lucidità, alla forza quotidiana per combattere la nostra battaglia. Cristian è come noi. Abbiamo creduto in una causa. Ottenendo risultati: ora c’è più informazione sulla situazione nel mar Artico. Ora attendiamo solo mio figlio a casa.  

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