Greenpeace, i sogni della moglie del capitano

Peter Willcox, il capitano della Artic Sunrise (Foto: Maskim Zharavin / Ria Novosti)

Peter Willcox, il capitano della Artic Sunrise (Foto: Maskim Zharavin / Ria Novosti)

Si sono conosciuti alla fine degli anni '70. Entrambi attivisti. E ora Maggy Willcox, moglie di Peter, il capitano dell'Arctic Sunrise, racconta come suo marito è diventato un simbolo di Greenpeace

Un amore a distanza. Lungo trentatrè anni. E ora i sette di reclusione previsti dal Codice penale della Federazione, le sembrano assurdi. La moglie del capitano dell'Arctic Sunrise, Peter Willcox, ritiene che sia un prezzo troppo alto da pagare per il blitz di Greenpeace sulla piattaforma petrolifera. Dal momento dell'arresto del marito, Maggy Willcox è riuscita a parlare con lui due volte per telefono. E ora non le resta che la speranza.

Signora Willcox, ci parli di Peter. È da tanto che vi conoscete? Sui giornali americani hanno scritto che vi siete sposati solo otto mesi fa.

Io e Peter ci siamo conosciuti nel 1978 sulla goletta Clearwater, una copia di quelle che trasportavano merci e passeggeri da New York ad Albany sul fiume Hudson ancora prima che iniziassero a funzionare le ferrovie. La barca era stata costruita dal cantante folk Pete Seeger per sensibilizzare la gente riguardo al problema dell'inquinamento dell'Hudson. Sulla Clearwater c'erano molti giovani e studenti che si interessavano di ecologia. Quando io entrai a far parte dell'equipaggio, la gente aveva già ricominciato a fare il bagno nel fiume Hudson e a mangiarne il pesce. Io facevo la cuoca e Peter, che aveva 23 anni, era già capitano. Quando ci siamo incontrati era completamente preso dalle idee ecologiste, e io me ne innamorai. Nel 1981 partì per unirsi a Greenpeace. Io invece restai, aprii un forno e alla fine mi sposai. Ci siamo rivisti due anni fa nel Maine, ed è andata così: ci siamo guardati e abbiamo capito che era finalmente arrivato il nostro momento.

La mobilitazione di Greenpeace
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Peter Willcox sostiene Greenpeace ormai da molto tempo. Ci sa dire com'è che è diventato attivista ecologico? Ha delle priorità: si sente più capitano o più attivista di Greenpeace?

La famiglia di Peter era conosciuta per essere molto attiva in campo sociale. Quando era ancora un bambino, tenendo un modellino di veliero in una mano e un cartello scritto a mano nell'altra, partecipava alle manifestazioni di protesta contro la costruzione delle centrali elettriche a carbone nel suo quartiere. Ha partecipato ai picchetti davanti ai magazzini “Woolworth”, una catena di supermercati americani. All'inizio aveva firmato il contratto con la Clearwater per partecipare alle proteste contro la guerra in Vietnam. E prima di andarsene dalla goletta nel 1980 ha assunto un capitano donna, la prima nella storia della Clearwater. Lavorare per Greenpeace è sempre stato e sempre sarà il suo sogno. Al tempo stesso, gli piace molto stare sull'acqua, è cresciuto in una famiglia di velisti e certamente per lui è l'ideale fare l'attivista civile a bordo di una nave. Ma a parte questo è un capitano e la sua priorità è la sicurezza della nave e dei suoi passeggeri. Quando nove anni fa è rimasto solo con una figlia, i parenti si occupavano della bambina quando lui era in mare.

Peter è capitano soltanto della Arctic Sunrise o anche su altre navi? Ci sono stati altri incidenti spiacevoli legati all'attività di Greenpeace, a parte l'esplosione di una nave nel 1985?

Lavora anche su altre navi di Greenpeace, la Esperanza e la Rainbow Warrior. In passato ci sono stati altri casi in cui i membri dell'equipaggio, tra cui anche Peter, sono stati arrestati per aver attraversato linee di frontiera senza autorizzazione, ma sono sempre stati liberati dopo alcuni giorni. L'arresto in Russia è la reazione più esagerata da parte delle autorità statali dopo l'esplosione del 1985.

Greenpeace tra responsabilità
e sicurezza

Le telefonava durante il viaggio verso l'Artico? Quand'è che ha saputo del suo arresto?

Quando è in mare di solito comunichiamo per posta elettronica, raramente per telefono. Ho saputo che erano stati fermati quando ha aggiunto anche il mio indirizzo alla lettera che è riuscito a mandare al quartier generale di Greenpeace prima che tutte le comunicazioni venissero interrotte. Non credo che Peter sia in pericolo, che lo torturino o lo trattino male: mi ha detto che i russi con cui ha a che fare lo trattano con gentilezza. Sono solo preoccupata per la sua salute, perchè ha problemi col cuore. E se Peter dovrà passare i prossimi sette anni in prigione potrebbe non rivedere più suo padre che adesso ha 92 anni. Anche questo potrebbe influire negativamente sulla sua salute e questo significherebbe che non ci resterà molto tempo da passare insieme. È un prezzo troppo alto da pagare solo perchè gli attivisti hanno cercato di attaccare un cartello sulla piattaforma petrolifera.

Ha ricevuto lettere, telefonate da Peter dopo il 18 settembre? Cosa le ha detto?

Ho parlato due volte con Peter al telefono, il 21 ottobre e il 1 novembre. In tutte e due le occasioni l'ho sentito forte e positivo. E in questo c'è tutto Peter, ed è così che lo vede tutta la sua famiglia. Ha detto che tutti lo trattano bene. Mi ha assicurato che la sua pressione è nella norma e ha detto che ha perso 11 chili. Ho anche ricevuto una lettera in cui ha cercato di tranquillizzarmi. C'erano tante cose sul nostro matrimonio, la richiesta di occuparmi dei conti, dell'educazione di sua figlia, e mi ha chiesto anche di informarmi su come fare per avere altri medicinali, visto che i suoi stanno per finire.

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