Eco-hotel Made in Italy sul monte Elbrus

L'eco-hotel è stato progettato dalla Leapfactory di Torino, specializzata in costruzioni prefabbricate modulari con impatto ambientale minimo (Foto: Ufficio Stampa)

L'eco-hotel è stato progettato dalla Leapfactory di Torino, specializzata in costruzioni prefabbricate modulari con impatto ambientale minimo (Foto: Ufficio Stampa)

Tecnologie all'avanguardia per il rispetto dell'ambiente: la struttura, realizzata da una società italiana, svetta a 4.000 metri sulla cima più alta del Caucaso

Le opere di riqualificazione legate ai Giochi Olimpici di Sochi del 2014 hanno già “piantato” una bandiera del Made in Italy sulla vetta più alta del Caucaso, il monte Elbrus (5.642 metri). Si tratta di un eco-hotel chiamato LeaPrus 3912, realizzato a quota 4.000 metri da una società di progettazione italiana, la Leapfactory di Torino, specializzata in costruzioni prefabbricate modulari con impatto ambientale minimo, e promosso dalla società russa North Caucasus Mountain Club, che opera per lo sviluppo turistico della regione montuosa del Caucaso settentrionale.

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Questo vessillo di design italiano eco-sostenibile sulla catena montuosa russa rientra nel piano generale di riqualificazione delle strutture turistiche del versante meridionale del Monte Elbrus, attuato in parallelo ai preparativi per i Giochi Olimpici di Sochi del 2014.

Non bisogna essere degli atleti per trascorrervi una vacanza. Alpinisti, sciatori o semplici appassionati di montagna, fotografi dilettanti o professionisti possono raggiungere la struttura in base al proprio grado di abilità ed esperienza: a piedi (per i più esperti), tramite gatto delle nevi o attraverso un sistema di funivie (abbinato ad un percoso a piedi).

La struttura può ospitare fino a un massimo di 50 persone (Foto: Ufficio Stampa)

L’edificio è situato lungo la pendice della montagna, sull’immenso ghiacciaio del versante meridionale, a poche centinaia di metri dallo storico rifugio Priut 11, distrutto da un incendio negli anni ‘90 e mai più ricostruito. Arrivati a quota 4.000 metri si scorge l’avveniristico eco-hotel: quattro edifici bianchi completamente prefabbricati e dalla forma tubolare, che culminano in una grande vetrata, come cannocchiali puntati verso il candido orizzonte del Caucaso, in direzione della Georgia. Da qui si può osservare il panorama al cospetto del tetto più alto del Vecchio Continente: il monte Elbrus è infatti la vetta più alta dell’Europa geografica, compreso tra le Seven Summits, ovvero il circuito delle cime più alte di ciascun continente.

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È un vulcano inattivo con due cime gemelle di 5.642 e 5.621 metri, che dominano le montagne tutt’intorno, più basse di almeno 1.000 metri.  Si trova al centro della catena settentrionale del Caucaso, in territorio russo, a metà strada tra il Mar Nero e il Mar Caspio, una catena montuosa che si colloca come uno spartiacque roccioso tra L’Europa Sud orientale e il Medio Oriente, in una regione famosa anche per la storia antichissima e travagliata dei suoi popoli. Prima dell’arrivo dei russi, infatti, alle sue pendici sul litorale del Mar Nero sono sbarcati, nell’VIII secolo a.C., i Greci di Mileto dove fondarono diverse colonie. Ci sono poi le influenze di Persiani, Parti e Romani.

Dall'aria all'acqua, passando per i materiali e l'illuminazione: tutto è stato pensato per un massimo rispetto dell'ambiente (Foto: Ufficio Stampa)

Dall'aria all'acqua, passando per i materiali e l'illuminazione: tutto è stato pensato per un massimo rispetto dell'ambiente (Foto: Ufficio Stampa)Nel IV secolo vi approdò l’ondata di cristianizziazione e, nell’Alto Medioevo, l’area diventò un punto di contatto tra la civiltà bizantina e quella araba per poi subire, dal XI secolo, la dominazione turca e, nel XIII secolo, l'invasione mongola. Da un punto di vista religioso, il Caucaso è una delle poche regioni russe dove predomina l'Islam, in particolare la corrente mistica del Sufismo, famosa per i suoi dervisci che, con le loro danze in cerchio, riproducono il movimento dei pianeti.

Ma dietro la poesia della cornice paesaggistica e culturale in cui è immersa questa stazione ricettiva c’è un progetto fatto di tecnologie all’avanguardia nel campo della sostenibilità ambientale, basato su autosufficienza e architettura “salva-clima”.

Gli edifici ad altissima efficienza, che possono ospitare fino a circa 50 persone, contribuiscono infatti alla riduzione drastica del fabbisogno energetico, che alimenta illuminazione, riscaldamento e trattamento dell’aria interna, acqua calda sanitaria e un sistema di monitoraggio e comando remoto di tutti gli apparati: illuminazione a led; riscaldamento a pavimento per rispondere alle bassissime temperature esterne; un sistema di fusione della neve per la fornitura di acqua per l’impianto idrico-sanitario; un impianto ibrido autonomo per la produzione di energia, ad alta efficienza e integrazione  tra le fonti utilizzate, con un innovativo parco di accumulo ecologico al sodio; uno specifico sistema di ricircolo dell’aria interna con recupero termico; un depuratore delle acque reflue (LEAPecoR), specifico per l’alta quota, che consente di abbattere quasi totalmente la dispersione di inquinanti organici nell’ambiente; l’intero sistema è regolato e controllato, anche via satellite, agevolando una gestione efficace della struttura durante l’intero arco dell’anno.

Se la sfida per questo progetto di riqualificazione turistica e green design, proposto parallelamente ai preparativi dei Giochi Olimpici 2014, è quella di un turismo sostenibile ad alta quota, sembra proprio che il duo italo-russo ce l’abbia messa davvero tutta per tagliare il traguardo. 

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