La Russia accusa gli Amici della Siria di voler sabotare Ginevra 2

Chi siederà al tavolo della Conferenza di pace Ginevra 2? (Foto: Reuters)

Chi siederà al tavolo della Conferenza di pace Ginevra 2? (Foto: Reuters)

A meno di un mese dalla conferenza di pace, gli Usa riducono la loro presenza nel Mediterraneo orientale

Il documento ratificato durante l’incontro degli Amici della Siria mira a compromettere la conferenza di pace Ginevra 2 e a predeterminarne gli esiti. Ad affermarlo è Aleksandr Lukashevich, rappresentante ufficiale del Ministero degli Affari Esteri russo. “Si tratta, - ha aggiunto Lukashevich, - di una malcelata minaccia per tornare all’uso della forza militare”. Secondo Lukashevich, il “documento di Londra” avrebbe lo scopo di provocare Damasco, mettere a rischio il Ginevra 2 e trasferire le responsabilità dall’opposizione alle autorità siriane.

“Noi riteniamo che la Coalizione nazionale siriana dovrebbe prendere parte ai negoziati, ma che i parametri di questa partecipazione dovrebbero essere commensurati alla loro influenza sulla società siriana e al ruolo che questa svolge non solo all’estero, ma soprattutto in Siria”. Secondo la posizione ufficiale del Ministero degli Affari Esteri russo, pubblicata sul sito Web del dicastero, non vi è motivo di affermare che la “coalizione” è “l’unica legittima rappresentanza” del popolo siriano, o dell’intera opposizione.

Ricordiamo che a Londra i rappresentanti dell’opposizione si sono incontrati con il cosiddetto gruppo degli Amici della Siria per discutere della possibilità di tenere la conferenza internazionale Ginevra 2. Gli oppositori di Bashar Assad hanno dichiarato che non prenderanno parte ai negoziati se l’ordine del giorno non comprenderà un dibattito sull’estromissione di Bashar.

La conferenza è osteggiata dal Concilio nazionale siriano, da parte della Coalizione nazionale dell’opposizione e dalle forze rivoluzionarie.

Agli Usa era stato assegnato il compito di coinvolgere nei colloqui di pace tutti i gruppi più influenti dell’opposizione siriana. Dopo la decisione del Concilio nazionale siriano, i diplomatici russi hanno colto l’occasione per criticare i colleghi americani, accusandoli di essere stati inefficaci. “Ci avevano assicurato che sarebbero riusciti a far partecipare tutti. Il collega John Kerry di recente mi aveva nuovamente confermato che gli Usa si stavano attivamente dando da fare a questo scopo, e che risultati non avrebbero tardato ad arrivare. Invece non si sono ancora materializzati”, ha obiettato Sergei Lavrov, ministro russo degli Affari Esteri.

La Russia si era fatta invece carico di convincere le autorità di Damasco a negoziare e secondo il Ministero degli Esteri vi sarebbe riuscita, tanto che i membri del governo siriano sarebbero pronti ad arrivare a Ginevra “se necessario, domani stesso”.

Secondo Boris Dolgov, ricercatore senior presso il Centro studi orientali dell’Istituto orientale Ras, gli esiti del Ginevra 2 dipendono in gran parte dalla posizione che l’Occidente sceglierà di assumere.

“Se i Paesi occidentali che sostengono l’opposizione riuscissero a costringerla a negoziare, mettendola di fronte a un ultimatum con cui minacciano di privarla degli aiuti economici e delle forniture di armi, sarebbe un passo avanti verso l’inizio del processo politico. Tuttavia, - ha affermato l’esperto in un’intervista a Gazeta.ru, - è improbabile che l’Occidente agirà in questo modo”.

Secondo Dolgov esisterebbero però anche altre opzioni. “Nel caso in cui l’opposizione armata si rifiutasse di obbedire al cessate-il-fuoco e a quanto previsto dai negoziati, si potrebbe chiedere all’Onu di definire terroristici i gruppi armati che alimentano i combattimenti, e decidere quindi di neutralizzarli. Se i partner occidentali accogliessero una simile opzione, potremmo iniziare a vedere la luce alla fine del tunnel”, ha concluso l’esperto.

Malgrado le difficoltà, Mosca auspica che la conferenza possa aver luogo. Stando a una fonte interna al Ministero degli Affari Esteri russo e citata da Kommersant, questa dovrebbe tenersi “quanto prima”. “Una road map politica che regoli la situazione in Siria deve essere messa a punto quanto prima. E non appena sarà stata ratificata, occorrerà mettere da parte tutto il resto e aspettare che radunino le forze e facciano fuori i terroristi, sin troppo radicati in quel Paese”, ha spiegato l’interlocutore del giornale.

La stampa russa fa però notare che a un mese dal suo presunto inizio, Ginevra 2 rimane in forse. Della conferenza infatti non si conoscono ancora né il programma né i partecipanti. E mentre sino a tempi recenti si riteneva che l’ostacolo principale al suo svolgimento fosse rappresentato dal temporeggiare dell’opposizione, adesso a suscitare scetticismo è il presidente Assad.

Intanto, sembra che gli Usa abbiano ormai escluso la possibilità di un intervento armato in Siria, quanto meno nel breve periodo. I vertici della Marina Usa hanno infatti deciso di ridurre il numero delle unità navali dislocate nei pressi della costa siriana. Come spiegato dall’ammiraglio Jonathan Greenert, il contingente di navi da guerra al seguito della portaerei Nimitz ha portato a termine la propria missione e farà presto rientro alla base di Bremerton, nello Stato di Washington.

Gli Usa manterranno nel Mediterraneo orientale solo tre navi da guerra: i cacciatorpediniere Stout e Ramage e l’incrociatore Monterrey.

Tutti i diritti riservati da Rossiyskaya Gazeta