Quale opposizione siriana siederà a Ginevra 2

I siriani che vivono in Bulgaria protestano contro un attacco con armi chimiche perpetrato a Damasco contro la popolazione (Foto: Reuters)

I siriani che vivono in Bulgaria protestano contro un attacco con armi chimiche perpetrato a Damasco contro la popolazione (Foto: Reuters)

La Conferenza internazionale di pace su Damasco dovrebbe svolgersi in Svizzera dal 23 novembre 2013, se la data e i partecipanti verranno confermati

La Conferenza internazionale di pace sulla Siria dovrebbe aver inizio a Ginevra il 23 novembre 2013. Lo ha dichiarato il segretario della Lega degli Stati arabi, Nabil Al-Arabi, che ha esaminato la questione con l’inviato speciale dell’Onu e della Lega araba, Lakhdar Brahimi. Tuttavia, non è certo che la data verrà confermata.

Al-Arabi non è autorizzato a rilasciare dichiarazioni al riguardo, prerogativa esclusiva dell’Onu. In secondo luogo non è chiaro chi rappresenterà l’opposizione siriana a Ginevra e per finire l’Occidente non ha ancora deciso se appoggerà l’“Islam politico” in contrapposizione a Bashar Assad. E questo appare, verosimilmente, il problema di fondo.

Nel suo discorso ai giornalisti, Nabil Al-Arabi ha rilevato che “prima di iniziare la conferenza… occorre superare un gran numero di ostacoli e intraprendere una serie di iniziative preparatorie”. A sua volta, l’inviato speciale dell’Onu e della Lega araba per la Siria, Lakhdar Brahimi, ha ricordato che “la conferenza non potrà aver luogo senza la partecipazione dell’opposizione rappresentativa della maggioranza dei siriani che si oppongono al governo”. Secondo gli accordi raggiunti tra Mosca e Washington, spetterebbe agli Stati Uniti coinvolgere l’opposizione nelle trattative. La questione è spinosa.

Il problema di fondo è chi dovrà rappresentare gli oppositori di Bashar Assad alla Conferenza di pace, la cosiddetta Ginevra-2. È questo il punto nodale del contendere. Nel movimento di opposizione sia all’interno della Siria che all’esterno, tra le fila della Coalizione nazionale delle forze d’opposizione e rivoluzionarie, esiste una crisi evidente.

Alla fine di settembre 2013, in Siria, undici gruppi islamici, uno dei quali molto vicino ad Al-Qaeda, hanno dichiarato di riconoscere l’autorità della Coalizione e hanno esortato tutti i gruppi dell’opposizione a unirsi sotto l’egida dell’Islam sul fondamento delle leggi della Sharia. Di fatto, l’ala militare della Coalizione è stata privata dei suoi leader più autorevoli. E in tal modo si è ridotta anche la sua influenza nella questione siriana.

D’altro canto, nella stessa Siria si inaspriscono le tensioni tra i diversi gruppi islamici, in particolare tra il gruppo dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante, ritenuto una filiale di Al-Qaeda, da un lato, e le forze più moderate dall’altro. Al tempo stesso, secondo quanto dichiarato dall’Independent, una delegazione dell’Armata siriana libera di Aleppo, che ugualmente rappresenta l’opposizione armata, è giunta a Damasco, dove è stata accolta da alti esponenti dell’attuale leadership siriana.

È evidente che costituire un fronte unico dell’opposizione da questa multiforme congerie di gruppi e individuare una “parte” che lo rappresenti alle trattative risulta un compito assai gravoso.

Un altro rompicapo che dovranno risolvere gli Stati Uniti è la posizione di Damasco.

Come ha dichiarato nel corso di un’intervista a La Voce della Russia Riad Haddad, ambasciatore siriano in Russia, “noi non riconosciamo i gruppi jihadisti come una delle parti in causa nelle trattative. Nel processo delle trattative non intendiamo aver a che a fare con dei terroristi… Ma solo con la cosiddetta opposizione nazionale, i cui membri non abbiano utilizzato armi, né organizzato massacri e stragi nel Paese; con quell’opposizione che ritiene che occorra tutelare l’integrità nazionale”. 

Durante le trattative dei rappresentanti dell’Armata siriana libera a Damasco già citate si è parlato di un avvio del dialogo. La delegazione ha posto al riguardo quattro condizioni: l’attuazione di un dialogo che coinvolga tutta la nazione siriana; la garanzia dell’inviolabilità dei beni di tutti i partecipanti al conflitto; la fine e la condanna dei conflitti interreligiosi e interetnici in Siria; la collaborazione reciproca sul progetto di una Siria democratica con il riconoscimento della supremazia del diritto.

È importante che Damasco stabilisca un contatto con gli oppositori contro cui ha combattuto. Ma, contrapponendo se stesso ai gruppi jihadisti, Assad contribuisce in modo evidente a frammentare ulteriormente l’opposizione, rafforzando i suoi sostenitori che combattono per la sua affermazione come leader di uno Stato laico e non come membro della famiglia Assad o dell’élite alawita.

Infine, Bashar Assad vuole spingere l’Occidente a operare pubblicamente una scelta tra i gruppi vicini ad Al Qaeda, fautori dell’“Islam politico”, che hanno impresso il loro segno sui 30 mesi del conflitto siriano, e l’ala moderata dei “nazionalistici laici”, coi quali è disposto a trovare un’intesa. Tra l’altro, l’opzione della prima variante legittimerebbe Assad a non andare a Ginevra e ad accusare tanto l’Occidente quanto i suoi oppositori politici di aver fatto saltare la conferenza. Nel caso, naturalmente, che venga effettuata una scelta così bizzarra. 

Su questo sfondo così complesso il 22 ottobre 2013 ha avuto inizio a Londra un incontro internazionale con la partecipazione di 11 Paesi, nel corso del quale verranno messi a punto i preparativi per la Conferenza di pace sulla Siria di Ginevra, come annunciato da William Hague, ministro degli Affari Esteri del Regno Unito.

All’incontro partecipano delegazioni di Gran Bretagna, Egitto, Francia, Germania, Italia, Giordania, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Turchia e Stati Uniti. Questi Paesi costituiscono il fulcro del gruppo degli “Amici della Siria”. A detta di Hague, all’incontro è attesa anche la partecipazione di rappresentanti della Coalizione nazionale. Non vi è dubbio che gli argomenti di discussione non mancheranno.

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