La Russia aiuterà Assad a disfarsi delle armi chimiche

Il Segretario di Stato Usa, John Kerry, a sinistra, con il ministro russo degli Esteri Sergei Lavrov prima della conferenza stampa congiunta a Ginevra, successiva al vertice bilaterale sulla Siria del 14 settembre 2013 (Foto: Reuters/Ruben Sprich)

Il Segretario di Stato Usa, John Kerry, a sinistra, con il ministro russo degli Esteri Sergei Lavrov prima della conferenza stampa congiunta a Ginevra, successiva al vertice bilaterale sulla Siria del 14 settembre 2013 (Foto: Reuters/Ruben Sprich)

Il presidente siriano ha confermato di voler acconsentire alla distruzione del suo arsenale, secondo l'accordo russo-americano di Ginevra

Il presidente siriano Bashar al-Assad ha confermato che Damasco acconsente alla distruzione del suo arsenale chimico, secondo l'accordo russo-americano di Ginevra. Sarà tuttavia necessario prestargli aiuto. Il tallone di Achille dell'iniziativa russo-americana è la parte relativa alle procedure per garantire la sicurezza in fase di distruzione degli arsenali chimici siriani. Per l'opposizione radicale, la cui condotta è dettata da Al-Qaeda, la violazione di questi accordi, o per lo meno riuscire a screditarli, potrebbe costituire l'ultima chance nella lotta per la Siria.

Come comunicato il 19 settembre 2013 dai mass media russi, riportando fonti interne allo Stato Maggiore della Russia, in questa sede si sta attualmente discutendo “la composizione numerica del contingente” che si potrebbe inviare in Siria per assistere Damasco nel garantire la sicurezza delle operazioni di trasporto e distruzione delle armi chimiche. Si suppone che del contingente facciano parte specialisti delle truppe per la difesa radioattiva, chimica e biologica delle forze armate della Federazione Russa.

Non si esclude inoltre che nel luogo dove avverranno le operazioni verrà inviato anche un contingente di una squadra dei corpi speciali, i ranger russi. Considerando che all'operazione potrebbero partecipare anche i contingenti di altri Paesi, il numero totale di truppe ausiliarie potrebbe arrivare a 10.000 unità.

Queste discussioni sono frutto della dichiarazione rilasciata dal ministro degli Affari Esteri Sergei Lavrov a seguito del recente incontro con il collega francese Laurent Fabius: “Sono necessari passi supplementari, dal momento che i luoghi destinati allo stoccaggio, che saranno definiti al termine della prima fase del lavoro degli esperti, richiederanno una presenza internazionale prestabilita. La Russia è disposta a partecipare alle operazioni per garantire la sicurezza del perimetro intorno alle aree in cui gli esperti condurranno i lavori”.

La Siria accetta che la Russia partecipi alle operazioni di messa in sicurezza delle zone in cui opereranno gli ispettori internazionali. Questo è stato confermato alla stampa il 18 settembre 2013 dal vice ministro degli Affari Esteri Sergei Riabkov, di ritorno da una visita in Siria e un incontro con al-Assad. Inoltre, il diplomatico russo ha sottolineato che “la Siria parte dal presupposto che la questione della distruzione dei materiali raccolti deve essere risolta prima di tutto in collaborazione con l'Opac (Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche)”.

A giudicare dai fatti, questo tema è stato discusso nel corso delle recenti trattative russo-americane a Ginevra, alle quali hanno partecipato un gran numero di esperti di armi chimiche provenienti da entrambi i Paesi. Dichiarando che “la Russia aveva espresso la propria disponibilità a partecipare a questo processo già prima dell'incontro di Ginevra”, Riabkov ha avvalorato questa tesi.

I mass media russi riportano che alle operazioni di messa in sicurezza del perimetro circostante delle zone dei lavori parteciperanno non solo militari russi, ma anche americani e di vari Paesi europei. Secondo la fonte diplomatica russa, il coinvolgimento degli europei (la Francia e la Gran Bretagna) e la loro partecipazione all'operazione ridurrebbe il rischio di ripercussioni da parte dell'opposizione siriana.

In sostanza, questa è l'eco della snervante discussione tenutasi in seno all'Onu sul rapporto stilato dal gruppo di esperti internazionali sull'utilizzo di armi chimiche nei dintorni di Damasco il 21 agosto 2013. Mosca è contraria a utilizzare il documento come prova della colpevolezza del governo siriano, come invece vorrebbero fare gli Stati Uniti e i loro alleati. Oltre al fatto che nel rapporto non vengono tratte conclusioni sui colpevoli, identificare i colpevoli non sarà compito degli ispettori neanche in futuro. Il documento consiglia inoltre di non fidarsi completamente di molte delle prove e delle testimonianze raccolte.

“Alcuni frammenti e altre potenziali prove sono stati palesemente compromessi / si rimanda all'arrivo del gruppo inquirente”. “Durante il periodo di permanenza (degli ispettori) in quelle zone, la gente portava munizioni sospette. Questo dimostra che potenziali prove avevano cambiato collocazione ed erano probabilmente state alterate”. Queste sono solo due frasi di avvertimento contenute nel rapporto.

Inoltre, il tempo necessario per condurre un controllo dettagliato di entrambi i luoghi e per rilevare campioni era molto limitato. I siti erano stati frequentati e continuavano ad essere frequentati da altri individui prima e durante l'indagine. Frammenti e altre potenziali prove sono chiaramente stati alterati o spostati prima dell'arrivo del team di investigazione.

Come nel caso di altri siti, le sedi erano già state frequentate da altri individui prima dell'arrivo della missione. Il tempo a disposizione nei siti è stato sfruttato al meglio, ma era limitato.

Durante il periodo di permanenza in quelle zone, la gente portava munizioni sospette. Questo dimostra che potenziali prove avevano cambiato collocazione ed erano probabilmente state alterate.

Non a caso, quindi, Sergei Lavrov ha dichiarato che la Russia abbia le prove sufficienti a dimostrare che le comunicazioni sull'uso delle armi chimiche riflettono il fatto che l'opposizione fa regolare ricorso a provocazioni per promuovere attacchi e un intervento armato contro la Siria. “Siamo in possesso di una notevole quantità di dati sugli incidenti di agosto 2013 nel quartiere di Ghouta, nei pressi di Damasco”, ha sottolineato il ministro russo.

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