La guerra fredda delle zone di libero scambio

I leader del G8 in Irlanda del Nord. Da sinistra: il primo ministro giapponese Shinzo Abe, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il Presidente russo Vladimir Putin, il primo ministro britannico David Cameron e il presidente Usa Barack Obama (Foto: AP)

I leader del G8 in Irlanda del Nord. Da sinistra: il primo ministro giapponese Shinzo Abe, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il Presidente russo Vladimir Putin, il primo ministro britannico David Cameron e il presidente Usa Barack Obama (Foto: AP)

Per tutelarsi dall’espansione della Cina, Washington e Bruxelles stanno valutando alleanze di tipo economico e politico. Ma gli accordi tra Usa ed Europa potrebbero non essere così facili

Washington e Bruxelles stanno discutendo la possibilità di creare zone di libero scambio. Gli analisti fanno notare che gli Stati Uniti, insieme all'Europa occidentale, stanno cercando di dar vita a un’alleanza che non è solo di tipo economico, ma in sostanza anche di tipo politico per tutelarsi dall'espansione della Cina. Gli esperti intervistati pensano che molto dipenderà dal fatto che Pechino arrivi o meno a un accordo con i suoi vicini.

Già nel febbraio del 2013, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, nell’ambito del suo discorso sullo stato dell’Unione ha annunciato due enormi progetti di commercio internazionale: la partnership transatlantica e quella transpacifica.

Il più ambizioso di questi è la partnership transatlantica. Occorre ricordare che questa idea era stata proposta inizialmente dalla cancelliera tedesca Angela Merkel. Berlino ha presentato un pacchetto di proposte per l'armonizzazione della legislazione Ue e Usa in ambito economico e commerciale già nella primavera del 2007. Tuttavia, durante gli anni del governo Bush, gli Stati Uniti si consideravano un leader mondiale che non necessitava di alleati. E ci sono voluti sei anni affinché Washington fosse pronta per le idee proposte dalla Merkel.

L’America non vuole,
l’Europa non può. Rimane l’Asia?

Gli analisti sottolineano che, se i negoziati con i 27 Stati che compongono l'Unione Europea dovessero aver successo, gli Stati Uniti, come l'Europa occidentale, potrebbero tutelarsi dall’espansione cinese nel commercio mondiale. È anche vero che i colloqui non saranno facili, e ci sono dubbi sul fatto che un accordo con l'Ue verrà presto raggiunto.

Il redattore capo della rivista La Russia nella politica globale e capo della presidenza del Consiglio per la politica estera e di difesa, Feodor Lukyanov, ha spiegato che gli Stati Uniti hanno avviato la creazione della “Trans-Atlantic Trade Investment Partnership” perché la loro influenza nel mondo si sta notevolmente indebolendo.

Secondo gli analisti, la nuova alleanza influirà anche sui membri del Nafta Messico e Canada. Se questa mossa avrà successo, gli Usa saranno una forza capace di imporre le proprie regole sugli altri membri dell'economia mondiale, in particolare sulla Cina: "In Occidente sono molto preoccupati per il trasferimento della produzione in Asia. La creazione di nuovi posti di lavoro è importante per loro".

Gli analisti, tuttavia, concordano sul fatto che la partnership non è dettata solo da motivi economici. "Prima di tutto, la creazione di una partnership è un tentativo da parte dell'Occidente e degli Stati Uniti di recuperare la vecchia posizione di leadership - pensa Lukyanov -. Le Nazioni in via di sviluppo del Sud-Est asiatico, in particolare la Cina, sono viste come avversari”.

Tuttavia, alcuni esperti esprimono dei dubbi circa il fatto che la partnership tra l'Ue e gli Usa porterà benefici economici. Come Dmitri Abzalov, politologo e vice-presidente del Centro di comunicazioni strategiche, che osserva: “Gli Stati Uniti e l’Unione Europea sono in concorrenza non solo con la Cina, ma anche in larga misura gli uni con gli altri in numerosi ambiti tra cui quello energetico e metalmeccanico, nell’industria dell’illuminazione e in alcuni settori dell'agricoltura”.

La Cina è vicina, alla Russia

Secondo il politologo, i meccanismi di libero scambio funzionano poco. In condizioni di crisi tutti i Paesi possono imporre delle barriere nei confronti dei concorrenti. L’idea di usare i posti di lavoro come condizione per garantire una sorta di integrazione non reggerà né a Washington né a Bruxelles.

Lukyanov si esprime anche a proposito dei problemi che potrebbero mettere a repentaglio il percorso di cooperazione. “È sufficiente un disaccordo tra Usa e Ue. Prendiamo, ad esempio, l'atteggiamento verso gli alimenti geneticamente modificati: in America sono la norma, mentre in Europa sono vietati. Sarà interessante vedere come risolveranno questo problema”.

Molti esperti ritengono che se verrà attuata una zona di libero scambio, le cose saranno uguali solo sulla carta. "L'Europa dovrà accondiscendere. La questione dell’industrializzazione in uno scenario come quello americano caratterizzato da bassi costi energetici si risolverà da sola. La base produttiva verrà concentrata in America - pensa Lukyanov -. E quando resterà solo il settore dei servizi non rimarrà niente per l'Europa, eccetto riqualificarsi per l'economia dei servizi”.

Il capo del Dipartimento di Studi Orientali presso la National Research University Higher School of Economics, Aleksei Maslov, non ha dubbi sul fatto che l'iniziativa di Washington e Bruxelles rappresenti una reazione di riflesso all’analogo appello della Cina ai suoi vicini in Asia. Non dimentichiamo, infatti, che Pechino, nel corso degli ultimi quattro anni, ha chiesto la creazione di diverse zone di libero scambio, in particolare con i Paesi del Sud-est asiatico.

"Attualmente i Paesi del Sud-est asiatico rappresentano insieme uno dei maggiori partner commerciali della Cina. Se tutte le barriere commerciali venissero rimosse e venissero create condizioni particolari per il commercio, allora diventerebbero una delle più grandi aree commerciali”, ha riferito Maslov.

La realizzazione di un’altra delle proposte avanzate dalla Cina sarebbe la più pericolosa per gli Stati Uniti: si tratta della creazione di un asse commerciale Cina-Corea-Giappone. Pechino ha ripetutamente offerto l’eliminazione delle barriere commerciali alle Repubbliche dell'Asia centrale.

L'esperto ha spiegato che Washington è costretta a reagire a una situazione del genere. Se uno di questi progetti venisse attuato con successo, si avrebbe la creazione di una zona di libero scambio su larga scala che andrebbe a indebolire pesantemente l'influenza degli Stati Uniti in questi territori.

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