La linea rossa tra Washington e Mosca compie 50 anni

Richard Nixon e Leonid Brezhnev il 20 luglio 1973 a Camp David (Foto: Getty Images/Fotobank)

Richard Nixon e Leonid Brezhnev il 20 luglio 1973 a Camp David (Foto: Getty Images/Fotobank)

Mezzo secolo fa entrava in funzione la famosa "linea telefonica diretta" tra il presidente degli Stati Uniti e i dirigenti dell'Unione Sovietica

La linea rossa Mosca-Washington fu istituita nel 1963 dopo la fine della crisi dei missili di Cuba, quando agli americani erano occorse 12 ore per decifrare i messaggi indirizzati da Nikita Khrusciov a John Kennedy, ed è stata usata per le comunicazioni di emergenza tra i leader delle due superpotenze nel pieno della guerra fredda.

Molti falsi miti sono legati a questa linea, a cominciare dal suo nome. In principio, infatti, essa non era né diretta (si trattava di un collegamento via cavo, e quest'ultimo passava sul fondo dell'Atlantico per poi toccare Londra, Copenaghen, Stoccolma e Helsinki; solo dal 1978 fu affidato ai sistemi satellitari internazionali), né telefonica. I messaggi che si scambiavano i due capi di Stato erano dei testi che venivano trasmessi con una telescrivente, mentre il telefono venne installato all'inizio degli anni '70, nel periodo di Leonid Brezhnev.

La linea rossa non viene più usata da tempo (oggi i presidenti si parlano appunto con un collegamento telefonico diretto), ma si trova in ottime condizioni.

Alla vigilia dell'anniversario il giornale americano The Washington Post ha pubblicato le memorie di Michael Bohn, ex responsabile della "situation room" della Casa Bianca, che lavorò con i presidenti Lyndon Johnson, Richard Nixon e Jimmy Carter. Nei momenti di maggior tensione, i presidenti americani scambiavano missive con i leader sovietici.

La prima lettera di prova fu inviata il 30 agosto 1963. Gli americani trasmisero a Mosca la frase "The quick brown fox jumped over the lazy dog’s back" ("La svelta volpe bruna è saltata oltre la groppa del cane pigro"), che conteneva tutte le lettere dell'alfabeto inglese. La linea entrò pienamente in funzione nei primi giorni della guerra arabo-palestinese del 1967, quando vi furono trasmessi una ventina di messaggi.

Bohn ricorda come il ministro della Difesa degli Stati Uniti Robert McNamara svegliò Lyndon Johnson alle sette di mattina con la notizia che sulla linea rossa era arrivata una comunicazione dal premier sovietico Kosygin. Il premier chiedeva di esercitare pressioni su Israele per fermare la guerra nel Vicino Oriente. Gli americani cominciarono a stendere la risposta e indirizzarono persino una domanda preliminare alla controparte sovietica, chiedendo con quale epiteto dovessero rivolgersi al destinatario. Da Mosca fu spiegato loro che dovevano chiamarlo "Compagno Kosygin".

I presidenti di Usa e Urss si scambiarono comunicati anche nel 1971, a proposito dell'acuirsi delle tensioni tra India e Pakistan, e, nel 1979, quando gli americani protestarono contro l'introduzione delle truppe sovietiche in Afghanistan. In quell'occasione, dopo aver minacciato l'Unione Sovietica di "gravi conseguenze", il presidente degli Stati Uniti concluse la sua lettera indirizzata a Brezhnev con una formula assai diplomatica: "Con i miei migliori auguri, Jimmy Carter".

Del resto, la "linea rossa" fu utilizzata anche in situazioni pacifiche. Johnson, ad esempio, diede ordine di trasmettere proprio a suo mezzo all'Unione Sovietica le informazioni sui voli delle navicelle spaziali americane Apollo.

Nel 1985 alla linea rossa fu aggiunto un collegamento via fax. Proprio con quest'ultimo nel 1985 Reagan ricevette una lunghissima lettera scritta a mano da Gorbaciov, la cui scrittura, secondo Bohn, risultò un rompicapo per i traduttori americani. 

Gorbaciov e Reagan furono gli ultimi capi di Stato a utilizzare la linea rossa. Nel 1991 venne istituito un collegamento telefonico diretto che fu usato per comunicare tra Boris Eltsin e George Bush senior.

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