L'Ossezia del Sud a cinque anni dal conflitto

Gli abitanti di Tskhinvali dicono che il principale risultato arrivato dalla guerra è la possibilità di dormire sonni tranquilli, senza la paura di un altro conflitto (Foto: Reuters)

Gli abitanti di Tskhinvali dicono che il principale risultato arrivato dalla guerra è la possibilità di dormire sonni tranquilli, senza la paura di un altro conflitto (Foto: Reuters)

La Repubblica ringrazia la Russia per il supporto, ma va a scuola d'indipendenza

Cinque anni fa (nella notte dell'8 agosto 2008) scoppiava la guerra in Ossezia del Sud. Il presidente georgiano Mikhail Saakashvili dava l'ordine di avviare le operazioni militari nella repubblica ribelle. Il giorno dopo lo scoppio del conflitto, (il 9 agosto 2008) la Russia annunciava l'invio di truppe in Ossezia del Sud. Questi eventi sono passati alla storia come “la guerra dei cinque giorni” e hanno costituito il pretesto ufficiale perché la Federazione Russa riconoscesse l'indipendenza di Ossezia del Sud e Abkhazia. A cinque anni da quella data, i giornalisti russi si sono chiesti cosa abbia ottenuto l'Ossezia del Sud da questa indipendenza.

Guardando Tskhinvali dall'alto a cinque anni dal conflitto, si vede una città moderna che si staglia sullo sfondo rosso-verde dei tetti. Il centro cittadino, sottoposto a un parziale intervento di recupero, offre un gradevole quadretto anche per i turisti che visitano la città in giornata. A un esame più attento, però, si capisce che il processo di ricostruzione non è stato completato. Molti degli abitanti del luogo hanno trascorso anni in queste case distrutte; ad alcuni ancora oggi mancano condizioni di vita normali.

Le autorità russe hanno cambiato più volte i piani per i finanziamenti federali diretti all'Ossezia del Sud e i progetti di ricostruzione. All'inizio i piani prevedevano la partecipazione di diversi intermediari, tra cui il Ministero per lo Sviluppo Regionale. In un secondo tempo, gli intermediari si sono dissociati, ma il processo di recupero non è comunque stato completato. Gli abitanti del luogo danno la colpa di tutto a funzionari disonesti che hanno rubato i miliardi destinati ai lavori di ricostruzione della Repubblica, per poi sparire nel nulla.

I vertici politici dell'Ossezia del Sud interpretano il malcontento popolare come ingratitudine. Voci di corridoio riportano le parole di un ex funzionario, secondo cui: “Il popolo non vuole vedere niente, anche se in realtà si fa molto”.

Il consigliere del presidente della Repubblica Soslan Djusoev ritiene che “il processo di ricostruzione non è evidentemente stato all'altezza delle aspettative; d'altra parte fin dall'inizio si erano create aspettative troppo alte: ci si aspettava che dopo la guerra tutto sarebbe stato ricostruito in fretta”.

I vari interlocutori intervistati hanno espresso, chi più chi meno, preoccupazione per le minacce interne, piuttosto che per quelle esterne. Sergei Zassev, presidente del Comitato per le politiche giovanili ha dichiarato che quando l'Ossezia del Sud era in guerra con la Georgia c'era un maggior livello di coesione sociale tra la popolazione. Oggi, invece, in una situazione di sicurezza nazionale garantita dalla Russia e di assenza di minacce esterne, è emerso un nuovo pericolo: la mancanza di coesione sociale. A detta del giovane funzionario, questo fatto è confermato dall'esistenza di “un numero elevatissimo di partiti politici” ufficiali nella Repubblica.

La giovane politologa Alina Djioeva ha un'opinione diversa su quanto accaduto: è convinta che l'intensificarsi della spaccatura tra la popolazione e le autorità politiche possa portare alla nascita di una società civile attiva. “Tra un anno si svolgeranno le elezioni politiche e oggi ci sono già 15 partiti politici ufficiali. La gente cerca di organizzarsi e in qualche modo influenzare i processi politici ed economici”, afferma. “Secondo me questa è la prova che la gente ha voglia di cambiamento. A cinque anni dall'agosto del 2008, cominciamo a capire che nessuno farà niente per noi. E se anche lo facesse, non sarebbe certo per il nostro bene”.

Messe in secondo piano dai ritardi nei lavori di ricostruzione e dal sordo malcontento popolare, si sono via via sopite le voci che prospettavano una possibile annessione dell'Ossezia del Sud alla Russia. Oggi un gran numero di funzionari sostiene che il popolo abbia scelto l'indipendenza.

Come in passato, l'opinione pubblica vede nella Russia lo Stato che ha riconosciuto l'indipendenza dell'Ossezia del Sud e l'ha salvata dall'orrore della guerra e dall'incertezza. Come prima, gliene è riconoscente. Quasi tutti gli abitanti di Tskhinvali sono concordi sul fatto che il principale successo conseguito in questi cinque anni consista nella possibilità di dormire sonni tranquilli, senza temere un nuovo conflitto.

A volte, in realtà, si ha come l'impressione che nell'immaginario degli abitanti di Tskhinvali esistano due Russie: una che li ha savlati, riconosciuti e aiutati e un'altra che ha mandato funzionari corrotti, in grado di sfruttare la guerra a loro vantaggio.

“Il riconoscimento della nostra indipendenza da parte della Russia ci ha dato prima di tutto un supporto morale e psicologico, - dichiara il direttore del centro stampa Ir, Irina Gagloeva. - La Russia ci ha aperto la possibilità di un futuro”. Ma secondo la Gagloeva è presto per considerarsi tranquilli: l'Ossezia del Sud deve affrontare diverse minacce, che in genere non vengono riconosciute dalla comunità internazionale. Prima di tutto la Georgia non ha abbandonato la speranza di riprendersi questa repubblica e la spaccatura all'interno della società che si osserva oggi favorisce i “malintenzionati”.

“Al giorno d'oggi si notano tutti i segnali di una depressione a livello nazionale: la gente non crede in se stessa, nella società, nelle autorità, nel Paese. La vita continua per inerzia, mancano segni di attivismo. È possibile che questo dipenda dal fatto che l'economia non è in crescita ma in una situazione di stagnazione”, continua la Gagloeva.

Gli ufficiali di Stato, in Ossezia del Sud e a Mosca, promettono la ripresa economica della Repubblica, affermando che già nei primi mesi del 2014 si potrà parlare di sviluppo socio-economico.

Allo stesso tempo, le relazioni tra Ossezia del Sud e Georgia stanno diventando sempre più tese. Da qualche mese, l'Ossezia del Sud ha rafforzato i controlli di sicurezza nelle zone frontaliere. La Georgia lancia l'allarme affermando che le guardie frontaliere russe si sono spinte oltre la linea prestabilita. L'Ossezia del Sud, invece, parla di un semplice processo di demarcazione dei confini.

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2008-2013, le attuali relazioni
tra Russia e Georgia 

D'altra parte, i funzionari dell'Ossezia del Sud sanno bene che prima o poi sarà necessario stringere buoni rapporti con la Georgia, il vicino più stretto della Repubblica. David Sanakoev è convinto che Tskhinvali potrà avviare un dialogo con Tbilisi solo dopo che la Georgia “garantirà di non invadere l'Ossezia del Sud, valuterà quanto fatto dai proprio vertici nei confronti dei cittadini dell'Ossezia del Sud in un'ottica politico-giuridica e risarcirà i danni subiti dalla Repubblica”.

Secondo Alla Djioeva, nonostante l'assenza di relazioni ufficiali tra Tskhinvali e Tbilisi, esistono comunque relazioni che possono essere descritte come “diplomazia popolare”. Dal punto di vista geografico, Tbilisi è più vicina di Vladikavkaz e d'inverno, quando la Transiberiana è sommersa di neve, ci vogliono giorni per raggiungere la Russia. “I malati gravi provenienti dall'Ossezia del Sud si rivolgono a noi per essere portati proprio a Tbilisi per ricevere cure mediche, - racconta la Djioeva. - Credo che questi rapporti si intensificheranno grazie alla diplomazia culturale: né noi né i georgiani ce ne andremo. Prima o poi troveremo dei punti in comune”.

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