Georgia e Russia verso una nuova fase di dialogo

Nell'agosto 2008 l'offensiva della Georgia contro l'Ossezia del Sud portò a un'intervento militare della Russia che si contrapponeva a Tbilisi (Foto: Reuters)

Nell'agosto 2008 l'offensiva della Georgia contro l'Ossezia del Sud portò a un'intervento militare della Russia che si contrapponeva a Tbilisi (Foto: Reuters)

Tbilisi ha riconosciuto di aver commesso nell’agosto 2008 “errori drammatici”. Il primo ministro Medvedev esprime un cauto ottimismo

Al quinto anniversario della guerra nell’Ossezia del Sud, un alto funzionario del governo georgiano ha dichiarato che Tbilisi riconosce i drammatici errori commessi durante i fatti accaduti nell’agosto 2008  e riafferma l’intenzione di proseguire lungo la linea della normalizzazione dei rapporti con Mosca.

“La mia opinione è che nel 2008 siamo stati vittime di un’aggressione e, purtroppo, dobbiamo riconoscere con sgomento, che anche da parte nostra sono stati compiuti passi scorretti e sono stati commessi drammatici errori”, è quanto ha dichiarato Zurab Abashidze, il rappresentante speciale del primo ministro georgiano per la normalizzazione delle relazioni con la Russia, nel corso di un’intervista trasmessa dalla rete georgiana Rustavi 2.

A suo avviso l’esito del conflitto ha fatto sì che la Russia riconoscesse l’indipendenza dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud e “ora risulta difficile regolamentare la questione; è un obiettivo che richiede un grande investimento di energie e di tempo”. Tuttavia, a detta di Abashidze, nessuno si aspetta che la Russia possa rivedere la sua posizione, annullando il riconoscimento dell’indipendenza di questi territori” e “si può progredire gradualmente, attraverso una politica dei piccoli passi”.

A detta di Abashidze, la prima tappa, quella legata alla soluzione di problemi pratici nel settore del commercio, dei rapporti economici e dei trasporti del Paese, ha già prodotto risultati positivi. La disamina dei problemi più nodali  dovrebbe iniziare verso settembre-ottobre 2013, ha aggiunto il rappresentante speciale del primo ministro georgiano.

Non va dimenticato che la notte dell’8 agosto 2008 le truppe georgiane attaccarono l’Ossezia del Sud, distruggendo parte della sua capitale, Tskhinvali. La Russia inviò le sue truppe nella repubblica per difendere gli abitanti dell’Ossezia del Sud, in gran numero cittadini della Federazione Russa. Dopo cinque giorni di scontri militari l’esercito russo cacciò le forze militari georgiane dalla regione. Mosca riconobbe l’indipendenza dell’Ossezia del Sud e dell’altra ex regione autonoma della Georgia, l’Abkhazia, mentre in risposta Tbilisi ruppe le relazioni diplomatiche con Mosca dichiarando le due repubbliche transcaucasiche territori occupati.

Secondo il primo ministro russo, Dmitri Medvedev, che nel 2008 ricopriva la carica di Presidente della Federazione Russa, Mosca fino allo scoppio del conflitto sperava che “la leadership georgiana fosse in grado di riunificare lo Stato che si stava disgregando” e perciò non si era affrettata a riconoscere l’indipendenza di Ossezia del Sud e Abchazia, ma dopo il conflitto di agosto non le è rimasta altra scelta.

Tuttavia, Medvedev guarda al futuro con ottimismo: “Sono certo che la situazione si normalizzerà. Tra i nostri popoli non c’è stata una rottura. Purtroppo, questo conflitto non aiuta a raggiungere una reciproca intesa, ma non esiste un contrasto così profondo tra i nostri popoli; si è trattato, lo ribadisco ancora una volta, di un errore commesso da alcuni dirigenti isolati del Paese, sfociato in un atto criminoso. Ma ora la situazione è davvero un po’ cambiata”, ha osservato, in un’intervista concessa al canale televisivo Russia Today, Medvedev. Il premier russo ha osservato poi che l’attuale leadership georgiana ha assunto al riguardo una posizione assai più pragmatica.

Medvedev ha infine rilevato che non fu Mosca a rompere le relazioni diplomatiche con la Georgia. “Noi siamo pronti a ripristinarle a patto di alcune premesse essenziali del tutto semplici come il riconoscimento di quanto è avvenuto... Questa pagina così triste della storia delle relazioni tra i nostri due Paesi negli ultimi anni potrà essere voltata e superata con la scomparsa dalla scena politica di Saakashvili e degli altri leader responsabili di una decisione tanto criminale”, ha aggiunto.

Cinque anni dopo il conflitto di agosto 2008, circa l’82 per cento dei cittadini georgiani appoggia la linea della normalizzazione dei rapporti con la Russia. Ciò è attestato dai dati di un’inchiesta condotta a metà maggio 2013 dall’Istituto repubblicano internazionale (Iri).

Al tempo stesso, quasi il 57 per cento dei georgiani intervistati ritiene che la Russia continui a rappresentare una minaccia per il proprio Paese sul piano politico ed economico, mentre circa il 61 per cento si esprime a favore dell’integrazione della Georgia nella Nato.

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