Missili americani in Europa, qual è lo scopo?

Soldati americani davanti a una batteria di missili Patriot nella base militare nel Nord della città polacca di Morag, 26 maggio 2010 (Foto: AFP / East News)

Soldati americani davanti a una batteria di missili Patriot nella base militare nel Nord della città polacca di Morag, 26 maggio 2010 (Foto: AFP / East News)

I maggiori esperti russi e occidentali riflettono sulla possibilità che Obama e Putin raggiungano un compromesso sugli anti-balistici abm

Durante il summit del G8 in Irlanda del Nord, il Presidente russo Vladimir Putin e il suo omologo americano Barack Obama avranno discusso di uno dei temi più spinosi dei rapporti tra Usa e Russia: lo scudo di difesa antimissile Usa in Europa.

Benché Obama abbia lasciato intendere che Washington è pronta a scendere a compromesso riguardo alla propria difesa missilistica europea, Mosca sta valutando la proposta con diffidenza.

In una lettera indirizzata al suo omologo russo, il presidente Usa ha delineato alcuni punti sui quali sarebbe disposto a negoziare. In particolare, Washington invita gli esperti russi a compiere un sopralluogo nelle sue basi di controllo di difesa missilistica.

Tuttavia, durante il suo recente viaggio negli Stati Uniti, il segretario del Consiglio di sicurezza russo Nikolai Patrushev ha chiaramente affermato che l’iniziativa dell’amministrazione Obama non è sufficiente.

“Apprezziamo la volontà di garantire la trasparenza dei programmi di difesa missilistica -, ha dichiarato Patrushev. - Al tempo stesso riteniamo, però, che dichiarare di non avere alcuna intenzione di mettere a rischio il deterrente strategico potenziale della parte opposta non possa bastare”.

“Rettifiche superficiali, come il rifiuto di creare un nuovo intercettore, non possono mitigare le nostre preoccupazioni riguardo all’impatto che lo scudo di difesa missilistica avrà sui nostri equilibri strategici”, ha aggiunto.

Analogamente, nel suo messaggio a Obama, il Presidente russo Vladimir Putin ha lasciato intendere che i negoziati riguardo questo tema si annunciano problematici.

Russia Direct ha chiesto ai principali esperti russi e americani di valutare sino a che punto i timori di Mosca sono giustificati e se ritengono probabile che i due Paesi troveranno un compromesso.  

Fedor Lukyanov, direttore del Consiglio per la politica estera e di difesa, direttore di Russia in Global Affairs

Le riserve della Russia riguardo allo scudo di difesa missilistica Usa in Europa si basano su speculazioni: nessuno può immaginare una guerra nucleare tra Russia e Stati Uniti. Tuttavia, se Washington continuerà a lavorare a questo progetto, potrebbe delinearsi un’ipotetica minaccia alla sicurezza russa, di cui Mosca prende atto. Ed è per questo che la Russia sta a sua volta aggiornando il proprio arsenale nucleare.

La Russia desidera un nuovo trattato sugli abm, perché nel 2001 Washington lasciò inalterato quello precedente (il Trattato Abmt del 1972 sui missili anti-balistici, pensato per ridurre il numero di sistemi atti a contrastare i missili balistici, ndr).

L’iniziativa proposta dall’amministrazione Obama rappresenta un tentativo per rendere più trasparente il progetto abm. Forse però, se il presidente Usa avesse avanzato questa proposta due anni fa, quando Mosca era più flessibile, il Cremlino l’avrebbe accolta diversamente.

Evgeny Minchenko, presidente dell’Istituto internazionale di Studi politici

Il fatto che Obama stia tentando di raggiungere un compromesso sul tema degli abm dovrebbe essere visto come un gesto positivo, benché non sufficiente. L’iniziativa del presidente americano significa che al G8 i due Paesi potrebbero potenzialmente raggiungere un accordo.

Michael E. O’Hanlon, visiting lecturer presso l’Università di Princeton, professore aggiunto presso la John Hopkins University, senior fellow e direttore della ricerca del Dipartimento di politica estera del Brookings Institute

Oggi una guerra nucleare tra Stati Uniti e Russia è inimmaginabile. Nessuna delle due parti dovrebbe quindi preoccuparsi del marginale potenziale di difesa missilistica dell’altra. Da un punto di vista tecnico, la Russia non dovrebbe avere difficoltà ad aggirare con delle contromisure qualsiasi sistema intercettore di missili a media gittata; anche se, ripeto, mi auguro che Mosca non provi ad accertarsene di fatto. Un altro motivo di rassicurazione è dato inoltre dalla scala assai ridotta dello spiegamento Usa.   

Steven Pifer, direttore dell’Iniziativa Brookings sul controllo delle armi, senior fellow presso il Centro sugli Stati Uniti e l’Europa

I russi sostengono che l’installazione di nuove e più potenti basi di difesa missilistica potrebbe mettere a rischio gli equilibri offensivi tra Usa e Russia. Si tratta di una considerazione sensata. Oggi come oggi però le obiezioni dei russi non sono trovano giustificazione nei fatti.

Il nuovo trattato Start stabilisce per Stati Uniti e Russa un tetto di 1.550 testate nucleari operative. I missili intercettori che gli Usa dispiegheranno in Europa saranno in grado di intercettare solo le testate balistiche a media gittata, che né Russia né Usa sono autorizzati a possedere.

Nel 2017 gli Stati Uniti potranno disporre sul loro territorio nazionale di un massimo di quarantaquattro missili intercettori in grado di rispondere a delle testate balistiche strategiche. Attualmente, il sistema anti-balistico di Mosca conta 68 missili intercettori. La discrepanza tra capacità offensive e difensive è imponente, al punto da rendere obsoleto un trattato di difesa missilistica.

Mosca dovrebbe rinunciare ad esigere una rassicurazione legale circa il fatto che i sistemi di difesa missilistica Usa non saranno diretti contro basi strategiche russe, e accontentarsi invece di una dichiarazione di intenti a questo riguardo. Washington dovrebbe fornire tale dichiarazione di intenti, e assicurare inoltre la trasparenza delle proprie iniziative e dei propri programmi di difesa missilistica, in modo da scongiurare la possibilità che qualche “sorpresa” possa mettere a rischio gli equilibri strategici offensivi.

Simili iniziative potrebbero spianare la strada a un accordo di cooperazione tra Nato e Russia riguardo alla difesa missilistica, tale da evidenziare i numerosi punti di convergenza delle intenzioni di Usa e Russia.

Vladimir Evseyev, direttore del Centro studi sociali e politici

Gli abm Usa potrebbero rappresentare in alcuni casi una minaccia per la Russia, ad esempio nel caso in cui un sistema di difesa anti-balistico venisse installato a bordo di una nave che si trova nel mare di Norvegia. Dopotutto, se si trovano in mare, i sistemi antimissile americani sono in grado di intercettare i missili russi.  

Non credo invece che abm installati a terra pongano alcun rischio.

Il secondo problema, dal punto di vista dei russi, è rappresentato dai motivi che sono all’origine degli abm Usa. Gli Stati Uniti ritengono che i propri abm svolgano numerose funzioni, compresa quella di offrire una garanzia nel caso di un’ipotetica (e improbabile) guerra con la Russia. Una sorta di “assicurazione militare”, che irrita la Russia.

Io credo che Russia e Stati Uniti non abbiano alcuna volontà politica di raggiungere un compromesso in questo ambito, e che la colpa della mancanza di flessibilità vada attribuita in parte alla Russia. La Russia non si sforza di affrontare il problema da nuove angolazioni, ma continua invece a preoccuparsi dei vecchi problemi. Mosca vuole delle garanzie legali, ma nell’attuale situazione geopolitica è impossibile che possa ottenerle, e l’Occidente considera inaccettabile tale pretesa. Vogliamo che gli Stati Uniti facciano ciò che non possono fare, e questo irrita l’Occidente.  

Gregory Feifer, ex corrispondente da Mosca della National Public Radio (Npr), collaboratore di Radio Liberty

Le obiezioni della Russia riguardo al progetto di uno scudo missilistico in Europa sono quasi del tutto ingiustificate. Mosca, che accusa Washington di volersi assicurare la capacità di lanciare per prima un attacco nucleare contro la Russia, in passato ha minacciato di abbandonare il nuovo trattato Start e di puntare i propri missili nucleari contro l’Europa.

Inoltre i missili intercettori americani avrebbero un raggio troppo limitato per minacciare i missili balistici intercontinentali russi, e non rappresentano quindi una minaccia per la deterrenza nucleare di Mosca. Nessun osservatore esperto può prendere sul serio simili affermazioni.

Se gli Stati Uniti attaccassero la Russia questa, grazie ai radar di allarme precoce, avrebbe tutto il tempo necessario per disporre le testate nucleari e contrattaccare. E nessuno scudo missilistico può interferire con un simile deterrente. Le autorità russe sono convinte che i piani americani per la costruzione di uno scudo missilistico siano la dimostrazione del fatto che gli Usa ambiscono alla supremazia militare globale. Che ciò sia o meno vero, e a prescindere da quale possa essere la logica che è all’origine dello scudo missilistico, vi è un altro motivo per cui la Russia ha manifestato delle obiezioni, ovvero il desiderio di opporsi apertamente agli Stati Uniti per riaffermare la propria autorevolezza di fronte al mondo.

Le divergenze sulla difesa missilistica influenzano molti aspetti dei rapporti Usa-Russia, e favoriscono un generale senso di diffidenza. Date le propensioni antiamericaniste del presidente Putin, non vedo nell’immediato futuro alcuna possibilità di una reale, costruttiva collaborazione.

Gordon M. Hahn, Ph.D., senior associate, Centro studi strategici e internazionali (Csis)

La principale minaccia che deriva dalla difesa missilistica Usa sta nella possibilità di stabilire un precedente. La Russia non può permettersi di lasciare che gli Stati Uniti dispieghino delle difese missilistiche a un passo dai propri confini, perché con il tempo tali difese verrebbero incrementate, sino a costituire un’effettiva minaccia.  

La difesa missilistica Usa di certo complicherà una rapporto già teso e renderà ancora più difficile la cooperazione sulla non-proliferazione, sull’anti-terrorismo, sulla Siria, l’Iran e l’Asia centro-meridionale.

Questo articolo è stato pubblicato su "Russia Direct", una nuova iniziativa che mira a migliorare i rapporti tra Usa e Russia, diretta da Ekaterina Zabrovskaya

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