Al G8 la stretta di mano tra Putin e Obama

La stretta di mano tra il Presidente russo Vladimir Putin e il collega americano Barack Obama al summit del G8 in Irlanda del Nord (Foto: RIA Novosti / Sergei Guneev)

La stretta di mano tra il Presidente russo Vladimir Putin e il collega americano Barack Obama al summit del G8 in Irlanda del Nord (Foto: RIA Novosti / Sergei Guneev)

Durante il vertice in corso in Irlanda del Nord affrontati temi come la questione siriana, i missili di Pyongyang e il nucleare iraniano. Attesa per le disposizioni finali del summit

Si è aperto il 17 giugno 2013 il vertice del G8 a Lough Erne, in Irlanda del Nord. I negoziati si stanno svolgendo all’interno di un hotel a cinque stelle, dotato di una sala conferenze per 400 persone e di un campo da golf.

Tra gli ospiti del summit, anche il primo ministro britannico David Cameron, che ha auspicato un ritorno alle origini del forum: inizialmente, infatti, i numeri uno delle sette maggiori potenze si sono riuniti per la prima volta nel 1975 nel castello di Rambouillet, su iniziativa del presidente francese, per un faccia a faccia che diede vita a un documento composto da 15 punti.

A quasi 40 anni di distanza la Gran Bretagna, che organizza l’incontro, sta lavorando per recuperare le origini di questo forum: niente comunicazioni prolisse, niente lunghi cortei o eserciti di funzionari a seguito dei leader. I capi di Stato sono chiamati ad assumersi la propria responsabilità nel tentativo di trasformare i loro buoni propositi in azioni concrete per perseguire un programma di pace e sviluppare l’economia globale.

Visto che tali misure hanno una prospettiva di medio termine, nel tentativo di migliorare gli effetti positivi la Gran Bretagna dovrà cooperare in maniera più attiva con la Russia, che assumerà la presidenza del G8 nel 2014. Non è infatti un caso che il primo incontro di Cameron a margine del summit sia stato proprio con il Presidente russo Vladimir Putin.

Secono Cameron, l’agenda economica del summit si sta focalizzando su tre “T”: "Trade, Tax and Transparency", ovvero commercio, tasse e trasparenza. “Sono questi i punti che affronteremo nel corso di quest’anno”, ha affermato il primo ministro britannico.

Ci si aspetta che il G8 porti al raggiungimento di una svolta nei negoziati globali, tra cui l’accordo commerciale transatlantico, eliminando le formalità burocratiche doganali sulle frontiere internazionali. L’agenda politica del summit comprende anche la lotta al terrorismo internazionale, e l’impegno per una non proliferazione delle armi di distruzione di massa, oltre alla lotta al traffico illecito di armi e ai conflitti locali.

La Russia si è detta d’accordo sul fatto che si deve lavorare per fermare la violenza sessuale, che deve essere fermamente condannata e punita. Secondo il ministro degli Esteri della Federazione Sergei Lavrov, questo problema deve essere risolto sulla base della risoluzione già adottata dal Consiglio di Sicurezza e dall’Assemblea generale dell’Onu.          

"Una altrettanto seria attenzione deve essere rivolta alle implicazioni negative dei conflitti armati", ha detto Lavrov. Il vertice sta esaminando nel dettaglio i due anni di conflitto in Siria, che ha causato più di 80.000 vittime. Nonostante una serie di posizioni differenti, Mosca e Washington stanno cercando, con ogni sforzo, di convocare una conferenza internazionale sulla Siria per aprire un dialogo tra il governo di Damasco e l'opposizione. Le prove dell'uso di armi chimiche in Siria sarebbero state nell'ordine del giorno della riunione tra Vladimir Putin e il presidente degli Stati Uniti Barack Obama a margine del G8, come aveva anticipato l'ambasciatore americano a Mosca Michael McFaul.

I partecipanti al G8 hanno condannato inoltre le minacce nucleari della Corea del Nord. Il segretario britannico di Stato per gli Affari esteri William Hague ha affermato che se la Corea del Nord avesse condotto un altro lancio di missile o un nuovo test nucleare, sarebbe stato pronto a prendere seri provvedimento verso un ulteriore isolamento del Paese.

La Russia, dal canto suo, si oppone categoricamente all'idea di usare gli atti della Corea del Nord come pretesto per un rafforzamento militare nella regione e pensare soluzioni militari che vadano oltre lo scopo di neutralizzare la minaccia reale dei missili e dei programmi nucleari di Pyongyang. Per Mosca, la soluzione deve essere ricercata utilizzando gli strumenti politici e diplomatici, muovendosi verso una ripresa dei colloqui a sei, tra Russia, Cina, Corea del Nord, Corea del Sud, Stati Uniti e Giappone.

Un dialogo politico basato su approccio graduale e reciprocità potrebbe anche servire come partenza per risolvere la situazione intorno al programma nucleare iraniano. La Russia ritiene che i recenti colloqui tra i sei intermediari internazionali (i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza più la Germania) e l'Iran, ad Almaty e Istanbul, suggeriscono che tale dialogo è possibile. L'Occidente, nel frattempo, sottolinea la mancanza di progressi nei negoziati iraniani.

Al G8 è stata riconosciuta anche la situazione di stallo per quanto riguarda la Palestina e anche qui è stato ritenuto importante, per arrivare a misure concrete, che sia riavviato il processo di negoziazione tra palestinesi e israeliani. Per questo i partecipanti al summit si sono detti a favore di una riunione urgente degli intermediari internazionali sul conflitto in Medio Oriente. Mosca insiste anche sul coinvolgimento dei Paesi arabi, così come Israele e Palestina, nel processo seguito dal Quartetto per il Medio Oriente (Russia, Stati Uniti, Ue e Onu).

Se tutte queste disposizioni saranno presenti nel comunicato finale del G8 dipende però da come andranno le discussioni tra i partecipanti al vertice.

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