I temi caldi del G8

Il Presidente Vladimir Putin, a destra, e il premier britannico David Cameron nel loro incontro a Sochi (Foto: Reuters)

Il Presidente Vladimir Putin, a destra, e il premier britannico David Cameron nel loro incontro a Sochi (Foto: Reuters)

Il 17 giugno 2013, nel complesso alberghiero di Lough Erne, in Irlanda del Nord, prenderà il via il vertice. Oltre ai problemi dell’economia mondiale, grande rilievo verrà dedicato alla questione siriana. Per la prima volta in sei anni, la Russia sarà rappresentata da Vladimir Putin

Già all’inizio del 2013, diverse fonti diplomatiche avevano espresso a Russia Oggi le proprie perplessità circa il fatto che Putin, di nuovo al Cremlino dopo un intervallo di quattro anni, potesse non visitare di persona Lough Erne e inviare al suo posto Medvedev. Alla fine, però, il Presidente russo ha confermato la sua presenza. Secondo una fonte del Cremlino, Mosca, sarebbe, ora più che mai, interessata a sostenere gli sforzi collettivi per risolvere i problemi internazionali, anche perché a settembre 2013 la Russia ospiterà, a San Pietroburgo, il vertice del G20 e nel 2014 assumerà il timone della Presidenza del G8.

Salvare il presidente Assad

Il Regno Unito ha scelto, come tema principale della sua presidenza G8, i problemi dell’economia mondiale, a cui il primo ministro David Cameron aveva dedicato un articolo sul Wall Street Journal. I funzionari russi, tuttavia, segnalano che la priorità di Mosca, durante il vertice di Lough Erne, non sarà l’agenda ufficiale dell’evento, bensì i colloqui a margine. Il Cremlino si augura che uno dei temi principali del vertice sia la Siria. “È da tempo ormai che i summit del G8 sono diventati un vero e proprio evento su grande scala, in cui ciò che conta non è ciò che si dichiara di discutere, bensì ciò che viene realmente discusso, soprattutto negli incontri bilaterali”, spiega Fedor Lukyanov, caporedattore della rivista La Russia nella politica globale, a cui sono piuttosto familiari le preoccupazioni dell’amministrazione presidenziale.

Sin dall’inizio degli scontri in Siria tra l’opposizione e il regime di Bashar al-Assad, la Russia, assieme alla Cina, ha ostacolato, in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ogni tentativo da parte dell’Occidente di intervenire direttamente nel conflitto. Secondo fonti di Russia Oggi, la posizione implacabile di Mosca risponderebbe a vari fattori. In primo luogo, la Russia, e Putin in particolare, si oppongono a qualsiasi forma di ingerenza da parte della comunità internazionale negli affari di Paesi terzi: questa posizione è nota già dal 2003, quando George W. Bush iniziò la guerra in Iraq. In secondo luogo, Mosca utilizza come precedente negativo l’esempio della Libia, dove i Paesi della Nato sfruttarono una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, approvata con il sostegno della Russia, per aiutare i ribelli a rovesciare Muammar Gheddafi. Infine, Mosca ha importanti interessi commerciali e militari in Siria, tra cui alcuni contratti per la fornitura di armi e il piccolo porto di Tartus.

Ciononostante, nelle ultime settimane si è assistito a un avvicinamento tra le posizioni di Russia e Occidente. Nel mese di aprile 2013, Mosca è stata visitata dal consigliere per la Sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Tom Donilon, e successivamente dal Segretario di Stato americano, John Kerry. A maggio, Putin ha discusso “la questione siriana” con Cameron a Sochi. Come risultato di tali consultazioni, si è deciso di organizzare a Ginevra una conferenza di pace sulla Siria. Anche l’opposizione siriana appoggia l’iniziativa russa, dopo i colloqui dei suoi rappresentanti in Turchia e Spagna.

“È molto importante che i partecipanti a entrambe le riunioni abbiano espresso un chiaro sostegno all’iniziativa russo-americana per concretizzare l’Accordo di Ginevra”, dichiara il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov. Secondo le fonti consultate da Russia Oggi, l’obiettivo minimo della Russia, al vertice del G8, è che la Conferenza di Ginevra ottenga l’appoggio di tutti i membri del G8 e che venga inclusa nel rapporto finale dei leader. L’obiettivo massimo, invece, è il coordinamento di un piano comune d’azione al fine di evitare che in Siria scoppi una guerra civile.

Il Cremlino parte già con la convinzione che non sarà un’impresa facile. In primo luogo, Mosca continua a considerare Assad un presidente legittimo e nutre invece serie preoccupazioni circa l’opposizione siriana. In secondo luogo, le autorità russe ritengono che l’Arabia Saudita, il Qatar e la Turchia stiano facendo il loro gioco in Siria, pertanto, qualora fossero costretti a seguire una linea comune con il G8, difficilmente vi sarebbe qualche progresso. Fedor Lukyanov osserva che il fatto che i rappresentanti di Arabia Saudita e Qatar non partecipino al vertice non impedirà che la questione venga discussa nell’ambito del G8.

Il dopo Magnitsky

Il Cremlino nutre grandi speranze nei negoziati con gli Stati Uniti. La riunione bilaterale tra Putin e Obama servirà da banco di prova per l’incontro di San Pietroburgo. Vladimir Orlov, presidente del Centro di ricerche politiche di Mosca, osserva: “Obama sembra molto ben disposto a sviluppare il dialogo economico e strategico con la Russia. A quanto pare, il punto più basso nelle relazioni bilaterali tra Russia e Stati Uniti è già stato superato”.

In effetti, dopo il raffreddamento del 2012, si è osservato un certo miglioramento nelle relazioni tra i due Paesi. La “lista Magnitsky”, la “legge Dima Yakovlev” e le critiche sul rapporto delle autorità con l’opposizione, tutti questi temi potranno essere relegati in un secondo piano, il 17 giugno 2013.

È probabile, invece, che le discussioni di Lough Erne versino sui temi che Obama ha delineato in una lettera indirizzata a Putin e consegnatagli da Donilon. In tal caso, il tema predominante sarà la sicurezza nucleare, che Obama intende convertire in una priorità del suo secondo mandato. Stando a quanto riportato nella lettera, a San Pietroburgo, il presidente americano si augura di annunciare l’avvio di nuovi negoziati con la Russia per la riduzione dell’arsenale di armi nucleari, e il vertice del G8 servirà proprio a delineare il tono che caratterizzerà i colloqui di San Pietroburgo.

Oltre a ciò, verranno affrontate anche altre questioni di sicurezza. In particolare, il programma Nunn-Lugar che, dagli inizi dei primi anni ’90, aiuta la Russia a smantellare, a spese degli Stati Uniti, i propri stock di testate nucleari e missili strategici obsoleti. Il programma verrà definitivamente interrotto a metà luglio 2013. Orlov ritiene che proprio in Irlanda del Nord “verranno presentati i documenti mirati a creare nuovi quadri giuridici e politici di cooperazione, vantaggiosi sia per l’America che per la Federazione russa, in cui entrambe le parti saranno partner con le medesime condizioni, e ognuno apporterà i propri dollari e i propri rubli a favore della non proliferazione”. Questa possibilità è stata confermata anche da fonti di Russia Oggi, che avvertono, tuttavia, che la fretta potrebbe essere una pessima consigliera. “Lavoreremo attivamente al programma proposto e non intralceremo l’iniziativa a meno che non sia assolutamente necessario”, conclude una fonte del Governo. “Questo è particolarmente importante, considerando che a settembre 2013 ospiteremo il vertice del G20 e il nostro obiettivo è raggiungere decisioni concrete”.

Un altro tema relazionato con la sicurezza è il sistema di difesa missilistico. Washington propone di firmare un accordo di non orientamento del sistema antimissilistico europeo contro la Russia. Le argomentazioni avanzate dall’amministrazione Obama, tuttavia, non soddisfano Mosca, che chiede più garanzie. “Le proposte americane soddisfano gli interessi russi solo al 30-40 per cento. Qualora si arrivasse a un 50 per cento, ci sarebbero le basi per un dialogo costruttivo. Obama e Putin potrebbero dare un nuovo impulso a questi negoziati proprio in Irlanda del Nord”, sostiene Orlov.

Le questioni economiche in ballo 

Il Cremlino nutre seri dubbi circa l’iniziativa promossa dal primo ministro britannico David Cameron, che vorrebbe adottare uno standard comune globale per le società di estrazione di risorse naturali, in modo che dichiarino tutti i loro pagamenti ai governi, i quali, a loro volta, dovranno rendere conto di queste entrate. Secondo alcuni funzionari, questa iniziativa potrebbe essere uno strumento contro le aziende russe o cinesi, pertanto, l’accordo richiede un esame approfondito.

Con maggiore entusiasmo è stata accolta, invece, l’idea di creare uno standard per lo scambio di informazioni tra le autorità fiscali dei diversi Paesi. Altrettanto importante è la questione della crisi nell’Eurozona, soprattutto alla luce dei recenti avvenimenti di Cipro. “A giudicare dagli indizi, la Germania ha un piano ben preciso che, nonostante per il momento si neghi a rivelare, ha già iniziato a mettere in pratica. Pertanto, per la Russia è importante capire che cosa succederà all’Unione Europea, in generale, e alla Zona Euro, in particolare”, spiega Fedor Lukyanov.

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