Il cristianesimo ortodosso punta al riconoscimento ufficiale in Cina

Il Patriarca Kirill durante la sua prima visita in Cina (Foto: Ria Novosti)

Il Patriarca Kirill durante la sua prima visita in Cina (Foto: Ria Novosti)

La prima visita a Pechino del Patriarca Kirill è stata un evento storico, con l'incontro con il leader cinese, Xi Jinping. Sarà un primo passo verso l'ammissione della Chiesa di Mosca nel Paese asiatico?

Dal 10 al 15 maggio 2013 si è svolta la visita in Cina del patriarca Kirill, capo della Chiesa ortodossa russa. L'arrivo del sommo sacerdote ortodosso e il suo viaggio che ha toccato tre città della Repubblica Popolare Cinese sono un avvenimento storico: è la prima volta nella storia della Chiesa ortodossa che un patriarca visita il Paese e viene accolto dal presidente cinese, Xi Jinping. La visita di Kirill potrebbe rappresentare il primo passo verso l'attribuzione all'ortodossia dello status di religione ufficiale in Cina.

"Fino a uno o due anni fa nessuno avrebbe mai immaginato che il patriarca Kirill avrebbe visitato la Repubblica Popolare Cinese. E che sarebbe giunto non in visita privata, semiufficiale, ma sarebbe stato accolto ai più alti livelli dello Stato, e che avrebbe avuto un incontro con il presidente cinese, cosa che non era mai successa in tutta la storia della Repubblica Popolare Cinese"; con queste parole ha commentato i risultati della visita di Kirill in Cina, durata cinque giorni, il metropolita di Volokalamsk Illarion, presidente del Dipartimento delle Relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca, l'equivalente del Ministero degli Esteri per la Chiesa ortodossa. In effetti, il sessantaseienne patriarca Kirill è stato il primo capo di una Chiesa cristiana nella storia a compiere una visita in Cina e a incontrare il presidente cinese.

L'incontro di Kirill con Xi Jinping, che nel novembre 2012 è stato eletto segretario generale del Partito Comunista cinese e nel marzo 2013 è diventato presidente del Paese, si è svolto nel palazzo dell'Assemblea del Popolo in piazza Tienanmen il primo giorno della visita. "Lei è il primo capo religioso della Russia che visita il nostro Paese", ha dichiarato il presidente Xi. "È una chiara dimostrazione dell'elevato livello e dell'ottima qualità delle relazioni tra Cina e Russia".  

L'incontro con il patriarca è stato presentato dalle emittenti televisive di Stato cinesi più che altro come un avvenimento diplomatico. Negli estratti del discorso di Xi diffusi dall'agenzia di informazione statale Xinhua, il presidente ha parlato principalmente del "carattere strategico delle relazioni tra Russia e Cina". All'incontro hanno preso parte il titolare degli Esteri cinese Wang Yi e il nuovo ambasciatore russo in Cina Andrei Denisov. L'unico aspetto che ha sottolineato il ruolo ecclesiastico e spirituale di Kirill è stata la presenza all'incontro del capo del Dipartimento cinese per le questioni religiose Wang Zuoan.

Secondo alcune fonti vicine ai lavori di preparazione della visita, l'attuale situazione dei rapporti tra Pechino e Mosca ha avuto un ruolo decisivo nel far sì che proprio Kirill passasse alla storia come il primo capo di una Chiesa cristiana a essere ricevuto dal presidente della Repubblica Popolare Cinese.  

In passato Kirill aveva visitato più volte la Cina in qualità di capo del Dipartimento delle Relazioni esterne della Chiesa ortodossa russa (nel 1993, 2001 e 2006). Questa volta si è presentato come persona incaricata dal Presidente Vladimir Putin: nella parte pubblica dell'incontro, il patriarca ha ringraziato Xi Jinping a nome del Presidente russo per aver compiuto la sua prima visita all'estero, a marzo 2013, proprio a Mosca.

D'altronde, i volumi crescenti del commercio tra Russia e Cina (in totale quasi 90 miliardi di dollari nel 2012) e l'alleanza energetica che sta prendendo forma tra i due stati non sono certo gli unici motivi dell'inedita attenzione per l'ospite russo, attenzione non certo proporzionata al ruolo che l'ortodossia ha oggi in Cina.

Ufficialmente la Cina, con una popolazione di 1,3 miliardi di persone, conta circa 300 milioni di credenti. Secondo i dati del Dipartimento statale per le questioni religiose, nel Paese vi sono 100 milioni di buddisti, 40 milioni di protestanti, 13 milioni di cattolici e 20 milioni di musulmani. I cristiani ortodossi in Cina sono soltanto 15mila, almeno stando ai dati ufficiali della Chiesa ortodossa russa. Secondo stime non ufficiali degli esperti cinesi, il numero dei credenti sarebbe ancora minore.  

L'ortodossia arrivò in Cina per la prima volta nel XVII secolo, quando tra l'impero russo dei Romanov e la dinastia manciuriana Qing si accesero dei conflitti alle frontiere per il controllo dei territori che attualmente fanno parte dell'Estremo Oriente russo.  

Nel 1713 i rapporti vennero formalizzati con la creazione della Missione spirituale russa in Cina. L'ortodossia in Cina raggiunse la sua massima fioritura tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo: il suo centro principale fu Kharbin, la cui identità allora era fortemente influenzata dai russi. Dopo la Rivoluzione di Ottobre emigrarono verso la Cina molte persone che non riconobbero il potere dei bolscevichi. Fu allora che nacquero grandi comunità di cristiani anche in altre città della Cina, innanzitutto a Shanghai. All'apice della popolarità dell'ortodossia in Cina vi furono, secondo le stime dei ricercatori contemporanei, più di 300mila cristiani ortodossi, ma sempre molto meno dei protestanti e dei cattolici.    

Le cose cambiarono nel 1949, quando i comunisti presero il potere in Cina e per rafforzare il loro legame con l'Unione Sovietica iniziarono a limitare i diritti della chiesa. Molti russi a quel punto lasciarono la Cina per trasferirsi negli Stati Uniti, in Australia, e in America Latina.  Nel 1957 la Chiesa ortodossa russa riconobbe l'autonomia della Chiesa ortodossa cinese, ma nel 1965, dopo la morte del vescovo di Shanghai Simeon, la chiesa locale perse la sua guida arcipastorale. Il Sinodo della Chiesa ortodossa russa nel 1997 decise che poiché la Chiesa cinese non aveva una propria guida, fino a una nuova elezione da parte dell'Assemblea della chiesa locale la cura pastorale di quest'ultima sarebbe stata affidata al Patriarca di Mosca e di tutta la Russia.

Non è ancora chiaro però quando potrà tenersi questa assemblea. Il fatto è che l'ortodossia non è ancora riconosciuta come religione ufficiale nella Repubblica Popolare Cinese. Questo status ufficiale lo hanno il buddismo, il taoismo, l'islam, il cattolicesimo e il protestantesimo.

Lo Stato cinese considera il cristianesimo ortodosso come una setta, e così lo hanno definito in un'occasione ufficiale di recente persino alcuni diplomatici cinesi che lavorano in Russia. La religione ortodossa è professata soprattutto nelle regioni di confine con la Russia, lo Heilongjiang e la regione autonoma uigura dello Xinjiang, dove è presente una popolazione russa; vi sono anche piccolissime comunità parrocchiali a Pechino e Shanghai. Ancora di recente, le autorità cinesi creavano ostacoli alla ricostruzione delle chiese e all'ordinamento di nuovi sacerdoti ortodossi.

In questo senso, la visita di Kirill ha dimostrato un radicale cambiamento nell'atteggiamento dei funzionari cinesi verso l'ortodossia. Il patriarca russo oltre a Pechino ha visitato Kharbin e Shanghai, e in entrambe le città ha celebrato la liturgia; a Shanghai lo ha fatto nel tempio della Madre di Dio "Soccorso dei peccatori", che non veniva utilizzato per le funzioni religiose da cinquant'anni.

Secondo alcune fonti vicine agli organizzatori della visita, durante l'incontro con Xi Jinping il Patriarca Kirill ha sollevato la questione del riconoscimento ufficiale della religione ortodossa. Mosca vede nei colloqui con il presidente cinese l'avvio di un lungo processo che potrà portare i suoi frutti tra qualche anno.

La situazione è favorevole alla Chiesa ortodossa: attualmente in Cina è in corso una rinascita religiosa. Con la crisi dell'ideologia ufficiale comunista sempre più cinesi si avvicinano alle diverse religioni. In questo senso l'ortodossia può diventare un buon partner per Pechino.

In primo luogo, a differenza della Chiesa cattolica di Roma, la Chiesa ortodossa russa non entrerà in conflitto con le autorità cinesi sulla questione dell'ordinamento di nuovi sacerdoti. In secondo luogo, il cattolicesimo e il protestantesimo in Cina sono visti come dottrine di cui l'Occidente potrebbe servirsi per promuovere il tema dei diritti umani. Il Patriarca Kirill ha dichiarato invece che il concetto dei diritti umani non può essere dettato da un unico modello: "Sono convinto che nessun modello di civiltà possa pretendere all'universalità. Oggi esistono numerosi modelli di civiltà, e nessuno ha il diritto di affermare che il suo modello sia quello più giusto e universale. Proprio per questo è indispensabile il dialogo tra le religioni e tra le culture, anche sulla questione della libertà e dei diritti dell'uomo". Anche i funzionari cinesi del Dipartimento per la propaganda si sono espressi con parole simili, pertanto sul fronte spirituale Mosca e Pechino hanno buone chance di trovare un'intesa comune.

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