Cipro, è la classe media russa a pagare

Manifestazione di protesta a Cipro contro la crisi finanziaria e contro le soluzioni ad essa imposte dall'Ue (Foto: Getty Images)

Manifestazione di protesta a Cipro contro la crisi finanziaria e contro le soluzioni ad essa imposte dall'Ue (Foto: Getty Images)

Oligarchi in fuga, mentre a far fronte alla crisi economica dell'isola ci pensano negozianti, piccole imprese ed espatriati della Federazione

Tra tutti i risparmiatori russi che sono rimasti colpiti dalla crisi finanziaria cipriota (privati, piccole imprese, società e istituzioni), gli effetti più duri sono stati vissuti da quelli che in migliaia vivono su quest’isola del Mediterraneo. Qui, sono stati non gli oligarchi bensì i piccoli imprenditori a rimanere devastati dalla crisi e dalla tassa imposta dall’Unione Europea sui depositi superiori ai 100.000 euro.

I commenti

“Ingiusto, poco professionale e pericoloso” (descrivendo il piano iniziale dell’Unione Europea di imporre una tassa sui depositi bancari, respinta dal parlamento cipriota). “Quanta più pressione eserciterete sugli investitori stranieri nelle istituzioni finanziarie dei vostri Paesi, meglio sarà per noi, dal momento che le persone colpite, offese e spaventate (non tutte, ma molte di esse) si rivolgeranno, come speriamo, alle nostre istituzioni finanziarie per depositare i loro soldi nelle nostre banche. Sono, in un certo senso, addirittura contento perché questi eventi hanno dimostrato quanto rischiosi e insicuri possano rivelarsi gli investimenti in istituzioni finanziarie occidentali”. Vladimir Putin, Presidente

“Parliamo di quello che sta succedendo a Cipro. Penso stiano continuando a rubare ciò che è già stato rubato”. (La frase ricorda quella di Vladimir Lenin, dopo la Rivoluzione del 1917, per giustificare le espropriazioni dei bolscevichi). Dmitri Medvedev, primo ministro

“Quello che sta succedendo è un buon segnale per coloro che sono pronti a riportare i loro soldi sotto la giurisdizione russa, in banche russe. Vantiamo banche molto stabili”. Igor Shuvalov, vice primo ministro

“Non ho dubbi circa le ragioni che si celano dietro l’intenzione dell’Ue di rapinare i risparmiatori ciprioti. C’è un sacco di denaro sporco (soprattutto russo) a Cipro, e le banche europee vogliono mettere le mani su questi soldi. Non si tratta di una lotta contro il denaro sporco, bensì di una lotta per il denaro sporco”. Julia Latjnina, opinionista, Novaja Gazeta

“La mia attività è più morta che viva, - afferma Anton, 32 anni, proprietario di una rete di distribuzione di prodotti alimentari a Limassol. - Sono stato abbastanza avventato da lasciare tutti i soldi della mia società nella Banca di Cipro”. Questo è il commento che si è soliti ascoltare tra i rappresentanti della classe media russa che vivono e lavorano a Cipro. Sono dalle 30mila alle 50mila persone, per lo più uomini d’affari, dirigenti, mogli e fidanzate russe di cittadini ciprioti.

A marzo 2013 era stato annunciato un piano di salvataggio da 10 miliardi di euro in cambio della chiusura della Banca Laiki, la seconda più importante di Cipro, con un prelievo forzoso su tutti i depositi non assicurati e probabilmente di circa il 40 per cento di quelli della Banca di Cipro, molti dei quali sono di proprietà di cittadini facoltosi di altri Paesi, tra cui diversi russi. Gli unici conti a essere stati risparmiati sono quelli pari e inferiori ai 100.000 euro.

Il prelievo sui depositi ha a malapena toccato gli oligarchi russi: grazie a una complessa rete di holding registrate nei paradisi fiscali del Pacifico e dei Caraibi e a schemi ingegnosi di distribuzione di quote, i soldi degli oligarchi costituivano solo una quota insignificante dei depositi custoditi nelle banche di Cipro. Sono state invece le piccole e medie imprese a rimanere maggiormente colpite dalla mossa.

Georgij, 52 anni, proprietario di un negozio di prodotti russi a Limassol, confessa che la sua attività non registra risultati positivi ormai dall’ultima crisi finanziaria del 2008. “Stavamo pensando di vendere la nostra attività, perché non è più redditizia e siamo in perdita da un mese a questa parte”. Come altri russi intervistati, Georgij non ha voluto rivelare il suo cognome per via di una diffidenza diffusa tra gli uomini d’affari russi nei confronti dei media. “Non so come farò a pagare i fornitori, l’affitto e le bollette... abbiamo molti meno clienti, che acquistano solo il minimo necessario”.

Da questo punto di vista, i russi che vivono sull’isola sono rimasti colpiti quanto gli stessi cittadini ciprioti, e le piccole e medie imprese russe impiegano perlopiù lavoratori ciprioti. Aleksandr, 40 anni, amministratore delegato di una compagnia di spedizioni, ha detto che la maggior parte dei suoi 80 dipendenti ciprioti - personale operativo, specialisti di logistica e contabili – verrà probabilmente licenziata, o subirà dei profondi tagli salariali.

“La società è ancora operativa, le nostre navi continuano a trasportare fertilizzanti, ma l’azienda non ha più capitali, - dice Aleksandr. - Lo shock, il timore e la depressione prevalgono”.

L'altro sentimento diffuso è, naturalmente, la rabbia per il fatto che le autorità cipriote ed europee abbiano potuto appropriarsi dei soldi dei depositanti in un modo che gli uomini d’affari russi difficilmente si sarebbero aspettati dai propri banchieri, in Russia. “Si tratta di un’espropriazione in piena regola, di cui solo i bolscevichi erano capaci, - afferma Anton. - Per dirla in termini spicci, è una vera e propria rapina alla luce del sole, signori”.

L’economia cipriota si è basata per decenni sul turismo e sui servizi finanziari. Prima dell’arrivo dei russi a Cipro, negli anni Novanta, l’isola era la meta favorita di espatriati benestanti provenienti da Beirut, in fuga dalla guerra civile libanese. Quando i libanesi lasciarono il Paese, il loro posto venne preso da imprenditori russi in cerca di un rifugio sicuro dall’economia selvaggia in stile occidentale degli anni Novanta e un regime fiscale e un clima aziendale più prevedibili.

Da allora, il tessuto imprenditoriale russo ha sostenuto l’economia dell’isola. Le società, i proprietari immobiliari e i turisti russi sono diventati un punto di forza imprescindibile. Ma tutto ciò è in pericolo ora che l’isola rischia decenni di austerità e di sofferenze economiche.

Le società che fornivano servizi finanziari erano un pilastro, considerato il basso tasso di imposta sulle società e il sistema giuridico in stile britannico. Ma anche loro adesso si trovano in un momento critico, con i russi e altri investitori alla ricerca di altri posti per depositare i loro soldi.

Marina, 35 anni, responsabile servizi aziendali, dice che i suoi clienti stanno limitando le loro attività con Cipro e si stanno spostando in altre giurisdizioni, come Dubai e altri Paesi offshore. “Stiamo consigliando ai nostri clienti di lasciare le loro imprese qui, ma di tenere i loro soldi in altri Paesi, preferibilmente al di fuori dell’Ue”.

Marina aggiunge che il suo ufficio versa in uno stato di panico. “Lavoriamo fino a tardi, spesso non andiamo neanche in pausa pranzo”, dice. “Il nostro capo passa giorno e notte al telefono per rispondere alle chiamate di clienti che chiedono quando possono ritirare i loro soldi dalle banche locali. Tutti si rendono conto che la prima ondata di tagli potrebbe essere seguita da una seconda, e così via”.

Questa visione è condivisa anche da Larisa, contabile presso una società di investimenti. “La possibilità di transazioni veloci e dirette con l’Europa e gli Stati Uniti era fondamentale per i clienti. Le banche cipriote non sono più ritenute affidabili. La gente sposterà qualunque cosa sia rimasta nei loro depositi in altri Paesi, molto probabilmente al di fuori dell’eurozona, in Medio Oriente e in Asia”.

Larisa è preoccupata del fatto che il “bail-in” di Cipro, con un prelievo forzoso sui risparmi dei depositanti, possa diventare la norma in altri Paesi europei. “Chi può garantire che i prossimi pazienti curati a spese dei depositanti non saranno le banche di Malta, Lussemburgo o Olanda?”, afferma Larisa.

Il governo russo, dopo aver espresso la propria indignazione nei confronti del prelievo forzoso sui depositi dei propri cittadini, non ha preso ulteriori provvedimenti al riguardo. Si è limitato a indicare il regime fiscale stabile della Russia e ha chiesto che le banche russe sull’isola non vengano colpite, in cambio di un alleviamento delle condizioni del prestito di 2.5 miliardi di euro già concesso da Mosca a Cipro nel 2011.

“Riformuleremo il prestito tenendo conto dei nostri interessi, e i nostri interessi sono che la Banca commerciale russa, una filiale della VTB, controllata dallo Stato, possa operare in condizioni normali”, ha dichiarato Anton Siluanov, Ministro delle Finanze russo, ai margini di una riunione del G20, svoltasi a Washington con la partecipazione di rappresentanti della finanza. “Non è richiesto alcun piano di salvataggio o sostegno finanziario. I soldi delle nostre aziende sono stati congelati e vorremmo che questo denaro raggiungesse al più presto i suoi destinatari”.

Non tutti gli uomini d’affari russi sull’isola sono stati colpiti, questo perché molti vivono a Cipro ma tengono i propri conti altrove. Vladislav, 47 anni, proprietario di un’impresa farmaceutica, racconta che la sua attività è basata in Russia. “Mi sono trasferito qui con la mia famiglia, perché è sicuro e caldo, e siamo felici. Avevo depositato solo poche migliaia di euro nella Banca di Cipro”. Ma anche lui vede il “duro colpo” che Cipro sta subendo a causa della crisi. “I negozi e i bar stanno chiudendo uno dopo l'altro”; dice.

Alcuni russi sono sul punto di rinunciare a fare affari sull’isola. “Mi dispiacerebbe moltissimo lasciare Cipro, ma forse è l’unica alternativa possibile”, dice Aleksandr.

Georgij sta pensando di chiudere. “Se la situazione non migliora nei prossimi due mesi, saremo costretti a chiudere, - afferma. - Dovrò accettare qualsiasi lavoro, solo per sfamare la mia famiglia”.

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