Russia e Ue unite nel nome del gas

Entro il 2050 cadranno tutte le barriere in materia energetica tra Russia e Unione Europea (Foto: Ap)

Entro il 2050 cadranno tutte le barriere in materia energetica tra Russia e Unione Europea (Foto: Ap)

Mosca e Bruxelles hanno concordato la creazione di un mercato comune dell'energia entro il 2050. Restano, però, irrisolti i problemi nel garantire un accesso egualitario alle infrastrutture di trasporto dell'oro blu

Il ministro russo dell'Energia Aleksandr Novak e il commissario europeo all'energia Günther Oettinger hanno sottoscritto una "carta stradale" della cooperazione energetica tra Russia e Unione Europea da oggi al 2050. Il documento è "il simbolo dei nostri buoni rapporti nel settore dell'energia", ha commentato il portavoce di Oettinger. "L'accordo ha assunto un carattere di compromesso", ha osservato Novak.  

L'obiettivo strategico è quello di realizzare entro la metà del Ventunesimo secolo uno "spazio energetico paneuropeo" con delle infrastrutture interconnesse e dei mercati aperti e basati sulla concorrenza: è quanto si legge nella "carta di viaggio". Entro il 2050 la Russia e l'Unione Europea dovranno rendere più simili le rispettive legislazioni in materia di energia, collegare i rispettivi sistemi e mercati dell'energia, eliminare le barriere esistenti nel settore petrolifero.

La parte più rilevante del documento è dedicata al commercio del gas. Il 70 per cento del gas esportato dalla Russia è destinato all'Europa. La "carta" prevede che l'Unione Europea dovrà informare la Russia circa le variazioni della domanda di gas e le misure per ridurre il consumo di idrocarburi. Questo aiuterà la Russia a evitare di investire in attivi che potrebbero rivelarsi poco redditizi.

L'ostacolo principale nelle relazioni tra Russia e Unione Europea nel campo dell'energia è rappresentato dal Terzo Pacchetto Energetico. Uno dei suoi principi fondamentali è quello di fornire un accesso paritario alle infrastrutture. Il fornitore deve vendere le capacità di trasporto, darle in gestione a un operatore indipendente, o comunque garantire agli altri player l'accesso al 50 per cento della capacità di trasporto. Il portavoce di Gazprom non ha commentato la "carta stradale".

La Russia vorrebbe ottenere il riconoscimento di uno status speciale per i progetti di Gazprom Nord Stream, con le sue diramazioni Nel e Opal, e South Stream, non ancora costruito. Un pipeline che attraversi due o più paesi può chiedere di ottenere delle deroghe, ha dichiarato la portavoce del commissario europeo all'energia Nicole Bockstaller; queste si possono pattuire anche su base bilaterale, ma il paese membro dell'Unione Europea deve concordare le eccezioni con la Commissione Europea.  È già stata fatta un'eccezione per l'Opal, che collega la Germania alla Repubblica Ceca: Gazprom può utilizzare più del 50 per cento delle capacità, a condizione che non meno di 3 miliardi di metri cubi di gas siano destinati al mercato ceco.  Il gasdotto Nel è situato invece interamente in territorio tedesco.

La Russia ha proposto di attribuire a Nord Stream e a South Stream lo status di "progetti di interesse comune", salvaguardando così il monopolio di Gazprom per il trasporto del gas attraverso i due gasdotti.  Il Terzo Pacchetto è un insieme di norme dell'Unione Europea, la Russia può solo discuterne singoli aspetti su base bilaterale, "entro i limiti di flessibilità" previsti dalla legge, osserva un informatore vicino alla delegazione europea.

La "carta" prevede la necessità entro il 2020 di "fornire sostegno ai grandi progetti di infrastrutture per il gas riconosciuti delle parti come progetti di comune interesse"; entro il 2030, di armonizzare le regolamentazioni dei mercati, ed entro il 2050 di eliminare tutte le restanti barriere.

L'Europa spera nella tendenza inversa, spiega una fonte vicina alla delegazione europea: il mercato energetico della Russia deve acquisire una maggiore apertura. Anche questo aspetto è stato fissato nella "carta stradale": l'Unione Europea "ha interesse a che il settore esplorazione ed estrazione del gas operi in un contesto di concorrenza internazionale".

"Il dialogo sull'energia tra Russia e Unione Europea si trova in una impasse, e la carta lo dimostra", dichiara il direttore del Fondo per la sicurezza energetica nazionale Konstantin Simonov: "Il documento non impone alcun obbligo, ma le azioni reali contraddicono le dichiarazioni; a metà marzo la Commissione Europea ha rifiutato di inserire il South Stream nell'elenco dei progetti prioritari. Avvicinare tra loro i vari regolamenti per l'Unione Europea significa abolire il monopolio di Gazprom sulle esportazioni, ma una cosa del genere non può accadere", sintetizza Simonov.        

Per leggere l'articolo in versione originale cliccare qui

Tutti i diritti riservati da Rossiyskaya Gazeta