Siria, la preoccupazione di Mosca

Soccorritori al lavoro tra le macerie di un edificio abbattuto dalla milizia governativa siriana ad Aleppo (Foto: Ap)

Soccorritori al lavoro tra le macerie di un edificio abbattuto dalla milizia governativa siriana ad Aleppo (Foto: Ap)

Dopo gli attacchi israeliani all'interno di un conflitto interno che a Damasco dura ormai da due anni, l'intervento del Ministero russo degli Esteri

La Russia è preoccupata dalle notizie sui raid aerei compiuti contro la Siria da Israele e, in generale, dal recente brusco peggioramento dell'atteggiamento nei confronti del Paese arabo, dove ormai da due anni non cessa la contrapposizione armata tra il potere e l'opposizione; lo si apprende da una nota del portavoce ufficiale del Ministero degli Esteri russo, Aleksandr Lukashevich.  

"Stiamo acquisendo maggiori dettagli e analizzando tutte le circostanze relative alle notizie, che suscitano grande allarme, degli attacchi aerei compiuti da Israele il 3 e il 5 maggio 2013 contro obiettivi situati nei dintorni di Damasco. L'incalzante minaccia del confronto militare fa aumentare fortemente il rischio di creare focolai di tensione, oltre che nella Repubblica Araba di Siria, anche in Libano; inoltre, essa rischia di destabilizzare la situazione, che per il momento è ancora relativamente tranquilla, nella zona del confine israelo-libanese", si legge nella nota pubblicata sul sito Web ufficiale del Ministero degli Esteri russo il 6 maggio 2013.     

Di recente i mass media hanno reso noto che l'aviazione militare israeliana ha compiuto una serie di attacchi contro alcuni obiettivi strategici in Siria, tra cui depositi di munizioni, una base di difesa antiaerea e un centro militare nei pressi di Damasco.  Le fonti israeliane hanno indicato come obiettivo della missione la distruzione di missili iraniani ad alta precisione destinati al gruppo sciita libanese degli Hezbollah, ostile allo Stato ebraico. I raid dell'aviazione israeliana rappresentano il più massiccio intervento militare straniero nel conflitto siriano, che dura ormai da due anni, come osserva il giornale Kommersant.

Il Ministero degli Esteri russo richiama l'attenzione anche sulle notizie riguardanti l'impiego di armi chimiche in Siria e sull'intensificarsi di sentimenti antisiriani nel corso degli ultimi giorni.

"Nei materiali di tutta una serie di mass media arabi e internazionali sono apparse numerose discussioni sul tema dell'impiego di armi chimiche nel confronto tra le forze governative e i combattenti dell'opposizione", recita il comunicato.

Recentemente le autorità statunitensi avevano affermato che "con diversi gradi di certezza si può parlare dell'utilizzo da parte del governo siriano del gas nervino Sarin", osserva l'emittente Rbc.  Anche Israele ha espresso la convinzione che i sostenitori di Bashar Assad abbiano fatto uso di armi chimiche.  

"In questo quadro spicca la dichiarazione di un membro della commissione indipendente per il monitoraggio delle violazioni dei diritti umani in Siria, Carla Del Ponte, che ha fatto notare come gli esperti dell'Onu siano in possesso di dati su un possibile utilizzo di armi chimiche, e in particolare del gas Sarin, da parte dell'opposizione, e non delle truppe governative", ha osservato il portavoce ufficiale del dicastero russo per la politica estera.  

Lukashevich ha anche sottolineato il fatto che "i segnali di un processo di preparazione dell'opinione pubblica mondiale all'eventualità di un intervento armato straniero nel conflitto interno alla Repubblica Araba di Siria, che si trascina ormai da lungo tempo" suscitano grave preoccupazione presso il Ministero degli Esteri russo.

Il portavoce ha esortato a fermare la politicizzazione di una questione estremamente seria e l'esasperazione del clima antisiriano.

La Russia ha attirato ancora una volta l'attenzione sulla necessità di rispettare gli accordi di Ginevra e ha espresso la convinzione che un intervento esterno nel conflitto siriano non sia ammissibile.

"Non si può permettere l'internazionalizzazione del conflitto interno alla Siria, che è estremamente pericoloso e distruttivo. Nell'insieme, tutto rivela la necessità di compiere sforzi risolutivi per ricondurre il corso degli eventi in Siria nell'alveo di una pacificazione", si legge nel comunicato del Ministero degli Esteri russo.  

Il faccia a faccia militare tra le autorità e l'opposizione in Siria continua dal marzo 2011. L'opposizione chiede le dimissioni del presidente Bashar Assad, accusandolo di aver commesso crimini contro la popolazione civile.  Le autorità ufficiali di Damasco affermano che sotto la copertura di slogan democratici nel Paese sarebbero in azione delle "bande di terroristi armati" che godono del sostegno di gruppi islamici radicali stranieri.

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