Cina e Russia rafforzano l’intesa

Accordi soprattutto energetici tra il leader cinese Xi Jinping e il Presidente russo Vladimir Putin (Foto: Rossiyskaya Gazeta)

Accordi soprattutto energetici tra il leader cinese Xi Jinping e il Presidente russo Vladimir Putin (Foto: Rossiyskaya Gazeta)

Mosca e Pechino hanno compiuto un passo avanti per l’ampliamento della loro partnership economica per un guadagno stimato in circa 20-25 miliardi di dollari

La Russia e la Cina hanno compiuto un passo avanti per l’ampliamento della loro partnership economica. Secondo gli esperti, i dossier firmati a Mosca porteranno ai due governi circa 20-25 miliardi di dollari in più.

I rapporti tra Mosca e Pechino salgono di gran carriera a un nuovo livello. Mai fino a ora, dai tempi dell’alleanza strategica dopo la Seconda Guerra Mondiale, le due parti avevano avuto così tanti interessi in comune e la volontà di far crescere l’intesa e l’amicizia, ma soprattutto, mai si era riscontrato un tale livello di fiducia, un fatto che è stato subito sottolineato dal Presidente russo, mentre riassumeva l’esito degli incontri con l’omologo cinese.

Proprio a Mosca il nuovo rappresentante di governo della Repubblica Cinese Xi Jinping ha compiuto la sua prima visita ufficiale e l’incontro con Vladimir Putin è avvenuto nel posto forse più adatto all’occasione, il salone di San Giorgio del Gran Palazzo del Cremlino, la sala principale per le celebrazioni e parate che si tenevano nell’ex residenza degli imperatori russi.

Quanto a sfarzo, la cerimonia dell’incontro, come raccontano i testimoni, è stata alla pari con il luogo in cui si è svolta, il che non sorprende considerando la dinamica di sviluppo dei rapporti d’affari tra i due Stati. Secondo i dati del 2012, la Cina è diventata la seconda partner della Russia, dietro all’Ue, e nel commercio estero della Cina la Russia è passata dalla decima alla nona posizione.

Durante la cerimonia, tutti gli sguardi erano puntati sui dirigenti delle compagnie energetiche. È proprio in questo settore che convergono gli interessi strategici di Mosca e Pechino. La Russia sta cercando di diversificare l’esportazione delle risorse energetiche, per non dipendere più da un unico compratore di materie prime, capriccioso e problematico come si è dimostrata negli ultimi anni l’Europa occidentale. La Repubblica Popolare Cinese sta invece differenziando la politica d’importazione. Fino a poco tempo fa si appoggiava sulle forniture di materie prime provenienti dai Paesi del Golfo persico, soprattutto Iran e Oman.

Durante la visita sono stati firmati 35 documenti, tra cui i fondamentali sono stati senza dubbio gli accordi intergovernativi sull’ampliamento della cooperazione nella sfera energetica.

Le parti hanno preso accordi per un aumento delle forniture di petrolio russo (il volume di forniture dell’“oro nero” potrebbe raddoppiare, raggiungendo i 31 milioni di tonnellate all’anno), per la costruzione a Tientsin di una raffineria di petrolio (in grado di raffinare 13 milioni di tonnellate di petrolio all’anno), per la collaborazione nell’ambito della prospezione ed estrazione del petrolio, oltre che alla elaborazione di studi di fattibilità per la fornitura annuale alla Cina di un considerevole volume energetico.

Un passo importante è stato compiuto in una problematica questione di industria energetica, ovvero le trattative sul gas. Gazprom e la Cnpc (China National Petroleum Corporation) hanno siglato un memorandum per la fornitura di gas alla Cina via pipeline seguendo il tracciato orientale.

Gazprom spera di iniziare a convogliare al partner, a partire dal 2018, non meno di 38 miliardi di metri cubi di gas all’anno. In effetti non sono ancora riusciti a trovare un accordo sul prezzo – la visita di Xi Jinping in questo senso ha portato a un nulla di fatto –, ma le società hanno ricevuto il via libera dai capi di Stato russo e cinese per attivarsi a risolvere la questione.

D’altro canto, secondo i dati dei mass media russi, al rifornimento del gas per la Cina potrebbero contribuire anche i produttori russi indipendenti, in particolare la compagnia Novatek, che sarà in grado di fornire il gas liquefatto dalla sua compagnia Jamal-SPG. Per farlo in effetti il produttore russo indipendente dovrà ottenere la revoca del monopolio di Gazprom per l’esportazione di carburante all’estero. Inoltre portare il gas lungo le linee esistenti per ora è piuttosto caro. È possibile che si riesca ad abbassare il costo del trasporto nel caso si riesca a realizzare il progetto di costruzione di un nuovo corridoio lungo i corsi dei fiumi navigabili.

Le parti hanno inoltre preso accordi sullo sviluppo dell’Estremo Oriente, sulla cooperazione spaziale, le alte tecnologie, la cultura, la sanità e il turismo.

“L’impatto economico dell’incontro si può valutare intorno ai 20-25 miliardi di dollari. Se l’interscambio continuerà, l’effetto complessivo potrebbe fruttare 100 miliardi di dollari per ciascuna delle parti”, afferma con convinzione Narek Avakjan, analista della società finanziaria Aforex. Pertanto, l’obiettivo di portare il volume totale a 200-220 miliardi di dollari risulta essere assolutamente realistico, anche se al momento non ha ancora superato i 90 miliardi di dollari all’anno.

L’aumento di interesse verso gli affari in valuta nazionale testimonia chiaramente l’intensificazione dei commercio bilaterali. Già ad aprile 2013 si ipotizza di lanciare nella borsa di Mosca nuovi strumenti nell’ambito dello scambio di valuta rublo-yuan, le operazioni con “tomorrow value” (la transazione avviene con la valuta datata al giorno dopo, ndr) e i “currency swap” (gli swap di valuta, ndr). Il deposito preventivo delle finanze sarà abbassato fino al 5 per cento e sarà sostanzialmente diminuita la commissione per ogni transazione in yuan, come ha comunicato a Russia Oggi Igor Marich, direttore generale del mercato valutario della Borsa.

Inoltre, ad aprile 2013 verrà aggiunta la possibilità per le onshore di operare in yuan nella Banca della Cina di Shangai, mentre per ora tutte le transazioni sono effettuate a Mosca attraverso il conto delle filiali delle banche cinesi.

A detta del rappresentante della Borsa, il volume delle operazioni in yuan equivale a oggi ad alcuni milioni di dollari al giorno, una cifra che al momento non è paragonabile ai volumi delle negoziazioni in euro, per non parlare di quelle in dollari. Tuttavia il numero dei partecipanti al mercato si allarga di continuo. Adesso, alle negoziazioni, prendono parte più di 70 banche, tra cui anche i market maker, incluse due banche cinesi, la Banca della Cina e la Banca commerciale e industriale della Cina. Si tratta di banche associate alla stanza di compensazione per le transazioni in borsa con valuta yuan.

“Il commercio in yuan per ora è un business clientelare, ma contiamo sul fatto che, dopo la liberalizzazione del commercio in yuan, questa moneta diventerà uno strumento anche per le operazione finanziarie”, ha dichiarato Marich. Egli stima che già in prospettiva a medio termine il volume delle negoziazioni in yuan nella Borsa di Mosca si metterà in pari con quelle che si svolgono nella moneta unica europea, l’euro. È un obiettivo assai ambizioso, tenendo conto del fatto un po’ meno del 50 per cento dell’intero volume del commercio russo è legato ai Paesi dell’Unione Europea.

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