Dossier Iran, passi avanti nei negoziati

Saeed Jalili, a capo della delegazione iraniana, all'incontro del Sestesso ad Almaty in Kazakhstan (Foto: Reuters)

Saeed Jalili, a capo della delegazione iraniana, all'incontro del Sestesso ad Almaty in Kazakhstan (Foto: Reuters)

Qualche progresso è stato compiuto sul nucleare di Teheran: le parti in causa sono finalmente giunte al nocciolo della questione, in attesa delle presidenziali iraniane di giugno 2013

Il viceministro russo per gli Affari Esteri Sergei Ryabkov ha affermato alla stampa che “gli attuali negoziati tra il P5+1 e l’Iran hanno segnato un deciso passo in avanti”. La dichiarazione è stata rilasciata ad Almaty, in Kazakhstan, dove il 5-6 aprile 2013 una delegazione iraniana e una delegazione dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu più la Germania hanno discusso della questione nucleare iraniana.

Ricorrendo a una metafora, Ryabkov ha poi aggiunto che “per quanto riguarda le rispettive posizioni, siamo giunti al nocciolo della questione”, riferendosi al fatto che entrambe le parti in causa hanno apertamente discusso delle specifiche richieste reciproche, senza emotività né eccessiva retorica.

Il giudizio Ryabkov è condiviso da Catherine Ashton, alto rappresentante per gli Affari Esteri dell’Unione Europea, incaricata di sovrintendere ai rapporti diplomatici con l’Iran. “A quanto ho potuto constatare -, ha dichiarato la Ashton, - per la prima volta vi è stato tra noi un vero scambio, nel quale è stato possibile discutere dei dettagli, porre domande e ricevere risposte”.

A quanto pare, un simile esito è considerato accettabile anche dagli Stati Uniti, i quali, stando a un funzionario dell’amministrazione citato dal Los Angeles Times, “desideravano quanto meno coinvolgere gli iraniani in veri e propri negoziati, incentrati sul nocciolo delle nostre proposte”.

Alcune indicazioni sembrano suggerire che le differenze si stiano attenuando. “Non siamo riusciti a raggiungere un’intesa reciproca. Dovremo darci da fare”, ha affermato Ryabkov, alludendo al fatto che una volta tornate in patria, dopo l’incontro di Almaty, le delegazioni avranno diversi argomenti di cui discutere con i rispettivi governi.

A chi gli chiedeva se l’Iran si fosse rifiutato di modificare le sue attività di arricchimento dell’uranio, Ryabkov ha risposto: “Non è il caso di divulgare i dettagli dei colloqui; tuttavia, a mio avviso tale giudizio appare infondato”.

Saeed Jalili, che era a capo della delegazione iraniana, è stato un po' più specifico. “Il popolo iraniano continuerà a tutelare i propri diritti”, ha detto, aggiungendo che la sospensione delle attività di arricchimento “potrebbe diventare un elemento in grado di contribuire a creare e promuovere la fiducia”. “Naturalmente -, ha concluso, - sapere che le altre parti in causa rispettano e riconoscono il diritto [dell’Iran di dedicarsi] all’arricchimento dell’uranio e ad attività nucleari pacifiche ci aiuterebbe molto a portare avanti il dibattito su questi temi”.

Tale affermazione era un chiaro riferimento alla disponibilità dell’Iran quanto meno a discutere di una possibile sospensione dell’arricchimento dell’uranio, che per il gruppo dei P5+1 rappresenta una fonte di grande preoccupazione.

Oltre al riconoscimento della legittimità del suo programma nucleare, Teheran chiede che vengano sollevate le sanzioni imposte dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu, dagli Stati Uniti, dall’Unione Europea e da altri Paesi. Si tratta di un passo in avanti, per quanto piccolo.

Durante il precedente giro di negoziati, tenutosi a febbraio 2013, il P5+1 aveva proposto un piano che prevedeva uno “scambio” tra l’abolizione delle sanzioni e il programma nucleare iraniano. A marzo 2013 la proposta è stata soppesata dagli esperti dei due fronti e alcuni mezzi di comunicazione hanno poi riferito, citando fonti diplomatiche, che l’Iran stava vagliando una proposta avanzata dai mediatori internazionali che prevedeva la sospensione dell’arricchimento dell’uranio al 20 per cento in cambio di un alleggerimento delle sanzioni. Inoltre, Teheran stava presumibilmente valutando la possibilità di convertire il 20 per cento delle proprie scorte di uranio in ossido di uranio: un materiale che può essere impiegato esclusivamente a scopi medici.

Era stato però riferito che l’Iran non accettava alcune delle proposte degli intermediari, tra cui la sospensione di tutte le operazioni in atto presso il sito nucleare di Fordo (ad eccezione dell’arricchimento dell’uranio al 20 per cento), l’estensione delle ispezioni ai siti nucleari da parte degli esperti dell’Agenzia internazionale per l’Energia Atomica (Aiea) e l’esportazione di uranio arricchito al 20 per cento.

Se Teheran accettasse le proposte del P5+1, le sanzioni imposte al suo settore petrolchimico e alle transazioni in oro verrebbero alleggerite, mentre, stando a fonti diplomatiche, le limitazioni alle esportazioni di petrolio e al settore bancario rimarrebbero in vigore.

Tale formula riflette la strategia della Russia, che prevedeva un graduale alleggerimento delle sanzioni in cambio di concessioni da parte dell’Iran riguardo il suo programma nucleare.

Si tratta ora di valutare la realisticità di tali richieste. Vladimir Evseev, che dirige il Centro pubblico di Studi politici, è convinto che se l’obiettivo è quello di indurre l’Iran ad abbandonare completamente l’arricchimento dell’uranio al 20 per cento, il piano “è totalmente irraggiungibile”. Secondo Evseev, infatti, “possiamo solo pensare di limitare la loro attività”.

Evseev ritiene che se l’Iran accettasse di ridurre l’arricchimento dell’uranio al 20 per cento, non penserebbe nemmeno di arricchirlo in una percentuale superiore. Eseev ha inoltre ricordato che l’Iran ha spiegato il suo bisogno di energia nucleare con la necessità di produrre combustibile per i suoi sottomarini nucleari.

Molto dipende anche dall’esito delle elezioni presidenziali in Iran. I candidati si stanno già presentando, mentre Mahmoud Ahmadinejad, il presidente in carica, non potrà ripresentarsi. Le elezioni si terranno a giugno 2013, e per agosto il Paese avrà un nuovo presidente, che per definizione non avrà la fama di “irreconciliabile” che ha caratterizzato il suo predecessore.

È allora, probabilmente, che l’Iran definirà la propria posizione circa le proposte degli intermediari, e si fisseranno le nuove scadenze per i negoziati futuri.

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