Caccia agli agenti stranieri nelle Ong

Gente all'ingresso dell'associazione per i diritti umani Memorial: all'interno ispettori statali controllano documenti relativi all'attività, il 21 marzo 2013 (Foto: Ap)

Gente all'ingresso dell'associazione per i diritti umani Memorial: all'interno ispettori statali controllano documenti relativi all'attività, il 21 marzo 2013 (Foto: Ap)

Gli enti incaricati di far rispettare la nuova legge sulle organizzazioni no-profit operanti in Russia stanno conducendo controlli a tappeto nelle sedi delle associazioni

Il Ministero della Giustizia e l’ufficio del procuratore generale hanno annunciato l’intenzione di controllare le modalità di applicazione della cosiddetta Legge sugli agenti stranieri. E i rappresentanti delle organizzazioni senza scopo di lucro vivono nel timore di essere portate in tribunale.

Secondo informazioni provenenti dagli attivisti che si battono per i diritti umani, sarebbero state controllate già più di 40 organizzazioni in 16 regioni russe. Tra queste vi sono la sede russa dell’organizzazione non governativa Amnesty International e il quartiere generale di Memorial, la famosa organizzazione di  difesa dei diritti umani che studia e raccoglie i documenti sui casi di repressione del periodo sovietico e che svolge anche inchieste sulle violazioni dei diritti umani nelle zone di guerra.

Nel suo comunicato riguardante gli “agenti stranieri”, l’ufficio del procuratore generale ha fatto notare che questi controlli sono prassi del tutto normali e che il loro scopo consiste nel “verificare il rispetto della legge nelle attività delle associazioni no-profit finanziate dall’estero”. Il Ministero della Giustizia ha aggiunto che i controlli a tappeto delle associazioni no-profit sono stati effettuati per scoprire le organizzazioni che rientrano nella tipologia definita “agenti stranieri”.

In alcune regioni, fonti dell’ufficio locale della procura sostengono che i controlli sono effettuati per determinare se gli attivisti delle associazioni no-profit si adeguano alle leggi previste per la lotta all’estremismo.

Gli attivisti per i diritti umani sono propensi a collegare queste indagini da parte dell’ufficio del procuratore generale e del Ministero della Giustizia al desiderio da parte delle autorità governative di far entrare in vigore i recenti emendamenti alla Legge sulle associazioni no-profit del 21 novembre 2012 e meglio nota con il nome di “Legge sugli agenti stranieri”. Questi emendamenti impongono a tutte le associazioni no-profit che ricevono finanziamenti dall’estero e partecipano alle attività politiche di registrarsi presso il Ministero della Giustizia come “agenti stranieri”, e in quanto tali assoggettarsi a direttive molto severe e a controlli da parte delle autorità.

Neanche un’associazione no-profit attiva in Russia ha ritenuto necessario registrarsi presso il Ministero della Giustizia. Il concetto di “agenti stranieri” ha una connotazione fortemente sgradevole nella lingua russa. La terminologia utilizzata negli emendamenti con grande probabilità è stata presa in prestito dal Foreign Agents Registration Act (Fara) entrato in vigore negli Stati Uniti nel 1938. In ogni caso, quello che in America è a prima vista un termine legale neutro, in russo ha un significato aggiunto fortemente emotivo.

Il termine “agente straniero”, infatti, di solito è utilizzato per indicare le spie. Di conseguenza, molte associazioni no-profit di difesa dei diritti umani hanno considerato un’umiliazione intenzionale e calcolata la richiesta di assumere tale denominazione.

Molte associazione senza scopo di lucro – comprese Moscow Helsinki Group, Memorial, Golos, Civil Assistance e For Human Rights – si sono rifiutate di adeguarsi a quanto previsto dalla legge. Nel mese di febbraio 2013, undici di esse hanno inviato una lettera di reclamo sulla “Legge sugli agenti stranieri” alla Corte europea per i Diritti umani.

“Questa legge è assurda anche da un punto di vista legale - ha commentato Boris Kagarlitsky, direttore dell’Istituto di Studi sulla Globalizzazione e i movimenti sociali. - La legge può obbligarci a fare o non fare qualcosa. Ma non capisco come una legge possa imporci di chiamarci con un nome ben preciso e di renderlo poi noto agli organi competenti dello Stato”.

Boris Belenkin, membro del consiglio d’amministrazione di Memorial, è sicuro che l’attuale ondata di controlli sia una reazione alle parole di Vladimir Putin rivolte ai suoi colleghi in occasione del meeting del 14 febbraio 2013 all’Fsb (Servizi federali per la sicurezza della Federazione russa). Il Presidente russo aveva detto che le nuove leggi sulle associazioni no-profit “devono essere imposte categoricamente, senza riserve”.

“I criteri secondo i quali si può o non si può considerare agente straniero un’organizzazione sono molto vaghi - ha spiegato Belenkin. - Al Ministero della Giustizia, che è obbligato a tenere un nuovo registro, per molto tempo è stato difficile capire in base a quali dati formali un’organizzazione debba essere inclusa nel registro. Non escludo affatto la possibilità che questi controlli di massa in parte siano fatti adesso perché finalmente hanno fissato i criteri di riferimento. Né che li mettano a punto al termine dei controlli, a seconda di quello che riusciranno a scoprire”.

Belenkin ha aggiunto che questa ondata di controlli molto verosimilmente sarà seguita da un’ondata di azioni legali: alcune sollecitate dalle violazioni della “Legge sugli agenti stranieri”, ma altre motivate da altre infrazioni, tenuto conto del gran numero dei  controlli e dei diversi organi incaricati. “Memorial è pronta ad affrontare eventuali azioni legali. Spera solo che la corte sia obiettiva”, ha concluso.

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