Penisola coreana, possibili peggioramenti in vista

Il leader nordcoreano Kim Jong Un, al centro, cammina con le forze militare nella parte più meridionale del settore sud-occidentale del confine tra Corea del Nord e del Sud (Foto: AP)

Il leader nordcoreano Kim Jong Un, al centro, cammina con le forze militare nella parte più meridionale del settore sud-occidentale del confine tra Corea del Nord e del Sud (Foto: AP)

La condanna unanime del Consiglio di Sicurezza dell’Onu ai test missilistici e nucleari della Corea del Nord ha dimostrato come l’isolamento internazionale di Pyongyang stia aumentando

Il 7 marzo 2013, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha imposto nuove sanzioni alla Corea del Nord, tra cui l’obbligo da parte degli Stati membri delle Nazioni Unite di chiudere i propri spazi aerei a tutti gli aeromobili della Corea del Nord sospettati di trasportare materiali vietati.

Tutte le imbarcazioni nordcoreane, che si sospetta possano trasportare carichi vietati, attraverso i territori degli Stati membri dell’Onu, dovranno essere sottoposte a controllo. Qualora si rifiutino di farlo, potrà essere negato loro l’accesso ai porti.

La risoluzione obbliga, inoltre, gli Stati membri delle Nazioni Unite a bloccare tutte le transazioni finanziarie e i trasferimenti di ingenti somme di denaro diretti in Corea del Nord e proibisce la creazione di istituti finanziari co-finanziati e l’apertura di filiali bancarie nordcoreane all’estero.

Il documento vieta, infine, l’esportazione verso la Corea del Nord di gioielli, pietre preziose, yacht, e auto sportive e di lusso; una sorta di gesto di scherno contro l’élite nordcoreana che si appella continuamente alla comunità internazionale affinché fornisca al Paese maggiori aiuti umanitari.

“Con l’adozione di questa risoluzione, la Corea del Nord sarà sottoposta alle sanzioni più dure mai imposte prima dalle Nazioni Unite. La portata di queste sanzioni è davvero eccezionale”, ha affermato a riguardo Susan Rice, rappresentante permanente degli Stati Uniti alle Nazioni Unite.

Tuttavia, le nuove restrizioni non risolvono il problema nucleare della Corea del Nord. Il 12 febbraio 2013, il Paese ha effettuato un test nucleare sotterraneo. Come sostengono gli esperti, a differenza dei due precedenti tentativi, questa volta non è stato utilizzato un ordigno esplosivo, bensì una testata che potrebbe essere montata anche su un missile balistico. È da qualche tempo ormai che la Corea del Nord produce missili; lo scorso gennaio ha lanciato in orbita un satellite, e ora, a quanto pare, il Paese possiede anche la tecnologia dei missili balistici intercontinentali.

Tutto ciò costituisce un altro duro colpo per il Trattato di non proliferazione delle armi nucleari e tecnologie missilistiche, uno dei pilastri su cui si basa la politica estera degli Stati Uniti. Il regime di Pyongyang si è paragonato, anche se solo tecnicamente, agli Stati Uniti e non rinuncerà, senza resistenze, alle proprie posizioni.

Ecco perché gli appelli delle Nazioni Unite alla Corea del Nord affinché inizi a rispettare il Trattato di non proliferazione e riprenda i cosiddetti “colloqui a sei” sulla denuclearizzazione della penisola coreana, non sono che un vecchio mantra del Consiglio di Sicurezza che la Corea del Nord non può prendere sul serio.

La dichiarazione rilasciata dal Ministero degli esteri della Corea del Nord, a gennaio 2013, dopo il lancio del satellite, ha dimostrato chiaramente che il Paese non ha la minima intenzione di discutere il proprio programma nucleare nel quadro dei colloqui, che avevano registrato dei lievi successi negli ultimi 10 anni, prima di congelarsi nel 2009. Ora come ora, la denuclearizzazione della penisola coreana risulta impossibile, ha avvertito il Ministero degli esteri nordcoreano.

“Pyongyang ha dichiarato esplicitamente che la denuclearizzazione rimane fuori questione, che la Corea del Nord è una potenza nucleare e rimarrà tale finché anche il resto del mondo non verrà denuclearizzato - un obiettivo che difficilmente verrà raggiunto in tempi brevi. Questa è la realtà dalla quale dobbiamo partire”, ha detto Georgij Toloraja, direttore degli studi sulla Corea presso l’Istituto di Economia dell’Accademia delle Scienze russa.

Tuttavia, ciò non significa che la Corea del Nord non sia pronta a negoziare. Lo è, solo che vuole farlo solo con gli Stati Uniti, da cui pretende delle garanzie di sicurezza - non dimentichiamo che la Guerra di Corea non si è mai conclusa ufficialmente. Vi è solo un accordo di cessate il fuoco, firmato circa 60 anni fa.

I leader nordcoreani hanno di recente menzionato il cessate il fuoco durante un incontro con il giocatore di basket Dennis Rodman, in visita alla capitale del Paese; il regime di Pyongyang si è dichiarato disposto a intavolare dei colloqui diretti. “Dubito che voglia muovere guerra agli Stati Uniti. Credo voglia semplicemente una cosa da Obama: una telefonata”, ha affermato l’ex stella dell’NBA, dopo essersi incontrato con Kim Jong-un, il giovane leader della Corea del Nord.

La Casa Bianca ha accolto freddamente l’idea. “Gli Stati Uniti hanno già dei canali diretti di comunicazione con il governo della Corea del Nord -, ha spiegato il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney. - Vogliamo incoraggiare i leader della Corea del Nord ad ascoltare il presidente Obama e ad adempiere agli obblighi internazionali”. Per ora non vi saranno telefonate. Nel frattempo, però, Stati Uniti e Corea del Sud hanno già avviato una serie di ingenti esercitazioni militari congiunte.

La risposta nordcoreana non si è fatta attendere: Pyongyang ha subito minacciato di sferrare un attacco nucleare “preventivo”, qualora ne sorgesse la necessità. Inoltre, il Comitato per la riunificazione pacifica della Corea ha annunciato che “la Repubblica Democratica Popolare di Corea abroga tutti gli accordi sulla non aggressione con la Corea del Sud”, e che la Corea del Nord “chiuderà il canale di collegamento di Panmunjon”. L’Agenzia di stampa centrale della Corea del Nord ha precisato che “tutti gli accordi di non aggressione” sono stati annullati, compresa “la dichiarazione congiunta [dei partecipanti dei colloqui a sei sulla questione nucleare in Corea] sulla denuclearizzazione della penisola coreana, che non è diventata altro che carta straccia”. L’agenzia di stampa ha continuato affermando che “il canale di collegamento di Panmunjon, tra il Nord e il Sud, verrà chiuso”.

Potrebbe sembrare una presa di posizione dura, ma la Corea del Nord sta molto probabilmente solo preparando il terreno per un nuovo meccanismo di negoziazione – nonostante stia effettivamente usando dei metodi molto rischiosi per raggiungere questo obiettivo.

Aleksandr Voroncov, che dirige il Dipartimento per la Corea e la Mongolia dell’Istituto di Studi Orientali dell’Accademia russa delle Scienze, sottolinea la rapida escalation delle tensioni nella penisola coreana. “Sarebbe da miopi  ignorare questa preoccupante situazione -, ha detto. - Tuttavia, non dobbiamo cedere a sentimenti allarmistici e prendere sul serio tutte queste dichiarazioni. In effetti, vi è stato sì uno scambio di dichiarazioni aggressive e bellicose, ma, per ora, si tratta solo di retorica, per quanto questi attacchi siano basati, ovviamente, su alcune profonde divisioni che potrebbero aggravarsi con il passare del tempo”.

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